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Negli ultimi mesi ci sono stati diversi incontri di lotta e resistenza sociale, dai quali sono emersi diagnosi, posizioni politiche e piani d'azione in diversi settori. Riproduciamo qui due dichiarazioni da due incontri a maggioranza indigena, per la loro importanza, perché non vengano dimenticati e perché servano da orientamento per il 2004. La prima è una presa di posizione generale di popoli indigeni, la seconda il risultato di un incontro tra indigeni di Chiapas e del Ixtlàn (Guatemala) sulle conseguenze dei trattati di libero commercio. Nel contesto dell'anniversario del EZLN del 20 ottobre, del vertice straordinario di Monterrey, del III incontro emisferico contro l'ALCA, del Social Forum Mondiale, del foro economico di Davos e dei processi sul libero commercio che si stanno svolgendo nel corrente mese (gennaio 2004), ci sembra opportuno riprodurre queste riflessioni dei popoli indigeni. DICHIARAZIONE INTERNAZONALE DI CANCUN DEI POPOLI INDIGENI 5° Conferenza ministeriale del Wto (organizzazione mondiale del commercio), Cancùn, Quintana Roo, Messico, 12 settembe 2003 Noi, rappresentanti internazionali dei Popoli Indigeni riuniti qui per la V Conferenza Ministeriale a Cancùn, Messico, dal 10 al 14 settembre 2003, esprimiamo il nostro ringraziamento ai popoli indigeni del Messico e in particolare a quelli Maya di Quintana Roo che ci hanno accolto. Condividiamo le preoccupazioni dei nostri fratelli indigeni del Messico, manifestate nella Dichiarazione di Cancùn del CNI (congresso nazionale indigeno). Aggiungiamo alle sue conclusioni e raccomandazioni la nostra voce. Desideriamo anche esprimere un riconoscimento speciale e onorare il nostro fratello coreano, il signor Lee-Kyung-Hae per il sacrificio di sé, consumato qui a Cancùn. La sua immolazione è stata un atto di dignità e un'espressione culturale che riflette profondamente la realtà quotidiana dei contadini e degli indigeni in tutto il mondo, i risultati della globalizzazione e del libero mercato. Siamo venuti a Cancùn per dirigere l'attenzione sui punti critici e sugli impatti negativi del Wto sulle nostre famiglie, comunità, nazioni. Con la creazione del Wto e la continua imposizione di politiche di adeguamento strutturale da parte della Banca Mondiale e dal Fmi (fondo monetario internazionale), la situazione dei popoli indigeni peggiora continuamente. Le imprese acquisiscono diritti e privilegi a scapito dei nostri diritti. Il nostro diritto all'autodeterminazione cioè di decidere liberamente l'organizzazione politica della nostra società e di costruire liberamente il nostro sviluppo economico, sociale e culturale, e anche i diritti sul nostro territorio e le sue risorse, sulle nostre conoscenze, culture e identità indigene vengono grossolanamente violati. Ecco alcuni esempi dell'impatto negativo degli accordi del Wto su di noi: a Il dumping del mais, venduto a prezzi artificialmente bassi perché pesantemente sovvenzionato dagli USA, ha provocato la perdita dei mezzi di sussistenza per centinaia di migliaia di contadini indigeni messicani. Il dumping di altri prodotti agricoli nella regione montuosa delle Filippine ha provocato ugualmente la perdita dei mezzi di sopravvivenza per decine di migliaia di produttori locali. La contaminazione del mais indigeno tradizionale messicano con quello manipolato geneticamente costituisce un grave problema per gli indigeni. Ciò si deve alla liberalizzazione del mercato agricolo e allo smantellamento della legislazione protezionista del mercato nazionale e dei raccolti locali imposti dall'Aoa (accordi sull'agricoltura) del Wto. Le politiche di riassetto strutturale imposte dalla BM e dal Fmi sono la base della liberalizzazione, privatizzazione e deregulation. Anche i forti sussidi alle esportazioni e le sovvenzioni interne concesse alle grandi imprese agro-commerciali e ai grandi produttori agricoli negli USA e nella UE hanno contribuito a rendere possibile tutto ciò. b Il calo del prezzo del caffè come materia prima ha provocato l'impoverimento dei popoli indigeni e tribali produttori di caffè nelle zone alte del Guatemala, in Messico, in Colombia, in Vietnam etc. c Sono sempre più frequenti i conflitti tra le transnazionali minerarie, soprattutto dedite all'estrazione di gas e di petrolio, e i popoli indigeni, come per esempio nelle Filippine, in Indonesia, in Papua Nuova Guinea, in India, in Ecuador, in Guyana, in