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Chiapas al Día, No. 381
CIEPAC
Chiapas, México
23 ottobre 2003

PER COMPRENDERE L’EZLN
(II/II)

La proposta politica che l’EZLN ha proposto per il paese, tenterà ora di portarla sul terreno del locale. L’inclusione, il dialogo, un mondo in cui stanno tutti i mondi e la tolleranza sono proiettati nel territorio dei Caracoles. Questa sarà la scommessa più difficile e complicata. Per fare questo l’EZLN deve separare la logica militare dalla logica civile. L’EZLN porta localmente anche principi e valori etici e morali. La sua proposta è un messaggio ai governi e agli eserciti dell’America Latina e dei Caraibi, dove la tentazione di nuovi golpe militari e le loro dittature insidiano deboli democrazie legittime. Bolivia, Argentina, Equador, Venezuela, tra altri, sono nel mirino degli interessi degli Stati Uniti. In questo contesto, a livello locale l’EZLN evidenzia che chi porta le armi non può governare, chi è disposto ad uccidere non può governare i destini di una nazione. Dunque, l’EZLN si ritira dalla funzione di portavoce di uno spazio ora in fase di costruzione dall’insieme delle forze locali. I Caracoles ascolteranno tutte le organizzazioni della regione. Per fare questo, l’istanza civile e politica delle Giunte di Buon Governo dovranno consolidare e rafforzare il prima possibile la loro struttura interna e rifare le loro politiche di alleanza, perché gli avvoltoi esistono ovunque, anche tra gli indigeni, pronti a distruggere l’autonomia indigena.

La struttura militare

L’Esercito Zapatista modifica anche la sua strategia come esercito stesso:

1) Dal 9 agosto 2003 “si rimuovono tutti i posti di blocco zapatisti e si eliminano tutti i pedaggi in particolare su sentieri e strade nei territori ribelli. Si controlleranno solo i veicoli che possono star trafficando legname, droga o armi, cose proibite nei villaggi ribelli. Su richiesta delle donne sarà anche proibita “l’introduzione di alcolici”.

2) “A partire da questo momento i blocchi e i posti di controllo saranno installati in caso di allarme rosso. Continua ad essere compito nostro e nostro dovere proteggere le comunità dalle aggressioni del malgoverno, dei paramilitari e di tutti quelli che vogliono fare loro del male. Siamo nati per questo, per questo viviamo e per questo siamo disposti a morire”.

3) “L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale non può essere la voce di chi comanda, cioè del governo, anche se chi comanda, comanda obbedendo o sia un buon governo. L’EZLN parla per quelli che stanno in basso, per i governati, per i popoli zapatisti che sono il suo cuore ed il suo sangue, il suo pensiero e il suo cammino. Noi saremo pronti a difenderli, per questo siamo l’Esercito, il Votán-Zapata, il guardiano ed il cuore del popolo”.

4) Il Subcomandante Marcos definisce la sua nuova posizione: “Così da questo momento non sarò più portavoce dei municipi autonomi ribelli zapatisti. Questi hanno già chi può parlare, e bene, per loro.

Nel mio ruolo di comandante militare delle truppe zapatiste, vi comunico che a partire da questo momento i Consigli Autonomi non potranno ricorrere alle forze miliziane per il lavoro di governo. Dovranno pertanto sforzarsi di fare come dovrebbero fare tutti i buoni governi, cioè ricorrere alla ragione e non alla forza per governare.

Gli eserciti si devono usare per difendere e non per governare. Il lavoro di un esercito non è quello del poliziotto o di agente del Pubblico Ministero.

