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Chiapas al Día, No. 397
CIEPAC
Chiapas, México
25 febbraio 2004

LA MILITARIZZAZIONE IN CHIAPAS E LA MOBILITAZIONE
 MONDIALE CONTRO LA GUERRA

L’Assemblea dei Movimenti Sociali ha richiamato la “Mobilitazione Mondiale contro la Guerra” durante il Forum Sociale Mondiale 2004 svoltosi in India lo scorso mese di gennaio.  Con esso si fa appello alla cittadinanza mondiale a mobilitizzarsi il prossimo 20 marzo, anniversario dell’inizio della guerra in Iraq. L’appello ricorda che “ l’occupazione dell’Iraq mostro’ a tutto il mondo il vincolo esistente tra il militarismo e il dominio economico da parte delle corporazioni transanazionali e confermo’ le ragioni che ci portarono a schierarci contro di esse”. I movimenti sociali richiedono la ritirata immediata dall’Iraq delle truppe di occupazione e appoggiano il popolo iracheno “ nel suo diritto alla libera autodeterminazione e sovranita’, cosi’ come al diritto di rimediare ai danni causati dall’embargo e dalla guerra”.  Attraverso il suo bollettino, l’agenzia ALAI ha reso pubblica la propria dichiarazione di lotta “contro tutte le forme di terrorismo, compreso il terrorismo di Stato”, ma anche contro “l’utilizzo della lotta al terrorismo per criminalizzare i movimenti popolari e attivisti sociali”. Denunciano pubblicamente che le cosi’ chiamate leggi contro il terrorismo stanno restringendo i diritti civili e le liberta’ democratiche in tutto il pianeta. Esigono porre fine al militarismo e cancellare i presupposti militari, richiedendo la chiusura delle basi nordamericane in tutto il mondo.

ALAI informa che l’appello condanna “le forze politiche e ideologiche che promuovono la violenza, il settorismo, l’esclusione e il nazionalismo, fondati sulla religione e l’etnicitá ”. Si dimostra a favore delle lotte degli emarginati di tutto il mondo e appoggia l’appello di Dalits per promuovere una giornata di mobilitazione ai fini dell’inserimento sociale. I movimenti sociali riconfermano il loro compromesso di lotta contro il razzismo, le caste, l’imperialismo culturale, la poverta’, il patriarcato e tutte le forme di discriminazione ed esclusione. Si schierano contro la discriminazione verso le persone con diverse capacita’ e malattie incurabili, in particolare, verso i portatori dell’HIV. Condannano il perseguirsi della violenza e dell’oppressione a scapito delle donne per mezzo di padroni, pratiche culturali, religiose e tradizioni discriminatorie.

I movimenti sociali del mondo “rivendicano la lotta di contadini e contadine, lavoratori e lavoratrici, movimenti popolari urbani e di tutte le persone minacciate di perdere dimora, lavoro, terra e diritti”. Riconoscono le lotte in via di sviluppo per fermare ed invertire le privatizzazioni e per la difesa dei beni comuni; cosi’ come le lotte contadine contro le transnazionali ed esigono sovranita’ alimentare unita ad una riforma agraria democratica. Enfatizzano la “vittoria della gigantesca mobilitazione del popolo boliviano in difesa delle proprie risorse naturali, della propria democrazia e sovranita’ “, come esempio della potenzialita’ dei movimenti. I movimenti rifiutano l’imposizione di accordi regionali o bilaterali di libero commercio (come l’ALCA ed altri) ed analizzano la crescente unificazione delle campagne contro “un nemico comune: la OMC”. Ricordano che in questa cornice “ i popoli indigeni lottano contro i brevetti di tutte le forme di vita e contro l’assalto alla biodiversita’ , all’acqua, alla terra, all’ambiente, all’educazione e alla salute”; e che anche la gioventu’ si e’ oramai unita a questa lotta, rivendicando il proprio diritto all’educazione pubblica e ad un lavoro degno.