Venezuela, in Colombi, in Nigeria, in Chad-Camerun, in USA, in Russia. Allo stesso tempo è in aumento la militarizzazione e la devastazione ambientale in quelle comunità, ad opera delle imprese di estrazione. L'ingresso di queste imprese è facilitato dalla liberalizzazione delle leggi sugli investimenti proposte nella bozza del Trims (accordo sulle misure per gli investimenti commerciali) e le condizioni della BM e del Fmi, ma anche dagli accordi regionali come il Nafta e gli accordi bilaterali sugli investimenti. d I territori dei popoli indigeni vengono militarizzati e aumentano i casi di assassinio, arresto e detenzione arbitraria sia di attivisti e leader indigeni, sia di persone che li appoggiano, nella misura in cui viene criminalizzata la resistenza dei popoli indigeni, anche questa non casualmente in aumento. e Cresce anche l'infrastruttura in funzione dello sviluppo, in particolare le grandi centrali idroelettriche, gli oleodotti, i gasdotti e le strade che attraversano i territori dei popoli indigeni per collegare le miniere alle zone di lavorazione per l'esportazione. La costruzione delle infrastrutture per il Piano Puebla-Panama, per esempio, distrugge luoghi sacri e cerimoniali dei popoli indigeni nei sei stati del Messico meridionale e in Guatemala. f Le piante medicinali e le sementi da cui si alimentavano i popoli originari del continente americano, come la kinoa, l'ayahuasca, il fagiolo giallo messicano, la maca e tante altre vengono brevettate e sottratte ai loro legittimi proprietari. L'accordo Trims facilita questa biopirateria. g I prodotti farmaceutici aumentano di prezzo e i medicinali economiche contro la tubercolosi, la malaria, l'Aids (malattie comuni fra gli indigeni) diventano inaccessibili, mentre diminuiscono i servizi sanitari nelle comunità. h La privatizzazione di beni primari come l'acqua e l'energia elettrica ha provocato in alcuni paesi scioperi generali e proteste di massa, che in Bolivia sono state guidate dagli indigeni. Il Gats (accordo generale sui servizi, e che si vuole estendere anche ai beni ambientali, alle finanze, al turismo) crea le premesse per la privatizzazione. i Si svuotano di senso gli accordi internazionali e le costituzioni nazionali che contengono leggi e norme per proteggere i nostri diritti. Tutto ciò è allarmante. Questa situazione globale ha minato le economie autosufficienti dei popoli indigeni, rendendo per loro incerta l'alimentazione, aumentandone la povertà e causando la perdita delle loro terre, della loro cultura e della loro identità. Noi, rappresentanti dei popoli indigeni presenti a Cancùn durante la 5° Conferenza Ministeriale del Wto chiediamo ai governi: 1 Riconoscimento e protezione del nostro territorio e dei nostri diritti sulle sue risorse e del nostro diritto all'autodeterminazione. I diritti umani devono essere la base delle politiche e dei programmi di commercio, investimenti, sviluppo e lotta alla miseria. Devono essere trasformate le norme per la liberalizzazione degli investimenti, come il Trims, e respinte le imposizioni della BM e del Fmi che esigono quelle norme, e così anche gli accordi bilaterali e regionali che proteggono le imprese a scapito dei popoli indigeni. Molte di queste norme facilitano la deportazione di popoli indigeni e l'appropriazione delle nostre terre e delle nostre risorse, nonché delle nostre conoscenze. I popoli che sono stati allontanati dalle loro terre per via della militarizzazione, della costruzione di infrastrutture per l'industria estrattiva o per qualsiasi altro motivo legato allo stesso schema di sviluppo, devono essere riportati ai luoghi d'origine o adeguatamente compensati. Le norme internazionali dei diritti umani e del rispetto ambientale devono essere sostenute dai governi e devono essere alla base di qualsiasi accordo commerciale. Il consenso libero e informato dei popoli indigeni deve essere la premessa di qualsiasi progetto da attuarsi nelle loro comunità. Gli articolo 8 j e 10 c della Convenzione sulla biodiversità che protegge le conoscenze tradizionali e i sistemi e le pratiche dell'uso della terra, devono essere la base degli accordi del Wto. I governi devono adottare immediatamente il testo della Dichiarazione dei diritti dei Popoli Indigeni dell'ONU. 2 Non brevettare forme di vita e diritti sulla proprietà intellettuale delle risorse biologiche e delle conoscenze indigene. Garantire che noi, popoli indigeni, conserviamo i nostri