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Chiapas al Día, No. 404
CIEPAC
Chiapas, México
13 Aprile 2004

FRONTE MESSICANO CONTRO LE DIGHE DI SBARRAMENTO

Le oltre 45 mila grandi dighe di sbarramento che si sono costruite in tutto il mondo hanno sfollato più di 80 milioni di persone delle loro terre e dalle loro case. Tutte queste dighe di sbarramento hanno inondato più di 400 mila kilometri quadrati di terra, che equivalgono a tutto il territorio di Regno Unito, Belgio, Olanda e Austria. Equivalgono anche al 77% del territorio Centroamericano; o equivarrebbero all’inondazione di tutti i paesi del Guatemala, Honduras, El Salvador, Costa Rica, Belize e Panama messi insieme. Si sono sbarrati il 60% dei fiumi del mondo che sono le vene che danno vita al nostro pianeta. Se con le dighe di sbarramento si è contribuito a generare energia elettrica molto poco è stato fatto per controllare le inondazioni. Hanno immagazzinato acqua per l'irrigazione ma hanno rincarato gli alimenti e salinizzato le terre.

Le dighe di sbarramento hanno contribuito ai cambiamenti climatici, impoverito i villaggi ed indebitato i governi. Sono sparite foreste, boschi, animali e piante uniche al mondo oltre ad aver sepolto monumenti storici sotto le acque. La costruzione di grandi dighe di sbarramento hanno generato corruzione e grandi interessi economici quando c’erano alternative energetiche. Non sono stati tenuti in considerazione seri studi di impatto ambientale, sociale e culturale. La popolazione più direttamente colpita in generale non è stata consultata ed è stata sfrattata con la forza utilizzando addirittura degli assassini. Le grandi dighe di sbarramento hanno generato un grande movimento mondiale di opposizione e proteste. Queste, tra le altre, sono le conclusioni alle quali è giunta la Relazione della Commissione Mondiale di Dighe di sbarramento (CMR), Commissione promossa dalla Banca Mondiale, imprese e governi con il fine di valutare l’impatto delle grandi dighe di sbarramento nel mondo (www.dams.org).

Il problema di fondo riguardante la discussione sulle grandi dighe di sbarramento è la visione che si ha dello sviluppo. Quale tipo di sviluppo, come riuscirci, chi ci guadagna e chi ci perde. E questo modello di sviluppo capitalista privilegia l’accumulo delle ricchezze, la consapevolezza che coloro che perdono rimarranno esclusi. E’ una corsa per giungere alla meta: accumulare sempre di più. Governi, imprenditori e banche private e multilaterali come la Banca Mondiale (BM) e la Banca Interamericana di Sviluppo (BID) hanno alimentato questo processo. Hanno addirittura valutato i loro prestiti per finanziare grandi dighe di sbarramento e nella maggior parte dei casi non hanno portato a termine la loro commissione.

L’individuo imprenditoriale corporativo e tendente al monopolio di questo modello neoliberista ha bisogno di un motore che alimenti il suo progetto di sviluppo: l’energia elettrica. Senza di essa non ci sono né la produzione né le eccedenze. In questo contesto il grande capitale va dietro lo scatto del settore energetico che si trova nelle mani dei governi e a tutte quelle fonti che producono energia con l’obiettivo di privatizzarla: uranio arricchito (energia nucleare), acqua (energia idroelettrica), vento (energia eolica) oltre al gas, il calore solare e il vapore. Il motore, per far sì che il progetto di sviluppo cammini, avrà bisogno di strade, canali e vie ferroviarie.

In questo contesto dobbiamo osservare il processo di integrazione che pretende di portare avanti il governo degli Stati Uniti tramite l’Area del Libero Commercio delle Americhe (ALCA) e e sue espressioni regionali come il Piano Puebla-Panama, il Mercosur, o i trattati di Libero Commercio tra Stati Uniti e Repubblica Dominicana, Centroamerica, Cile, Colombia, etc. etc.