I movimenti sociali del mondo richiamano tutti e tutte a mobilitizzarsi  per l’acqua intesa come diritto basico e fonte di vita da non privatizzare; cosi’ come per recuperare il controllo sui beni comuni e le risorse naturali, consegnati a interessi privati e transnazionali. Denunciano l’utilizzo coercitivo da parte dei governi, delle transnazionali e delle istituzioni economiche internazionali dell’ indebitamento insostenibile dei paesi poveri del pianeta. Ripudiano il debito estero illegittimo del Terzo Mondo, esigendone la cancellazione immediata  e la riparazione ai danni economici, sociali e ambientali conseguenti ad esso come condizione preliminare per raggiungere la piena soddisfazione dei diritti di tutti. Esprimono il loro appoggio alla lotta portata avanti dai movimenti sociali nel continente africano. Si pronunciano contrari al vertice del G8 e alle riunioni del FMI e della Banca Mondiale, “principali responsabili dell’espogliazione dei popoli”.

In questo contesto, si puo’ intravedere il riappostamento dell’esercito degli Stati Uniti nel Continente Americano. Da un lato, l’Accademia di Polizia in Costa Rica costituirebbe l’ennesimo intento di controllo da parte della Scuola delle Americhe nei confronti del continente comandato dagli Stati Uniti; dall’altro, l’iniziativa dei governi dell’Honduras e del Salvador di formare un esercito regionale centroamericano con l’appoggio di una supervisione nordamericana hanno generato diverse polemiche. Con la scoperta di giacimenti petroliferi nelle coste hondureñe, si pianificano nuove basi militari nella regione, assieme a quella di Palmerola, gia’ presente nello Stato. Ora, inoltre, si pensa di creare una base militare statunitense nella regione petrolifera del Petén guatemalteco. La presenza delle forze nordamericane a Panama’ , nel Salvador (Comalapa), Costa Rica (Liberia), Cuba (Guantánamo), Puerto Rico (Vieques), Aruba (Reina Beatriz), Curazao (Hato), nei confronti del petrolio venezuelano sono oramai un dato di fatto. Ulteriori pianificazioni di basi militari si estendono nella chiamata Tripla Frontiera ne Cono Sud (Argentina, Brasile e Paraguay); altre tre in Argentina (Córdoba, Salta e Patagonia); una seconda in Peru’ (Iquitos e Nanay) e un’altra in Brasile (Alcántara); tutto cio’, oltre alle basi gia’ presenti in Colombia (Tres Esquinas, Larandia e Puerto Leguizamo, tra le molte) e in Ecuador (Manta).

Con il Piano Iniziativa Regionale Andina si fortifica la presenza militare nordamericana. Dopo la scoperta di grandi giacimenti di gas in Bolivia, il cui gasdotto fu finanziato dalla Banca Interamericana dello Sviluppo (BID), e genero’ proteste da parte dei popoli indigeni terminando con la loro repressione (diversi morti e lo sradicamento del presidente), l’esercito degli Stati Uniti pretende ubicare un’ulteriore base militare sulle rive del fiume Itonamas. Ad Haiti’, le truppe nordamericane stanno terminando di importare le armi necessarie per controllare la ribelle Repubblica Dominicana, che si nutre delle tante proteste e repressioni per gli effetti delle politiche neoliberali e delle imposizioni del FMI. Cosi’, dal 1996, l’esercito degli Stati Uniti ha portato avanti l’addestramento di eserciti militari in territorio latinoamericano, con la collaborazione di diversi Stati della regione, come gli operativi chiamati Cabañas, Aguila I-II-III, UNITAS, Cielos Centrales, Nuevos Horizontes, Operaciones Tapuru’ e Timbo’, Fluvial, Vientos Alisios, e Millenium tra i molti. Truppe degli eserciti latinoamericani sono state inviati anche in Iraq. Infine, la’ dove ci sono interessi economici, importanti traffici commerciali, petrolio, gas, acqua, oro, legno, biodiversita’ ed altre risorse strategiche, la presenza dell’esercito nordamericano arrivera’ per stabilirvisi.