Il PLAN LA REALIDAD-TIJUANA

L’appello dell’EZLN si concentra sulla difesa in maniera “congiunta e coordinata” della sovranità nazionale e sull’opposizione in modo “frontale e radicale alle imminenti privatizzazioni dell’energia elettrica, del petrolio e di altre risorse naturali”. In contrapposizione al PPP l’EZLN ha lanciato il Plan La Realidad-Tijuana che simbolizza tutti i messicani e le messicane, unendo i popoli dagli estremi della Repubblica Messicana, da sud a nord. Su questo piano si definiscono accordi dal livello locale proposti dagli zapatisti, che devono essere sottoscritti e, in questo caso, diffusi da organizzazioni che siano “indipendenti”. Tra questi: 1) il rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza delle organizzazioni sociali; 2) la promozione delle forme di autogoverno e autogestione in tutto il territorio nazionale; 3) il sostegno alla ribellione ed alla resistenza civile e pacifica di fronte alle disposizioni del malgoverno e dei partiti politici; 4) la formazione di “una rete di commercio di base” tra comunità e la promozione del “consumo di base locale e col commercio nazionale”; 5) “formare una rete di informazione e cultura” su scala locale, regionale e nazionale per esigere dai mezzi di comunicazione un’informazione vera e obiettiva; 6) organizzare la difesa e la promozione della cultura locale e delle scienze e delle arti universali.

L’EZLN ha posto sette domande di base: 1) la difesa della proprietà ejidale e comunale della terra; 2) la protezione e la difesa delle risorse naturali; 3) un lavoro degno ed un salario giusto per tutti; 4) una casa degna; 5) sanità pubblica gratuita; 6) cibo per tutti; 7) abbigliamento per tutti; 8) istruzione laica e gratuita a bambini e giovani; 9) rispetto per la dignità della donna, del bambino e dell’anziano.

LE REAZIONI

I diversi settori della società non hanno tardato a reagire al nuovo cammino scelto dall’EZLN. Non si è fatto attendere il rifiuto da parte di alcuni partiti politici. Soprattutto da parte dei legislatori del PAN i più bellicosi che hanno definito l’iniziativa degli zapatisti illegale e anticostituzionale per cui chiedono la proibizione dei Municipi Autonomi e delle loro Giunte di Buon Governo. Nel frattempo, il vescovo della Diocesi di San Cristóbal de las Casas rivolge un appello al governo affinché approvi gli Accordi di San Andrés e si eviti la violenza.

Il settore imprenditoriale nazionale e transnazionale più forte ha visto gli indigeni zapatisti come una minaccia agli investimenti per cui la loro nuova strategia deve essere schiacciata. Nel frattempo, molte organizzazioni civili, gruppi di solidarietà nazionali e internazionali salutano con favore l’iniziativa e restano in attesa di conoscere il funzionamento dei nuovi meccanismi attraverso i quali fluiranno i rapporti. Da parte sua, il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) ha annunciano di unirsi all’iniziativa dell’EZLN di promuovere l’autonomia indigena in tutto il paese e di applicare nella pratica i diritti dei popoli indios. Eppure, alcune organizzazioni contadine e indigene in Chiapas guardano con diffidenza a questa nuova strategia zapatista perché implicherebbe una perdita di protagonismo nello scenario politico locale, nonostante l’EZLN abbia manifestato il rispetto per tutte le organizzazioni.

Il governo federale.

Il Segretario di Governo, Santiago Creel Miranda, ha dichiarato che le azioni dell’EZLN saranno rispettate dal governo federale finché sarà rispettata la libertà di espressione e di associazione nell’ambito della Costituzione e delle leggi della Repubblica. Ha aggiunto che “finché ci sarà questo contatto (tra il governo e l’EZLN) e la disponibilità delle parti, con l’intermediazione della Cocopa, la situazione deve mantenersi tale e quale è fino a questo momento, e ovviamente la Legge di Amnistia che definisce anche i termini e le condizioni per affrontare la problematica in Chiapas, indipendentemente dal resto della legislazione”. Ha rilevato anche che il governo federale non userà le forze armate se non verrà alterato lo stato di diritto: “quando mi riferisco al rispetto dello stato di diritto è al fatto di rendere vigenti le due normative specifiche per la zona di conflitto e la Costituzione, la quale stabilisce garanzie di libertà di espressione, di associazione e di manifestazione”. Il segretario ha aggiunto che “staremo semplicemente attenti alle risoluzioni che prenderanno, alle decisioni che adotteranno e che valuteremo in base alle decisioni prese”.