diritti al controllo delle nostre sementi, delle piante medicinali e dei nostri saperi indigeni. Facciamo un appello affinché nellaccordo Trips venga proibito esplicitamente brevettare forme di vita. Esigiamo anche che vengano annullati i diritti di brevetto, le applicazioni dei brevetti e le pretese da parte di imprese, persone o governi sulle piante medicinali, sementi e saperi, come anche sul patrimonio genetico umano dei popoli indigeni. La pirateria biologica deve essere fermata e laccesso alle risorse dei popoli indigeni deve passare attraverso il consenso libero e informato degli stessi. Il tema della protezione dei saperi dei popoli originari non deve essere trattato nellaccordo Trips del Wto, perché questa è fondamentalmente in contraddizione con i valori etici e i sistemi concettuali dei saperi indigeni. Questi possono essere protetti in modo più efficace dalle Nazioni Unite e pertanto esigiamo che il Foro Permanente sui Problemi Indigeni dellONU indica una sessione tecnica per stabilire le modalità in cui lONU possa presentare il tema dei saperi indigeni. 3 Garantire il diritto basico alla salute dei Popoli Indigeni. Il diritto delle nazioni a proteggere la salute pubblica e a rendere accessibili i medicinali deve essere prioritario rispetto alla protezione della proprietà intellettuale delle imprese. La protezione mediante brevetti pretesa dalle imprese farmaceutiche e di bio-tecnologia deve essere limitata, al fine di proteggere la salute e la sicurezza pubbliche e di assicurare la produzione e laccessibilità di medicinali basici a buon prezzo. La salute è un diritto umano fondamentale, di cui devono godere anche i popoli indigeni. I governi devono riservarsi la facoltà di applicare le misure flessibili esposte nellaccordo Trips di Doha e nella Dichiarazione sulla salute pubblica. Il Trips deve essere emendato con la semplificazione e la chiarificazione dei procedimenti di brevetto obbligatorio e di importazione parallela ed eliminare gli ostacoli superflui allimportazione e lesportazione, in modo da far arrivare ai poveri medicinali a prezzi accessibili. 4 Non devono essere incorporati nuovi temi in questa 5° Conferenza Ministeriale. Appoggiamo la mozione di alcuni paesi in via di sviluppo per impedire un nuovo giro di discussioni nel Wto con linclusione di temi come: investimenti, concorrenza, trasparenza negli acquisti pubblici e facilitazione del commercio. Il Wto non deve proseguire le negoziazioni sugli investimenti, deve piuttosto cambiare le norme esistenti, che attribuiscono troppi diritti alle imprese, lasciando loro una libertà dazione quasi illimitata. Devono essere eliminate tutte le norme che impediscono ai governi uno sviluppo basato sui diritti umani e una legislazione ambientale sostenibile. 5 Deve essere bloccata lespansione del Gats e emendato laccordo esistente, al fine di impedire la privatizzazione e la liberalizzazione dei servizi di salute, educazione, acqua, energia e servizi ambientali. Deve essere proibita la privatizzazione di servizi ambientali (parchi e paesaggio), la commercializzazione delle culture indigene e il controllo monopolizzante del turismo da parte delle agenzia di viaggi nazionali o internazionali. Dobbiamo poter gestire le zone protette, i parchi, le foreste e lacqua dei nostri territori. Dobbiamo avere la possibilità di continuare le nostre pratiche di gestione delle foreste, dellacqua, delle diverse specie viventi e dellecosistema. 6 Stop alle trattative sullagricoltura che favoriscano la libera importazione dei prodotti agricoli. Cessazione immediata dei sussidi interni e per lesportazione alle imprese agricole e ai grandi produttori sia negli USA che nella UE. Gli stati devono prendere misure drastiche per proteggere la sovranità e la sicurezza alimentare e devono bloccare il dumping e il contrabbando di prodotti agricoli pesantemente sovvenzionati da USA, UE; Canada, Australia e Nuova Zelanda. Devono essere assicurati i diritti dei produttori indigeni, perché possano mantenere i sistemi di coltivazione indigeni e riprodurre le loro sementi tradizionali. Gli stati non devono includere i sistemi agricoli indigeni nei loro accordi commerciali internazionali. I popoli indigeni hanno diritto ai propri mezzi di riproduzione e di alimentazione tradizionali e questi devono essere riconosciuti e protetti. Ciò significa che devono essere annullate le norme commerciali e sugli investimenti che infrangono quel diritto. 