LA MILITARIZZAZIONE IN CHIAPAS

In un territorio ricco di risorse naturali e con la presenza della lotta zapatista, il Chiapas e’ infetto da militari e paramilitari. Nello studio denominato “ L’occupazione militare in Chiapas: il Dilemma del Prigioniero” realizzato dal Centro di Analisi Politico e Investigazioni Sociali (CAPISE), si conferma che la presenza dell’esercito messicano in Chiapas vada “piu’ in la’ delle installazioni occupate estendendosi su tutto il territorio attraverso pattugliamenti continui, voli rasoterra e posti di blocco. Dopo la legge per il dialogo, la Conciliazione e la Pace degna in Chiapas, rispetto alla dichiarazione di guerra fatta dall’EZLN nel gennaio del 1994, lo Stato non ha utilizzato il pretesto di questa per occupare il territorio indigeno chaiapaneco. Di fatto, cio’ implicherebbe uno stato eccezionale con un costo politico molto alto, nonostante nella realta’ la presenza dell’Esercito significa la sospensione di garanzie con un costo sociale che, se rivolto alle comunita’ indigene, e’ stato e continua ad essere, molto elevato.”

Il rapporto segnala che gli argomenti ufficiali dell’attenuazione dell’Esercito nella zona sono molteplici: “l’affluenza di immigranti sprovvisti di documenti, il narcotraffico e il traffico di armi e legni pregiati, l’attenzione sociale di fronte alla poverta’ e ai disastri naturali, il crimine organizzato, etc...giustificati a partire dalla legge che stabilisce le Basi di Coordinazione del Sistema Nazionale di Sicurezza  Pubblica e  che include l’Esercito e la Marina in queste attivita’ “. Nonostante cio’, l’Esercito utilizza diverse forme per mantenere la presenza in territori indigeni e zapatisti: “1) gli accampamenti militari, dove si trovano i Quartieri Generali della Regione e le Zone militari; 2) il Centro di addestramento Regionale (CAR) ubicato nel Rancho Nuevo; 3) le Guarnizioni, che all’inizio si presentano come installazioni di avanzamento, posti pemanenti di vigilanza e difesa; 4) le Basi aeree, da dove vengono impartiti gli ordini alle truppe di forza aerea; 5) le Basi di Operazione, che costituiscono la parte piu’ consistente e che sono installazioni dove operano le varie unitá ”.

La VII Regione militare (con sede a Tuxtla Gutiérrez) include gli stati di Chiapas e Tabasco e si divide nella Zona Militare 30 (ZM), con sede a Villahermosa; la ZM 31, con sede nel Rncho Nuevo, municipio di San Cristóbal; la ZM 36, con sede a Tapachula, Chiapas; la ZM 38, con sede a Tenosinque, Tabasco; e la ZM 39, con sede nel predio di Tonina’, municipio di Ocosingo, Chiapas. Quest’ultima, che fu creata nel 1993, si considera la zona militare dedicata all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Di tutto questo territorio, l’investigazione e’ stata concentrata nella regione indigena che comprende una parte della ZM 31, basicamente la regione Altos dello stato del Chiapas, tutta la ZM 39 e la ZM 38 in territorio chiapaneco. In quest’area, lo studio arrivo’ alla conclusione che esistono 91 basi di operazione militare nella regione, arrivando a comprendere 30 municipi:  Acala (1), Altamirano (2), Amatenango del Valle (1), Benemérito de las Américas (5), Berriozábal (1), Bochil  (1), Catazaja’ (1), Chenalho’ (12), Chiapa de Corzo (1), Chicoasén (1), Chilón (3), Comitán (2), El Bosque (2), Frontera Comalapa (1), Las Margaritas (7), Maravilla Tenejapa (5), Marqués de Comillas (3), Ocosingo (22), Palenque (1), Pantelho’ (1), Sabanilla (1), Salto de Agua (1), San andrés Larráinzar (2), San Cristóbal de las casas (4), Simojovel (1), Tenosinque (1), Tila (5), Trinitaria (1), Tuxtla Gutiérrez (2), y Yajalón (1).