Il governo di Vicente Fox ha accolto con favore che l’EZLN promuovesse tra le comunità simpatizzanti “una nuova forma di organizzazione politica smilitarizzando la propria struttura”. Inoltre ha rivolto un “rispettoso” appello all’EZLN per la ripresa del dialogo che permetta di progredire nella costruzione della pace giusta e degna che chiedono e meritano gli indigeni del Chiapas, ed ha aggiunto che “valuterà i segnali lanciati dall’Esercito Zapatista considerando che possono essere la base per cercare strumenti per ristabilire il processo di negoziazione”, perché il dialogo non può essere considerato né una sconfitta né una claudicazione, ma la strada verso la comprensione. Il governo federale ha manifestato che la sua volontà di pace resta “inalterabile”. Eppure, sebbene l’appello del governo federale sia sincero, dopo nove anni gli zapatisti ormai non ci credono ed hanno chiuso definitivamente qualsiasi dialogo con ogni istanza governativa.

Da parte sua, il Coordinamento per il Dialogo e il Negoziato in Chiapas ritiene necessaria la negoziazione per superare le “inammissibili condizioni di emarginazione e povertà” che prevalgono tra le popolazioni indigene. Secondo il coordinamento non è possibile parlare di pace né di democrazia senza la partecipazione di tutti ed ha manifestato la sua soddisfazione per l’appello zapatista al rispetto tra indigeni e diversi settori della società, indipendentemente dall’appartenenza a organizzazioni, partiti o religione, cosa che permetterebbe di stabilire schemi di mutua comprensione attraverso il dialogo.

LEGALITÁ O LEGITTIMITÁ.

Per non vedersi costretto al confronto con l’EZLN di fronte all’opinione pubblica ed evitare l’uso delle forze armate, il governo federale ha mostrato un atteggiamento conciliatoria e tollerante riconoscendo che le Giunte di Buon Governo potrebbero essere compatibili con la Costituzione. Il governo federale ha minimizzato la proposta zapatista spostandone la soluzione in ambito statale, nel senso che sarà a questo livello di governo che si verificherà la compatibilità e la legalità con le leggi dello stato del Chiapas.

Per alcuni intellettuali, scrittori, centri per i diritti umani e organizzazioni civili, le Giunte di Buon Governo dell’EZLN non si contrappongono alla Costituzione ma danno invece attuazione ai trattati internazionali firmati dal governo messicano nel senso di consolidare i governi autonomi. Per la Rete dei Difensori Comunitari per i Diritti Umani, i Centri per i Diritti Umani “Miguel Agustín Pro” e “Fray Bartolomé de Las Casas”, e l’Accademia Messicana per i Diritti Umani, le nuove forme di governo zapatiste si basano sul Trattato 169 della OIT e sul Trattato di Vienna che stabilisce che nessuno Stato può addurre ragioni interne per adempiere ai diritti stabiliti dal Trattato 169 della OIT [1].

Anche se le Giunte di Buon Governo non creano un ulteriore livello di governo stipulato dalla Costituzione, il governo federale potrebbe addurre la loro incostituzionalità per il fatto di “creare municipi paralleli” ai “municipi costituzionalmente definiti”. Eppure, il problema non è di legalità o illegalità. Gli zapatisti non lottano per il potere, ma per la dignità. In fondo il problema è per la legittimità dei diritti umani e in particolare dei diritti dei popoli indigeni, li abbia o no riconosciuti il potere economico, il potere politico e i partiti nelle attuali leggi della Costituzione e in quelle statali.