7 Stop alla militarizzazione delle comunità dei popoli indigeni e alla criminalizzazione delle azioni di protesta e resistenza dei popoli indigeni contro industrie e progetti distruttivi. Devono essere indagati in modo serio i numerosi casi di assassinio, arresto e detenzione arbitraria, violazioni commesse contro i popoli indigeni e chi li appoggia. Giustizia deve essere resa alle vittime e ai loro familiari e gli autori dei crimini devono essere puniti. 8 Dare sostegno a sistemi di commercio ecosostenibile, che esistono da molti secoli tra i popoli indigeni delle Americhe. Esitevano ed esistono rotte commerciali tra alcuni dei popoli indigeni nellAmerica settentrionale, dal Canada al Messico. La militarizzazione delle frontiere a altre pratiche distruttive ne hanno limitato lutilità per i popoli indigeni. Deve essere sostenuto e promosso il commercio fra i popoli indigeni. I ministri di questa 5° Conferenza Ministeriale del Wto hanno la possibilità di rappresentare non solo gli interessi commerciali ma anche i popoli dei loro rispettivi Stati, inclusi i popoli indigeni. I patti e le convenzioni sui diritti umani e sullambiente stipulati allinterno dellONU non sono solo un obbligo legale ma anche morale degli Stati. I popoli indigeni sono i soggetti di molti di questi accordi giuridici. I nostri diritti non possono essere ignorati né minimizzati, né limitati da accordi commerciali. Noi come popoli indigeni abbiamo il diritto di partecipare come Nazioni e attori del nostro sviluppo, in modo coerente con la nostra tradizione. Deve essere assicurato il nostro consenso libero e informato, senza frodi e manipolazioni, secondo il nostro modo tradizionale di prendere decisioni. Lo sviluppo che lo Stato promuove non può esserci semplicemente imposto. I nostri diritti di popoli sul nostro territorio e le sue risorse devono essere riconosciuti e rispettati. Da ciò dipende la nostra sopravvivenza come popoli. (Nota: per ulteriori informazioni contattare la Rete indigena ambientale (Indigenous Enviromental Network), PO Box 485, Bemidji, MN 56619 USA. Email: ien@igc.org) Dichiarazione pubblica Nellimminenza della firma di un trattato di libero commercio (TLC) tra il governo guatemalteco, i paesi dellAmerica Centrale e gli USA, e allombra delle minacce di governi potenti e di compagnie transnazionali, ha avuto luogo nel comune di Ixcàn un Incontro Binazionale su questi trattati e sulle loro ripercussioni. Dietro iniziativa della giunta comunale di Ixcàn e in collaborazione con altre organizzazioni locali il 27 e il 28 giugno ci siamo riuniti 552 delegati municipali e di altre regioni, assieme a rappresentanti di comunità e di organizzazioni di Chiapas, Messico. Dopo aver analizzato il contenuto del TLC e le sue conseguenze politiche, economiche, socioculturali e ecologiche, abbiamo tratto le seguenti conclusioni: 1 Non siamo daccordo con le contrattazioni e laccettazione dei TLC e PPP così come sono stati proposti. 2 I TLC minacciano la Sicurezza e la Sovranità alimentare. 3 I TLC accelerano la distruzione delle diversità culturali. 4 I TLC causano la perdita dellidentità culturale dei giovani, che finiscono così preda della prostituzione, delle droghe e del crimine organizzato. 5 Respingiamo le monoculture che generano dipendenza e le sementi transgeniche. 6 Non accettiamo la costruzione di centrali idroelettriche che minacciano lambiente e la vita. 7 Ci opponiamo a quelle industrie petrolifere e minerarie che minacciano la salute e avvelenano le fonti dellacqua. 8 Rifiutiamo le disinfestazioni tramite Moscamed perché impediscono la vendita della produzione locale e danneggiano le coltivazioni. Per tutti questi motivi AVANZIAMO LE SEGUENTI PROPOSTE: A Creare reti di organizzazioni per scambiarsi informazioni a livello locale, municipale, regionale, nazionale e internazionale. B Sensibilizzare sulle conseguenze dei TLC e del PPP: trasmissioni radio in varie lingue, comunicati stampa, seminari di formazione e divulgazione nelle comunità. C Creare alleanze per unire le forze, soprattutto in Messico e con organizzazioni di donne. D Nominare una commissione di delegati che continui la lotta ai TLC, sostenuta dal comune e da altre organizzazioni locali (in particolare una Commissione Binazionale): in seguito informeremo i rappresentanti delle comunità attraverso la UTPM. E Difendere le risorse naturali del Comune. F Consumare e valorizzare prodotti locali (sementi creole) e