Nella Regione si osservano almeno cinque Compagnie di Infanteria Non Inquadrate (CINE: 1, 11, 12, 8  e 15); almeno otto Battaglioni di Infanteria (B.I. : 20, 13, 94, 31, 87, 91, 73 e 18); un Reggimento di Artiglieria (3er. R.A.); quattro Reggimenti di Cavalleria Motorizzata (R.C.M.:  16, 7, 15 e 3er.) e la Terza Compagnia di Ingegneri da Combattimento (C.I.C.). Si e’ osservata inoltre la presenza della Prima Brigata di Polizia Militare (1° B.P.M.) nel Campo Militare di Tonina’. Il personale di truppa di questo Corpo e’ della Classe di servizio. Nel periodo compreso tra il mese di settembre e il mese di dicembre  del 2003, si e’ identificata la presenza del 65° Battaglione di Infanteria, appartenente alla 1ra Brigata di Infanteria Indipendente del 1er Corpo dell’Esercito (ICE). L’ ICE costituisce il primo passo verso una riorganizzazione dell’Esercito in sette Corpi, che andrebbe a sostituire il sistema di zonificazione attuale.

Per quanto riguarda la realizzazione delle attivita’ di lavoro sociale dell’esercito, l’investigazione conclude che “vengano organizzati gruppi con personale medico, odontologico, infermieristico, veteriario, personale specializzato nella preparazione di alimenti, nella riparzione di apparati elettrodomestici, carpentieri, imbianchini, idraulici, fabbri, elettricisti, pittori, parrucchieri, operatori di macchinari pesanti e personale di sicurezza, tutti apparteneti alle Unita’, Dipendenze e Installazioni dell’Esercito e della Forza Aerea Messicani”. A Majomut, nel municipio di Chenalho’, si trova il Quartier Generale dell’Aggruppamento di Lavoro Sociale dov’e’ installata la Forza di Reazione Immediata (FRI) che corrisponde al 16° RCM. Nel frattempo, nella regione della Selva Lacandona si trova “l’Infanteria della Marina, tra le sponde del Río Lacantún nella frontiera a sud-est della Riserva della Biosfera di Montes Azules, sulle rive del Río Usumacinta e nel punto in cui questi due fiumi si incontrano, Boca Lacantún.”.

L’investigazione propone “tre metodi di identificazione delle Unita’ che operano nel territorio: attraverso i simboli nei loro accampamenti, attraverso i simboli delle uniformi e la numerazione (sigle) dei veicoli.” Cosi’ si segnala che “dovrebbe essere un abbligo per l’Esercito, stabilire segnalazioni che rendano pubblica l’identita’ della truppa, il lavoro che viene realizzato sul posto e il tipo di installazione di cui si tratta (...)la SEDENA, stabilisce che : 33. Contemporaneamente ai riconoscimenti che si effettuano (per l’installazione di un accampamento) se ne dovra’ determinare la quantita’, dimensione e tipo delle segnalazioni stabilite nell’area dell’accampamento e della zona di accesso (...). In ogni caso, non esiste nessuna disposizione legale per cui l’identificazione possa essere di tipo discrezionale”.  Per questo e’ necessario che, per poter denunciare la violazione di diritti umani, le popolazioni indigene, contadine e tutta la popolazione in generale, dovrebbe saper riconoscere i simboli che i soldati hanno applicate sulle loro uniformi. Nel caso della regione analizzata, si sono osservati i seguenti simboli, sulle spalle e sui berretti: BI (Battaglione di Infanteria); RCM (Reggimento di Cavalleria Motorizzata); RA (Reggimento di Artiglieria); BIC ( Battaglione di Ingegneri da Combattimento); CIC (Compagnia di Ingegneri da Combattimento); CINE (Compagnia di infanteria Non Inquadtrata); ICE ( Primo Corpo dell’Esercito in cui la “I” e’ l’ uno in numero romano); Bgda Inf Indp (Brigata di Infanteria Indipendente); BPM (Brigata di polizia militare); BT (Battaglione di Trasporti); e BTA (Battaglione di truppe d’Assalto). Nel caso del trasporto, tutti i veicoli militari, per Decreto Presidenziale, “per la loro identificazione saranno muniti di sette cifre di colore bianco, dipinte o aggiunte nelle parti laterali e posteriori, ossia sulle zone piu’ visibili di detto veicolo”. I primi due numeri indicano l’arma (infanteria, cavalleria ecc.), il servizio (trasporti ecc.) o specializzazione (CINE ecc.) che sono testimoni del veicolo; il terzo e il quarto nuemero, indicano il numero dell’unita’, dipendenza o installazione a cui appartiene il veicolo; e gli ultimi tre numeri identificano il tipo di veicolo.