La Costituzione Messicana recita: “La sovranità nazionale risiede essenzialmente e originariamente nel popolo. Tutto il potere pubblico deriva dal popolo e si istituisce a beneficio di questo. Il popolo possiede sempre il diritto inalienabile di alterare o modificare la forma del suo governo” (articolo 39 della Costituzione). Se d’altro canto la volontà del popolo messicano è quella di costituirsi in “Stati liberi e sovrani” (articolo 40 della Costituzione) e questi in “Municipi Liberi” senza alcuna autorità intermedia con il Governo dello Stato (articolo 115 della Costituzione), i Municipi Autonomi non potranno violare la Costituzione. Pertanto, l’interpretazione sulla legalità che si vorrebbe dare alla proposta zapatista, è inficiata da interessi politici ed economici

Con questi cambiamenti la nuova proposta politica, economica, sociale, culturale e militare dell’EZLN viene istituzionalizzata. Il filo che legherà la vita dei Municipi Autonomi sarà la “Radio Insurgente. Voz del EZLN” in onda corta banda 49 metri, sui 5.8 megahertz, in il Subcomandante Insurgente Marcos avrà voce. E qui di nuovo il diritto all’informazione per le vie di fatto. Questa radio, secondo le leggi nazionali che assegnano il monopolio ad un certo numero di società, è illegale da un certo punto di vista. Eppure, gli Accordi di San Andrés riconoscono il diritto dei popoli indigeni a possedere propri mezzi di comunicazione e informazione. Anche le radio dell’Istituto Nazionale Indigenista (INI) passerebbero ai popoli indigeni.

GLI SCENARI.

Con i Caracoles l’EZLN cercherà di equilibrare lo sviluppo ed i benefici delle comunità indigene, applicare la giustizia, vigilare sull’applicazione degli accordi ed offrire un canale di relazioni chiaro con altri attori politici. Con questa nuova struttura l’EZLN dà solidità al suo consolidamento interno e ai canali di comunicazione definiti con la società civile nazionale e internazionale: “Dunque, ora le "società civili" sanno con chi devono mettersi d'accordo per progetti, accampamenti di pace, visite, donazioni, eccetera. I difensori dei diritti umani sanno a chi devono inoltrare le denunce che ricevono e da chi devono aspettarsi una risposta. L'Esercito e la polizia sanno chi attaccare ( tenendo solo in conto che lì ci siamo anche noi, l'EZLN). I mezzi di comunicazione che dicono quello che sono pagati per dire, sanno chi calunniare e/o ignorare. I mezzi di comunicazione onesti sanno dove devono andare per chiedere interviste o per fare un reportage nelle comunità. Il governo federale ed il suo "commissario" sanno che cosa devono fare. Ed il Potere del Denaro sa chi altro deve temere.”

L’EZLN in quanto tale non scompare perché le forze armate zapatiste vigileranno sul buon funzionamento interno della nuova struttura ed inoltre la difenderanno dai nemici esterni. Le funzioni dell’Esercito zapatista non saranno di polizia né di pubblico ministero nei municipi autonomi. Questa era stata proprio una proposta del governo federale, che gli zapatisti si integrassero come polizie municipali o soldati dell’esercito messicano.

Davanti a tutto questo possiamo giungere a qualche conclusione o tendenza:

Uno. L’EZLN metterà il dito nella piaga degli investimenti privati transnazionali non solo nell’ambito del PPP, ma anche dei Trattati di Libero Commercio del Messico con il Centroamerica, dell’ALCA e degli accordi dell’OMC. Per l’EZLN, il PPP quale “progetto separatista del sudest messicano” non passerà sui territori ribelli zapatisti, “gli zapatisti posseggono i mezzi e l’organizzazione necessaria e sufficiente per impedire la realizzazione del piano”. Il PPP è già estinto per gli zapatisti almeno per tre ragioni: a) “è già stato minato e solo il tentativo della sua messa in pratica non farò altro che acuire le rivolte sociali”; b) “il piano pretende che noi accettiamo che nel nord e nel centro del paese le cose siano già state decise e che nessuno vi si opponga. Questo è falso. Le strade della resistenza e della ribellione attraverdano tutto il territorio nazionale ed affiorano anche lì dove la modernità pare aver totalmente trionfato”; c) “nelle montagne del sudest messicano non si permetterà, per nessun motivo, la sua implementazione”.

