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Chiapas al Día, No. 390
CIEPAC
Chiapas, México
20 gennaio 2004

20 Le donne e l’Alca

Il presidente Bush è rimasto preoccupato per il fallimento della V Conferenza Ministeriale del Wto nel settembre del 2003 a Cancùn, dove migliaia di manifestanti hanno protestato contro ciò che doveva diventare la nuova normativa per l’agricoltura nel mondo. Erano presenti anche donne indigene provenienti da Chiapas e dal così detto “primo mondo”. Anche più di 20 paesi del terzo mondo, oggi chiamati “paesi in via di sviluppo”, falsamente, perché sono in realtà sulla via inversa, si sono riuniti a Cancùn per allearsi contro il governo degli USA e la UE, a causa della loro cattiva volontà nei confronti dei paesi sempre più poveri. Mentre i paesi più ricchi aumentano le sovvenzioni alle loro agricolture, vogliono obbligare i più poveri a eliminarle. Tuttavia per molti cittadini comuni è ancora difficile capire come queste contrattazioni commerciali influiscano su ciò che mangiamo e su tutta la nostra vita.

Non soddisfatto del risultato del Wto, il governo statunitense ha convocato nel novembre scorso a Miami in Florida i ministri del continente americano per accelerare l’agenda delle trattative. Sebbene sia difficile, la sua pretesa sarebbe arrivare entro la prossima estate alla firma dell’Alca ( Area di Libero Commercio delle Americhe), in modo che possa entrare in vigore nel gennaio del 2005. Migliaia di manifestanti hanno protestato per le strade sotto la violenta repressione della polizia. Questa sarà una costante negli anni a venire: accordi fatti alle spalle della popolazione, senza consultarla, con decreti presidenziali e reprimendo le proteste sociali, criminalizzandole e innescando la lotta al terrorismo per  stroncare ogni dissidenza.

Lì, a Miami si sono date appuntamento anche donne di tutto il mondo. Esse sono state il fondamento per l’accumulazione del capitale. Gravano su di loro e sui loro figli le ore di lavoro mal pagato nelle maquiladoras o nei campi, per permettere l’arricchimento delle grandi imprese. Sono loro che mantengono la terra e la famiglia mentre gli uomini emigrano negli USA alla ricerca di lavoro (sempre che riescano a entrarvi e che poi tornino). Le donne sono la maggioranza nel pianeta e la base della ricchezza prodotta.

In questo anno decisivo per la firma dell’Alca , le donne fanno questa dichiarazione che riproduciamo testualmente:

Dichiarazione del comitato delle donne della Asc (alleanza sociale continentale) di fronte alla Conferenza Ministeriale dell’Alca a Miami:

Noi donne membre del comitato femminile dell’Asc manifestiamo il nostro disaccordo con le tendenze espresse nella dichiarazione firmata dai ministri.

Dalla IV Assemblea Mondiale delle Donne tenutasi a Pechino nel 1995, noi donne scriviamo un’importante  agenda sui temi a cui i governi devono dare priorità  perché si vada verso una società giusta e egalitaria, tanto per noi donne come per i nostri popoli. Questa agenda include temi economici, sociali, culturali e politici, tra cui: l’equità tra i sessi, il diritto a una vita senza violenza, la lotta contro la segregazione salariale e lavorativa delle donne,  il diritto alla libera associazione tra donne in difesa dei diritti del lavoro, l’accesso all’alimentazione, all’istruzione, alla salute, alla casa, ai servizi in misura sufficiente e di buona qualità senza discriminazioni per sesso, età, etnia.

La realizzazione di questi progetti è stata bloccata dalle politiche imposte attraverso accordi commerciali, secondo il modello neoliberale e patriarcale vigente. Questo modello impone relazioni inique fra le nazioni e, al loro interno, fra uomini e donne.

Le esperienze e le analisi sulle conseguenze che questi trattati di libero commercio come il Nafta hanno avuto nei nostri paesi ci hanno dimostrato che questi accordi, lungi dal risolvere i nostri problemi, li inaspriscono.

L’Alca diffonde l’autoritarismo e la militarizzazione perché si applica solo in forma di imposizione, aggravata dal contesto di guerra globalizzata e dal clima patriarcale. Per questo impedisce la costruzione di una vera democrazia basata sull’uguaglianza fra i sessi, mentre infrange le costituzioni e le convenzioni sui diritti umani. La governabilità economica del mondo non dovrà trovare il suo fondamento in questa esclusione.