Per il Centro, “la mancanza di identificazione delle unita’ militari costituisce un velo d’impunita’ per l’identificazione di possibili violatori dei diritti umani (...), inibisce i possibili perseguiti nella formulazione o presentazione di denunce (...) di violazioni ai diritti umani o di qualsiasi altro delitto. Inoltre, mentre fu stabilito per decreto che i veicoli militari dovessero riportare la sigla di sette cifre ai fini della loro identificazione, la mancanza d’informazione per poterle riconoscere rende impossibile il fine di questa disposizione presidenziale.” Di fatto, nella zona del conflitto e con una maggiore presenza dell’EZLN, si sono osservati molti veicoli militari con l’ identificazione numerica cancellata. Il rapporto segnala che “ l’Esercito e la Forza Aerea sono state storicamente formate e organizzate per i conflitti interni, cosi’ come lo dimostrano tanto la loro distribuzione sul territorio, 12 Regioni e 44 Zone Militari, quanto il tipo di armamento che possiedono e la preparazione che hanno ottenuto, in particolare negli ultimi anni. Nella scala di Sicurezza Nazionale si puo’ dire l’Esercito partecipi al Piano DN-II, riferito alla Sicurezza Interna; il DN-I si riferisce alla Sicurezza Esterna, a cui e’ addetta la Marina, anch’essa parte del Piano, seppur in modo minore rispetto al DN-II e al DN-III. Quest’ultimo, si focalizza sull’attenzione ai disastri naturali”. In questo modo, a seconda di una propria legge organica, l’esercito messicano ha le missioni generali di difendere l’Integrita’, l’Indipendenza e la Sovranita’ della Nazione (difesa esterna); garantire la Sicurezza Interna (narcotraffico, appoggio alla sicurezza e all’ordine interni); realizzare azioni civiche ed opere sociali che portino al Progresso della Nazione (riforestazione, servizio Militare nazionale e appoggio allo sport); aiutare la popolazione civile in caso di necessita’ pubbliche (lavori sociali, campagne molteplici e Piano Acquario); aiutare la popolazione civile in caso di catastrofi (Piano DNIII-E).

In Chiapas si portano a termine tutte queste missioni. Dopo l’insurrezione armata in Chiapas del 1994, il bollettino segnala che “l’esercito messicano ha applicato un piano politico-militare di anti-insurrezione, la cui dottrina principale, il Piano di Difesa Nazionale 2 (DN-2), giustifica l’azione delle forze armate di fronte ad un nemico interno che agisca cotro la sicurezza e la sovranita’ nazionali.” Si crearono a loro volta, le zone militari 38 e 39, rispettivamente con sede a Tenosique e Tonina’. Da allora questo piano unisce la presenza dissuasiva delle Unita’ di combattimento, di lavoro di azione civica e sociale. In questa unione si possono osservare caratteristiche di guerra irregolare e di guerra regolare.

Secondo il manuale di Operazione in Campagna della Segreteria per la difesa nazionale (SEDENA) e menzionato in questo bollettino, “le operazioni irregolari sono quelle che portano a termine frazioni disperse di cittadini armati o piccole organizzazioni militari, contro un aggressore di grande superiorita’. Queste attivita’ belliche non hanno l’ obbiettivo di arrivare ad una decisione, ma quello invece di ostilizzare e indebolire l’avversario e possono realizzarsi come fatti isolati ed individuali o come parte di un piano di difesa gia’ stabilito, in combinazione o no con operazioni regolari”. Le operazioni regolari “(...) sono quelle che si effettuano per mezzo delle instituzioni armate, conforme alle norme sperimentate e vigenti di dottrina militare e alle leggi ed usi del diritto internazionale. Nelle operazioni regolari operano le forze organizzate conforme a piani definiti in campagna, impiegando la manodopera e la battaglia per decidere nella migliore maniera possibile la causa e la difesa della nazione”.