Pertanto, ridefinita la strategia dell’EZLN, sono in pericolo gli investimento già esistenti nelle regioni zapatiste come le grandi piantagioni di monocolture per l’esportazione delle imprese transnazionali come la palma africana, la gomma o l’eucalipto, per fare alcuni esempi. Tra alcuni degli interessi possiamo rilevare il caso della International Paper, Kimberly Clarck, o Monsanto con il suo mais e soia transgenici. La Coca Cola ha interssi legati all’acqua; la Pulsa alla terra; Syngenta, Pionner o Dupont nel controllo dei semi e della chimica in agricoltura; Nestlé per il controllo del caffè e del latte. Ed altre imprese che pretendono di appropriarsi dei giacimenti di gas, petrolio ed altri minerali per la loro estrazioni, o quelle che aspettano la privatizzazione dell’energia elettrica, dell’acqua e della formazione di dighe nelle terre indigene mentre in altre zone della regione del PPP stanno già investendo come nel caso delle multinazionali spagnole Unión Fenosa, Iberdrola, Endesa, o della tedesca Siemens, la parastatale francese EDF, tra altre.

Due. Di fronte alla minaccia dell’EZLN nei confronti del capitale transnazionale, il governo federale non cesserà il suo tentativo di minare il rafforzamento dell’autonomia indigena come ha fatto fino ad ora, nonostante il suo argomento conciliante, tollerante e comprensivo, allo scopo di tranquillizzare gli investitori stranieri, in particolare la banca commerciale e multilaterale nel caso della Banca Interamericana di Sviluppo (BID) e la Banca Mondiale che cominciano a concentrare la loro strategia nella privatizzazione delle risosrse strategiche del Chiapas. [2]

Tra gli strumenti che si prevedono utilizzerà il governo federale e statale, ci saranno i gruppi paramilitari che sono presenti nelle regioni indigene. Questi non sono stati smantellati e neppure sono cessate le azioni di vessazione da parte dell’esercito messicano contro i Municipi Autonomi. [3]  Pertanto la violenza non cesserà e tanto meno quando gli zapatisti, che fino ad oggi non hanno risposto alle aggressioni, manifestano il proposito di reagire da adesso in poi. La Comandancia General dell’EZLN ha inviato un messaggio ai gruppi paramilitari nel senso che non resteranno impuniti per le loro azioni e prevedono che “In particolare nella zona de los Altos del Chiapas, nei municipi di Chenalhó, Pantelhó e Cancuc, i paramilitari sono in attività febbrile e si parla di piani di aggressione imminente. I paramilitari hanno indicato come obiettivi prioritari dei loro futuri attacchi gli accampamenti profughi di San Pedro Polhó, chiamato "Campamento Ocho" e Acteal, e da alcune notti si riuniscono per ubriacarsi e sparare colpi in aria per darsi coraggio. Le guarnigioni dell’esercito e della polizia statale situate in quella zona si sono rinchiuse, sicuramente per poi dire che “non abbiamo sentito niente”. Dunque, “il clima” adesso è molto simile a quello dei giorni precedenti a strage di Acteal, Chenalhó, Chiapas, in cui 45 uomini, donne e bambini furono assassinati crudelmente dai paramilitari”.

Tre. Politicamente il sistema dei partiti e la strada politico-elettorale si vedranno fortemente minacciati. I partiti politici vedranno sminuiti i processi elettorali nelle regioni zapatiste. Se le Giunte di Buon Governo riusciranno a funzionare e a rispondere alle necessità delle comunità indigene non solo zapatiste, diventeranno un punto di convergenza in cui le comunità troveranno le soluzioni ai loro problemi giuridici, ai conflitti comunitari, ai problemi di salute e educazione, tra gli altri. Non dimentichiamo che l’EZLN ha annunciato la completa rottura di dialogo e incontro con i partiti politici.