Noi donne diciamo NO all’Alca, perché:

1              Questo tipo di iniziative nega ai nostri paesi la loro autonomia giuridica, visto che pretendono di instaurarsi come Legge Suprema, allo stesso rango della Costituzione, cioè al di sopra delle leggi nazionali. Paesi come il Messico hanno fatto l’esperienza di come le norme per esempio sugli investimenti sono state usate dalle grandi compagnie transnazionali per imporre decisioni al di sopra della sovranità nazionale, far accettare o rifiutare investimenti scavalcando le leggi ambientali.

2              I capitoli sull’agricoltura nei trattati commerciali - e nella proposta dell’Alca - concedono vantaggi all’esportazione di prodotti agro-pecuari degli USA, pesantemente sovvenzionati dal loro governo, che poi inondano i nostri mercati. La concorrenza sleale a cui sono così sottoposti i contadini, li porta al fallimento. L’Alca distrugge non solo un settore della produzione, ma anche i mezzi di sopravvivenza di milioni di famiglie. Le donne hanno un ruolo fondamentale nella riproduzione e nel mantenimento della famiglia contadina, nell’utilizzo delle risorse ambientali e nella continuità delle culture indigene. Nella logica dei suddetti accordi commerciali le donne vengono sottoposte a pressioni lavorative sempre più forti, sono costrette a lavorare nel settore informale e a separarsi dalle loro famiglie e dalle loro comunità.

3              L’emigrazione è diventata l’unica alternativa per migliaia di persone, uomini e donne, che perdono la possibilità di lavorare in campagna in seguito agli accordi commerciali. Attualmente è in aumento l’emigrazione di donne giovani da famiglie al limite della sopravvivenza. I modelli di emigrazione imposti dalla situazione attuale non potrebbero essere più svantaggiosi per le donne. Devono abbandonare i loro figli nelle mani di donne speso giovanissime, a volte bambine, oppure anziane. Se la famigli intera emigra, sarà sottoposta al gravi squilibri nel campo dell’educazione, della salute, dell’alimentazione e dell’abitazione. Quando sono gli uomini a emigrare, le donne restano sole con il peso della famiglia. L’esempio del Messico non potrebbe essere più desolante: mentre viene portato a esempio della bontà del libero commercio, milioni di messicani vivono negli USA in condizioni di grande precarietà giuridica e sociale, gli emigranti illegali vengono perseguitati brutalmente e non esistono disposizioni del governo Bush per negoziazioni sull’emigrazione, infatti gli conviene mantenere gli emigranti nell’illegalità per obbligarli ad accettare salari bassi.

4              I diritti di proprietà intellettuale stabiliti nei trattati hanno permesso a potenti laboratori chimici e farmaceutici delle transnazionali di appropriarsi della ricchezza della flora e fauna di molti paesi americani.  I popoli e le donne indigene che vivono nelle zone a più alta biodiversità e che le hanno salvaguardate finora, sono prese di mira dalle grandi compagnie minerarie, forestali, farmaceutiche, dell’acqua, dell’energia etc. Tutti questi prodotti dovrebbero essere trasformati in merci, con processi di privatizzazione e industrializzazione controllati dai grandi impresari.

5              I beni pubblici, come l’acqua, i servizi come l’istruzione, la sanità, non saranno più mezzi del benessere sociale e strumenti per lo sviluppo dei popoli, ma merci per il miglior offerente, se l’Alca verrà messo in pratica. I costi della riproduzione sociale saranno addossati alle famiglie e in esse, alle donne. Questi accordi commerciali non solo non promuovono una ridistribuzione più equa delle responsabilità per la riproduzione sociale tra i sessi, ma peggiorano la situazione della donna.

6              Il modello delle maquiladoras  inventato dal sistema neoliberale per i paesi poveri si è dimostrato capace di uno sfruttamento inumano nei confronti delle donne: salari bassi, lunghe giornate di lavoro in locali insalubri, persecuzione sessuale, violazioni dei diritti lavorativi e umani. L’industria maquiladora  gode di grandi sconti fiscali, senza che la sua crescita significhi sviluppo per le regioni in cui si installa, non trascina altri settori della produzione nazionale e impone condizioni ambientali e lavorative precarie, sempre sotto la minaccia di trasferirsi in altre regioni. Non è un modello a cui devono aspirare i paesi che desiderano lo sviluppo né è per le donne un modo adeguato di inserirsi nel mercato del lavoro, tutto il contrario.