non comprare i prodotti stranieri prodotti in questarea. G Garantire la salute e la nutrizione riscattando pratiche agricole tradizionali e medicina naturale, come anche lecologia dei campi e le colture organiche. H Stimolare una maggiore partecipazione dei giovani e delle donne. I Far prendere coscienza ai giovani delle conseguenze del TLC. J Esigere dai diversi candidati a presidente una presa di posizione di fronte al TLC. K Organizzare manifestazioni contro il TLC in collaborazione con comunità del Chiapas. L Ripristinare accordi di pace come strumento base per le politiche contro la militarizzazione, per i diritti umani e a garanzia della sovranità alimentare. M Esigere dal governo il rispetto dei diritti umani (politici, civili, economici. culturali e ambientali) soprattutto dei popoli indigeni. N Esigere dal governo lappoggio a progetti per lenergia pulita che non implichino la costruzione di centrali idroelettriche. O Esigere dal governo la costruzione di strade e vie di comunicazione che permettano laccesso al mercato nazionale della produzione locale. P Esigere dal governo che lINAB non rilasci permessi di abbattere alberi. Q Tenere docchio il documento presentato da ASIPOI sulle disinfestazioni di Moscamed nel comune di Ixcàn. Infine lanciamo un appello affinché ci uniamo nella globalizzazione della solidarietà tra comunità, organizzazioni e popoli dellAmerica Centrale. Playa Grande, Ixcàn, 28 giugno 2003 Asistieron miembros, militantes, participantes y/o representantes: Marcos Ramírez, Alcalde Municipal, Municipalidad de Ixcán; Alcaldes comunitarios y delegados/as de 153 comunidades del Municipio de Ixcán; Representantes de 33 comunidades de Chiapas; Pastoral Social del Ixcán; Fundación Guillermo Toriello; Asociación de Desarrollo Comunitario Siembra; Alianza para el Desarrollo Juvenil; Asociación de Productores Orgánicos del Ixcán; Paz y Tercer Mundo; Colectivo Madreselva; Coordinadora Municipal de Mujeres de Ixcán; Ceiba; Cideca; Red de Derechos Humanos del Ixcán; Asociación de Educadores Noroccidentales; Asociación de Mujeres Mamá Maquín; Frente Petenero contra Represas; Mesa Global; Asociación de Comunidades 13 de marzo Río Negro; Asociación de amigos del Lago de Izabal; Cooperativa la Esperanza (San Antonio Suchitepéquez); Diaconía (Programa Presbiterinano, sede en Quetzaltenango); Cooperativa Agrícola Santa Fe (Parcelamiento Santa Fé, Retalhuleu); Comité de Desarrollo Integral (Chisec); Aguasach (Chisec); Organización Agroper; Adipsem; Consejo Regional Pueblo Qeqchí Chabil Be; Sector Campesino de Chisec; Hermanas de la Caridad México; Hermanas del Sagrado Corazón de Jesús; Hermanas Franciscanas; Parroquia Cristo Redentor; Comunidades de Población en Resistencia de la Sierra; Asociación de Derechos Humanos de Cuarto Pueblo; Educación para la Paz (Edupaz); Fray Pedro Lorenzo de la Nada; Enlace Comunicación y Capacitación; COMPITCH; Parroquia Candelaria de los Mártires; Parroquia San José Ixcán; Cordisa; Asociación Mujeres del Progreso del Ixcán; Instituto Mesoamericano de Permacultura; Sociedad Civil Organizada Río Hondo; PAEBI; Asociación de Promotores Pecuarios del Ixcán; Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional; Coordinadora Regional de Derechos Humanos del Ixcán; Asamblea Consultiva de Población; Desarraigada Ixcán; CEDAP; Defensoría Maya; Asociación Asodikowa (Zona Reyna); Mesa Nacional de Migraciones de Guatemala; Cáritas Sololá; Asociación Coordinadora Comunitaria de Servicios de Salud; OMR; ASODIM.
Center for Economic and Political Investigations of Community Action, A.C. CIEPAC is a member of the, Mexican Network of Action Against Free Trade (RMALC) www.rmalc.org.mx, Convergence of Movements of the Peoples of the Americas (COMPA ) www.sitiocompa.org, Network for Peace in Chiapas, Week for Biological and Cultural Diversity www.laneta.apc.org/biodiversidad, the International Forum "The People Before Globalization", Alternatives to the PPP http://usuarios.tripod.es/xelaju/xela.htm, and of the Mexican Alliance for Self-Determination (AMAP) that is the Mexican network against the Puebla Panama Plan. CIEPAC is a member of the Board of Directors of the Center for Economic Justice http://www.econjustice.net and the Ecumenical Program on Central America and the Caribbean (EPICA) http://www.epica.org. Center for Economic and Political Investigations of Community Action, A.C.
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