Di fronte a questo panorama si prevede un maggiore sforzo da parte del governo federale e statale per sgretolare i municipi autonomi ed i Caracoles attraverso l’introduzione di risorse economiche come parte della guerra di bassa intensità. Milioni di pesos arriveranno dalla BM e dalla BID per presunti progetti di sviluppo, salute e educazione per lo stato. I programmi sostenuti da forti risorse finanziarie della banca multilaterale ed altri programmi governativi introdotti per cancellare la povertà come il programma ”Oportunidades”, Procampo, Alianza para el Campo, Capitalización del Campo o il Programa de Certificación de Derechos Ejidales (Procede) che ha l’obiettivo di privatizzare le terre indigene e contadine, continueranno ad essere gli strumenti per acuire le divisioni all’interno delle comunità indigene. Ci sono tre elementi (religioso, politico ed economico) identificati come le maggiori cause di divisioni nelle comunità: la proliferazione delle sette religiose, i partiti politici in particolare in periodo elettorale, ed i progetti e programmi governativi che distribuiscono risorse economiche o beni materiali.

A differenza di alcune esperienze delle guerriglie centroamericane, gli zapatisti non pretendono di creare “zone liberate” ma zone inserite nelle realtà locali per assistere e dialogare orizzontalmente e democraticamente con gli attori locali senza l’uso dell’esercito solo per difendere questo processo da tutto ciò che lo minaccia. Si potrebbero anche chiamare “zone politicamente liberate dal malgoverno”. Dunque, svincolano la logica militare dalla logica civile. Non è separatismo o balcanizzazione come ha tentato di fare credere il governo federale per giustificare l’uso della forza militare o la mancata applicazione degli accordi firmati. La balcanizzazione del paese viene da un’altra parte. La Banca Mondiale pretende il decentramento delle strutture e delle istituzioni federali adducendo la debolezza statale e municipale ma volto solo alla distruzione e privatizzazione del ruolo dello stato. Dunque, governo e popoli indigeni prendono strade diverse che sono destinate ad incontrarsi in un futuro non molto lontano. Nella misura in cui le funzioni dello stato passeranno in mani private, il confronto passerà dall’essere tra popoli indigeni-stato a popoli idigeni-corporazioni multinazionali.

Gustavo Castro Soto

 MUNICIPI AUTONOMI ZAPATISTI (2003)

http://www.ciepac.org/maps/indexpolitico.htm

EVOLUZIONE DEI MUNICIPI AUTONOMI ZAPATISTI
(Nome e ubicazione)

Comunicato EZLN:

Dicembre 1994

Comunicato EZLN:

Luglio 2003

1.- Libertad de los Pueblos Mayas; Capoluogo: Santa Rosa El Copán; ad Ocosingo

1.- Libertad de los Pueblos Mayas

Caracol de La Realidad. Comprende da Marqués de Comillas, la región de Montes Azules, e tutti i municipi alla frntiera con il Guatemala fino Tapachula.

2.- San Pedro Michoacán; Capoluogo: a La Realidad; a Las Margaritas.

2.- San Pedro Michoacán

3.- Tierra y Libertad; Capoluogo: Ejido Ampara Agua Tinta; a Las Margaritas, Independencia e Trinitaria

3.- Tierra y Libertad

4.- General Emiliano Zapata

4.- 17 de Noviembre; Capoluogo: Ejido Morelia; ed Altamirano e Chanal

5.- 17 de Noviembre

Caracol de Morelia. Comprende parte dei territori in cui si trovano i municipi governativi di Ocosingo, Altamirano, Chanal, Oxchuc, Huixtán, Chilón, Teopisca, Amatenango del Valle.

5.- Miguel Hidalgo y Costilla; Capoluogo: Ejido Justo Sierra; a Las Margaritas e Comitán

6.- Miguel Hidalgo y Costilla

6.- Ernesto Che Guevara; Capoluogo: Moisés Gandhi; ad Ocosingo

7.- Ernesto Che Guevara

7.- 1º. De Enero; Capoluogo: en Sibajcá, ad Ocosingo

8.- 1º. De Enero

8.- Lucio Cabañas; Tushakiljá ad Oxchuc e Huixtán

9.- Lucio Cabañas

9.- Vicente Guerrero; a Palenque

10.- Vicente Guerrero

11.- Olga Isabel

10.- Francisco Gómez; Capoluogo: Ejido La Garrucha; ad Ocosingo

12.- Francisco Gómez

Caracol de La Garrucha. Comprende parte dei territori in cui si trovano il municipio governativo di Ocosingo.