7              Gli accordi commerciali e l’Alca perseguono l’obiettivo di trasformare ogni attività umana in merce per aumentare il profitto delle compagnie transnazionali e di chi accumula capitale. Perciò vediamo sorgere sempre nuove forme di sottomissione e sfruttamento delle donne in quanto tali, così che i loro corpi appaiono come oggetti usa e getta.

8              Gli accordi commerciali e l’Alca minano la presenza dello Stato nella società, limitando le sue attribuzioni e permettendo la concentrazione del potere decisionale nelle mani delle compagnie transnazionali, che provengono sempre dai paesi militarmente potenti, nel nostro caso del governo USA.

9              Noi donne dell’Alleanza Sociale Continentale non ci opponiamo ai processi di integrazione economica, quando questi rispettino la dignità umana e non siano asimetrici ed escludenti. Ci opponiamo invece all’Alca  e ai trattati bilaterali stipulati sotto la sua tutela, perché violano i diritti umani e permettono nuove forme di oppressione e di dominio sulle donne e sui nostri popoli.

Noi donne dell’Alleanza Sociale Continentale

affermiamo che l’Alca è fondato su tutt’altro che il “libero commercio”, visto che non si può parlare di libertà né di semplice commercio, ma di strumenti per avvantaggiare le minoranze più potenti.

Denunciamo l’abuso di potere delle compagnie transnazionali e dei governi e l’esclusione sociale che ne deriva, e che deteriora le relazioni fra nazioni, fra settori sociali e fra i sessi. Le donne risentono in modo differenziale le conseguenze di questi accordi, per la loro posizione differente nel lavoro, nella famiglia e nella comunità.

Pertanto esigiamo

1              Dialogo che crei  relazioni più eque fra i paesi e fra i sessi.

2              Priorità per la sicurezza e la sovranità alimentare, accompagnata a forme di produzione sostenibili che riscattino il ruolo femminile nella produzione e riproduzione e che restituiscano alle donne il potere di decidere  sulla loro vita. Le donne devono avere il diritto di uso, usufrutto e proprietà della terra, accesso all’acqua, all’uso razionale dei boschi e delle altre risorse naturali in misura uguale agli uomini e con le stesse opportunità di farlo rispettare. Nuove forme di integrazione economica devono passare attraverso il sostegno alle economie rurali alternative e solidali e le reti del commercio equo e solidale.

3              Il rispetto dei diritti umani degli emigranti e della libertà di transito delle persone almeno nella misura in cui è esercitata la libertà di spostamento dei capitali e delle merci. I modelli di emigrazione devono tener conto della differenza dei bisogni maschili e femminili come anche dell’impatto sui bambini. I contributi richiesti dalle economie ospitanti agli immigranti non devono annientare il loro sviluppo personale, familiare e comunitario. Insistiamo anche per l’eliminazione di tutte le forme di violenza e sfruttamento delle donne e dei bambini.

4              La sottomissione degli investimenti stranieri a regole che assicurino la difesa dell’ambiente e i diritti lavorativi. Le maquiladoras possono essere governate solo internazionalmente, per cui i paesi latinoamericani devono esigere il rispetto di condizioni salariali e ambientali dignitose  per garantire che i vantaggi offerti da certe economie sulle altre non poggino sullo sfruttamento delle persone e della natura.

5              Lo Stato deve garantire i servizi pubblici come la sanità, l’alimentazione, l’acqua, e allo stesso tempo mantenere il controllo di risorse strategiche come il petrolio e l’energia elettrica. Le donne devono essere coinvolte nei meccanismi decisionali sull’uso e la distribuzione di queste risorse, specialmente dell’acqua.

Vogliamo che i governi sappiano che stiamo seguendo le trattative e il loro impatto sulla nostra vita e che siamo informati sulle pressioni che gli USA esercitano su di loro, e che sono inaccettabili, perché violano l’autonomia degli stati nazionali.

Facciamo appello ai governi perché cerchino alleanze e prendano posizioni unitarie in beneficio dei popoli.

Noi donne esigiamo da chi porta avanti i negoziati che cambino le regole del gioco, respingendo gli abusi e le pressioni degli USA, e che costruiscano un’integrazione dignitosa e equa.

Noi donne dell’Alca  ci impegniamo a promuovere un modello alternativo di integrazione americana.

Ci uniamo alla Dichiarazione politica e alle Strategie politiche approvate nel Foro Internazionale  I diritti delle donne negli accordi commerciali realizzato a Cancùn, Quintana Roo il 9 e il 10 settembre 2003.

Gustavo Castro Soto

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Translated by Bruna Manai for CIEPAC, A. C.


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