In ogni caso, lo studio arriva alla conclusione che in Chiapas l’esercito applica operazioni regolari ed irregolari (paramilitarizzazione, dislocamento forzato, istigazioni e minacce, lavori di intelligenza e controllo ecc) anche per mezzo della presenza militare, dei cosi’ chiamati Raggruppamenti che, secondo la SEDENA e’ un’ Organizzazione creata attraverso varie unita’ disponibili, sotto un comando comune, per poter compiere una missione specifica; possono essere di dimensioni e potenzialita’ variabili, potendo in certe occasioni, rivestire caratteristiche di Grande Unita’ Elementare per la quantita’ e qualita’ di forze che li integrano. Quando vengono incluse unita’ di due o piu’ forze armate, vengono chiamati Raggruppamenti Congiunti.

I Raggruppamenti distaccati nello Stato del Chiapas nel 1997, facevano parte della Forza Di Tarea Arcoiris (FTA), Forza speciale comandata dal generale Mario Renán Castillo, dal febbraio 1995. Fino a dove si attenga il registro (1997), questi Raggruppamenti arrivano ad 11, il comando operava nel Quartier Generale della Settima Regione Militare, a Tuxtla Gutierrez e la cordinazione logistica nella trentunesima Zona militare ubicata nel Rancho Nuevo. Nove di questi raggruppamenti erano compresi nella trentanovesima Zona Militare (El Limar, Ocosingo, San quintín, Monte Líbano, las Tacitas, Altamirano, Chanal, Guadalupe Tepeyac e Nuevo Momón); Uno nella trentunesima Zona Militare (Bochil) ed uno piu’ vicino alla trentottesima Zona Militare (Amatitlán). Adesso gli 11 Raggruppamenti registrati si ubicano nei municipi di San Andrés, Bochil, Pantelho’, Chenalho’, Yajalón, Tila, Ocosingo, Maravilla Tenejapa e Benemérito de Las Americas.

Il Bollettino indica che “approssimativamente 20 giorni dopo la conformazione delle Giunte di Buon Governo zapatiste, nell’agosto del 2003, si identifico’ l’arrivo del 65° BI appartenente al primo Corpo dell’Esercito (ICE), occupando posizioni nella trentanovesima Zona Militare. Secondo il Manuale di Operazioni in Campagna, le Grandi Unita’ Superiori tra le quali figura il primo Corpo dell’Esercito (ICE), furono create per la guerra,  non formano parte della pianificazione organica e sono composte da elementi giurisdizionali”. Ma gia’ da prima la strategia di guerra si diffondeva. Lo studio ricorda che nel 1997 il primo gruppo Aereomobile delle Forze speciali (GAFE) si installo’ in Chiapas come Forza di pronto intervento. Per il gennaio 2002 si riorganizzarono 56 gruppi Aereomobili di Forze Speciali di Regione e Zona Militare, integrando tre Quartieri Generali di Brigata e nove Bttaglioni di Forze Speciali. D’accordo con l’informazione nella pagina elettronica della SEDENA, “ le Unita’ di Forze Speciali –nelle quali figura la FIR- si realizzarono operazioni di alto impatto (operazioni contro il narcotraffico, delinquenza organizzata, gruppi armati e antiterrorismo) con ordini di alto comando in aree critiche e di importanza decisiva, gia’ di forma indipendente o in coordinazione con unita’ convenzionali”.