11.- San Manuel; Capoluogo: Ranchería San Antonio; ad Ocosingo

13.- San Manuel

12.- Flores Magón; Capoluogo: Ejido Taniperlas; ad Ocosingo

14.- Flores Magón

13.- Francisco Villa, nel territorio denominato Salto de Agua

15.- Francisco Villa

(9.- Vicente Guerrero)

(10.- Vicente Guerrero)

Caracol de Roberto Barrios. Comprende parte dei territori in cui si trovano i municipi governativi del nord del Chiapas, da Palenque a Amatán.

14.- Trabajo, territorio di Palenque e Chilón

16.- Trabajo

17.- La Montaña

18.- San José en Rebeldía

15.- La Paz; nei territori chiamati Tumbalá e Chilón

19.- La Paz

16.- Benito Juárez, nei territori di Tila, Yajalón e Tumbalá

20.- Benito Juárez

(15.- Francisco Villa)

17.- San Andrés Sacamch’en de los Pobres; Capoluogo municipale; nel territorio di San Andrés Larráinzar.

21.- San Andrés Sacamch’en de los Pobres

Caracol de Oventic. Comprende parte dei territori in cui si trovano i municipi governativi de los Altos de Chiapas e si esende fino a Chiapa de Corzo, Tuxtla Gutiérrez, Berriozábal, Ocozocuautla e Cintalapa.

18.- San Juan de La Libertad; Capoluogo municipale; nel territorio di El Bosque

22.- San Juan de la Libertad

19.- San Pedro Chenalhó; Capoluogo a Polhó; nel territorio con lo stesso nome

23.- San Pedro Polhó

20.- Santa Catarina; nei territori di Pantelhó e Sitalá

24.- Santa Catarina

21.- Magdalena de la Paz; Capoluogo: Magdalena, nel territorio di Chenalhó

25.- Magdalena de la Paz

26.- 16 de Febrero

22.- San Juan K’ankujk’; nel territorio di San Juan Cancuc

27.- San Juan Apóstol Cancuc

23.- Maya; Capoluogo: Ejido Amador Hernández; ad Ocosingo

24.- San Salvador; Capoluogo: Ejido Zapata; ad Ocosingo.

25.- Huitiupán, nel territorio con lo stesso nome

26.- Simojovel, enel territorio con lo stesso nome

27.- Sabanilla, nel territorio con lo stesso nome

28.- Independencia, nei territori di Tila e Salto de Agua.

29.- José María Morelos e Pavón; Capoluogo: Quetzalcóatl nel territorio di Marqués de Comillas, Ocosingo.

30.- Bochil; Capoluogo municipale; nel territorio con lo stesso nome

31.- Zinacantán; Capoluogo municipale; nel territorio con lo stesso nome

[1] Per un quadro comparativo tra l’iniziativa di Legge della Cocopa ed il Trattato 169 della OIT si può consultare il documento del Centro de Derechos Humanos Miguel Agustín Pro Juárez en: http://www.ciepac.org/procesodepaz/169dictamencocopa.htm

[2] In Chiapas si è dato inizio alla privatizzazione delle reti idriche delle principali città dello stato (vedere Bollettini “Chiapas al Día” No. 357 e 358 in www.ciepac.org). Nell’ottobre del 2002, in un documento classificato come “confidenziale”, la Banca Mondiale presenta al governo del Chiapas la suaproposta di Aggiustamento Strutturale. Si può consultare al sito http://www.ciepac.org/analysis/index.html

[3] Per uno sguardo sugli ultimi tre anni, 2000-2003, si vedano i bollettini “Chiapas al Día” No. 359, 360 e 365.

Gustavo Castro Soto
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