Lo studio fa una differenziazione nell’attuazione dell’esercito per regioni. Nella Zona Selva- Norte (regione Ch’ol- Tseltal) e nella Zona Altos (regione Tzotsil) “le operazioni militari sono state fortemente irregolari, cioe’ attivita’ belliche che non hanno come obbiettivo quello di arrivare ad una decisione, bensi’ quello di ostacolare ed indebolire l’avversario e possono realizzarsi come fatti isolati ed individuali o come parte di un piano difensivo previamente stabilito, in combinazione o no con operazioni regolari” secondo il citato Manuale di Operazione. Attraverso il forte impatto paramilitare e il dislocamento forzato di mille abitanti, queste operazioni si sono basate nella creazione di gruppi paramilitari. Secondo lo studio “Camminando verso l’alba, gli esiliati della Guerra i chiapas” del Centro di Diritti Umani Fray Bartolome’ de las Casas, per l’agosto del 2001 la popolazione della zona Selva – Nord, de Tila, Tumbala’ e Sabanilla, e’ di 4030 persone. In questa regione c’e’ la presenza del gruppo paramilitare Pca e Giustizia, del 31° BI e della prima CINE. Nella zona Altos, tutti gli esiliati erano del municipio di Chenalho’ con 6632 persone. Cosi’, il bollettino insiste sul fatto che “ a prescindere dalla saturazione di Unita’ di lavoro sociale, del  94° e  13° BI e del 16 RCM, a questa data si continua ad allegare la denuncia della presenza di armi e minacce e persiste l’impunita’ per i responsabili del massacro di Acteal. Tra le due zone si sommano 10.662 persone su un totale di 12.080 esiliati di guerra.”

Il manuale di Operazioni in Campagna della SEDENA manifesta che “il principio del Yunque e del Martillo e’ impiegato con vantaggio quando una piccola parte delle truppe ha occupato una buona posizione nella retroguardia del nemico o quando detta forza si trova in possesso di un ostacolo naturale del terreno ubicato anche sulla retroguardia nemica e che puo’ servire come l’incudine ad un fabbro. Il grosso delle truppe viene impiegato per attaccare il nemico, quello che costituisce il martello. Questa forza ha come obbiettivo principale obbligare i guerriglieri a posizionarsi la’ dove si trovano le truppe proprie, per poterle poi distruggere mediante un’azione di comprensione”. Sotto questa logica, il bollettino analizza la situazione della Selva e conclude che le “Unita’ della trentanovesima Zona Militare nella zona selva sarebbero il martello e le Unita’ comprese nella trentottesima Zona Militare costituirebbero l’incudine che permetterebbe la distruzione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN)”. Per tanto, per CAPISE “la presenza, articolazione e disposizione territoriale di Grandi Unita’ in una zona di operazioni all’interno del territorio indigeno, conferma che in Chiapas, non solo si applicano operazioni irregolari, ma che la logica di una guerra regolare persiste, si solidifica, si specializza e si perfeziona.”

Infine l’investigazione analizza la situazione dei diritti collettivi dei popoli indigeni violati dal governo federale e dal suo esercito, particolarmente in Chiapas. Dal punto di vista del diritto alla proprieta’ collettiva della terra dei Popoli Indigeni come diritto umano, negli strumenti internazionali si “include l’obbligo dello stato per delimitare, marcare e intitolare codesti territori, in maniera tale che i suoi diritti culturali siano protetti, tra questi l’attribuzione e utilizzo della terra”. Per esempio, nell’Articolo 27 del Convegno Internazionale sui Diritti Civili e Politici sostiene che “In quegli Stati dove esistano minoranze etniche, religiose o linguistiche, alle persone appartenenti a queste minoranze non verra’ negato il diritto, in accordo con gli altri membri del suo gruppo, di sfruttare la propria cultura, di professare e praticare la propria religione o l’uso della propria lingua”. Ma questi diritti vengono anche menzionati nella Convenzione Americana dei diritti Umani o nel Convegno 169 della OIT.

Affinche’ l’Esercito entri in possesso delle terre con funzioni di guerra, si dovra’ quindi fare appello alla Costituzione Politica degli stati Uniti Messicani, che nell’articolo 129 afferma che “ In tempo di pace, nessuna autorita’ militare potra’ esercitare piu’ funzioni di quelle che non abbiano un’ esatta relazione con la disciplina militare. (...)”. E nell’articolo 129 si dice che “(...) Si avra’ comandanza militare fissa e permanente solo nelle zone che dipendano dal Governo dell’Unione; o negli accampamenti, Quartieri o depositi che, al di fuori delle popolazioni, si stabiliscano per lo stazionamento delle truppe. Questi ultimi, dovranno necessariamente essere proprieta’ della Federazione in accordo con l’articolo 132 della Costituzione. 

L’investigazione avverte che “ il governo federale, attraverso la Segreteria della Funzione Pubblica, e’ responabile dell’acquisizione, della pigione, dell’ alienazione, del destino o dell’affezione dei beni immobili della pubblica amministrazione federale che, naturalmente, include la Segreteria per la Difesa Nazionale.” L’acquisizione di terre puo’ avvenire attravesro la compra-vendita a particolari; l’espropiazione di terre limitrofe; donazioni da parte di municipi o governi statali; donazioni particolari o attraverso il baratto con governi statali o municipi. L’esercito non puo’ mai stabilirsi in una zona senza il permesso dei proprietari, eccetto “(...)In tempo di pace nessun membro dell’Esercito potra’ alloggiare in case particolari contro la volonta’ del proprietario, ne’ imporre prestazione alcuna. In tempo di guerra i militari potranno esigere alloggio, bagagli, alimenti ed altre prestazioni, nei termini stabiliti dalla legge corrispondente.” (Articolo 16 della Costituzione).

Il diritto alla proprieta’ puo’ essere sospeso solo nell’aplicare l’Articolo 29 Costituzionale. “In caso di invasione, perturbazione grave della pubblica quiete o di qualsiasi altro fatto che metta in grave pericolo o conflitto la societa’, il solo Presidente degli Stati Uniti Messicani, d’accordo con i Titolari della Segreteria di Stato, con i Dipartimenti Amministrativi, la Procura Generale della Repubblica, con l’appoggio del Congresso dell’Unione e, con un ritiro di quest’ultimo, della commissione Permanente, potra’ sospendere in tutto il Paese o in luoghi determinati le garanzie che rappresentino un ostacolo per far fronte alla situazione in maniera facile e rapida; dovra’ pero’ farlo per un periodo di tempo limitato, attraverso prevenzioni generali e senza che la sospensione si restringa sulla persona in considerazione. Se la sospensione avesse luogo, trovandosi il Congresso riunito, questo concedera’ le autorizzazioni che ritiene necessarie affinche’ l’Esecutivo possa far fronte alla situazione; ma in caso  si verificasse cio’ in tempo di ritiro, verra’ convocato senza ritardi il Congresso affinche’ queste possano essere concordate”.

Di maniera ovvia, il Governo non ha mai ricorso a questo articolo durante i 10 anni di conflitto in Chiapas. Inoltre, molte espropriazioni sono state illegali, o non si e’ rispettato il consenso dei legittimi proprietari, Cosi’ CAPISE conclude con dato agghiacciante: delle 91 installazioni militari documentate, 29 sono di proprieta’ federale; 4 sono di predio municipale; uno e’ particolare e 57 sono di predio collettivo. “Evidentemente si tratta di un’occupazione militare nello stato, in particolare in territorio indigeno del Chiapas, che opera ancora in una logica di guerra quando non e’ stata registrata in questi termini attraverso il processo descritto nell’articolo 29 della Costituzione”.

Bene, per tutto cio’ si fa un appello contro la guerra. In molte parti del mondo ci sara’ mobilitazione. Fino ad ora ne sono state programmate negli Stati Uniti (New York, Chicago, Los Angeles); ma anche in Argentina, Brasile, Inghilterra, Messico, Canada, Chile, Bangladesh, Indonesia, India, Giappone, Pakistan, Corea del Sud, Tailandia, Australia, Nuova Zelanda, Austria, Spagna, País Vasco, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Groenlandia, Italia, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Scozia, Svezia e Turchia, tra tanti altri Paesi. Uniamo le nostre voci in questo grido mondiale per la pace.

Gustavo Castro Soto
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Translated by Giulia Gallotta for CIEPAC, A. C.


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