I piani idroelettrici si sviluppano in tutto il Continente Americano. Cile, Argentina, Colombia, Brasile, Honduras, Guatemala, Messico, Belize, Costa Rica, Panama, El Salvador, tra gli altri. Ma allo stesso modo con la forza del grande Movimento contro le Dighe di sbarramento del Brasile e altre lotte, si fortifica la Rete Latinoamericana contro le Dighe di sbarramento. E in due anni è sorto il Foro Mesoamericano contro le Dighe di sbarramento grazie alle lotte locali dei villaggi. Questi processi hanno portato ad una maggiore consapevolezza sulla necessità di proteggere i fiumi, l’ambiente, il patrimonio culturale e la vita stessa dei villaggi. Però anche a lottare per un progetto di sviluppo diverso, inclusivo, sostenibile, che rispetti i diritti umani, contro l’esclusione.

Nel mese di marzo del 2004 il presidente messicano Vicente Fox ha affermato in Honduras che il Piano Puebla-Panama (PPP) è uno strumento sostenibile di sviluppo economico. Al contrario di quello che dicono alcuni analisti, cioè che il PPP è morto, Fox ha assicurato che il PPP avanza spedito e si è convertito in un programma di lavoro che è in moto. Ha spiegato che questo progetto deve assistere ad una prima tappa di investimenti in infrastrutture per potenziare lo sviluppo, ma con il capitale umano della regione, combattere la povertà, distribuire le entrate ed espandere le economie. Fox ha insistito nel fatto che il PPP rispetta in pieno le famiglie e le comunità indigene, in quanto “a nessuno si imporrà una strada o un progetto di investimenti che esso non accetti di buon grado”. A riguardo, il governante ha negato l’intenzione di installare un generatore elettrico nel fiume Usumacinta che colpirebbe l’ambiente o distruggerebbe siti archeologici. Ha ripetuto che il PPP è un piano di sviluppo regionale che antepone il bene della comunità e ha come priorità più alta il beneficio delle persone, delle famiglie e particolarmente dei più poveri tramite lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, una settimana prima persone armate hanno sparato contro gli indigeni che marciavano per la Giornata Internazionale contro le Dighe di sbarramento nel Petén, Guatemala. Nello stesso momento si registravano diversi omicidi di leader indigeni in Honduras dove si mantiene una forte resistenza ai megaprogetti del PPP e contro le politiche del Fondo Monetario Internazionale (FMI). 

Da parte sua, l’Alleanza Messicana per l’Autodeterminazione dei Popoli (AMAP) ha lanciato un comunicato in risposta al presidente Fox dove si è assicurato che: “Un segnale ulteriore che la concezione del PPP si esprime nel complesso di aggressioni che significano l’imposizione di tutti questi progetti nei popoli e nelle comunità rurali ed indigene e soprattutto nella risposta sociale contro gli stessi. Alcuni esempi sono: le violazioni dei diritti umani, economici, sociali, culturali e ambientali dei villaggi indigeni dell’Istmo di Tehuantepec a Oaxaca, dove indigeni mixes, zapotecos, mixtecos, zoques, chinantecos, chontales e kunats o huaves si sono mobilitati nell’Istmo per manifestare il proprio netto rifiuto ai megaprogetti che si stanno già sviluppando nella regione come la costruzione della superstrada Oaxaca-Istmo-Huatulco”. L’AMAP ha assicurato che “La costruzione di questa rete stradale ha significato la spoliazione delle terre coltivabili dei campesinos e la distruzione di vestigia archeologiche dell’antica cultura zapoteca, come è successo nel tratto Guelaguichi-Tehuantepec. Questi piani del governo statale e federale per “modernizzare” apparentemente le strade costituiscono l’infrastruttura per stabilire corridoi turistici ed industriali nella regione. E’ il caso del progetto del corridoio turistico Salina Cruz-Huatulco che minaccia di far sparire la proprietà ejidal e comunale della terra e attenta contro le risorse naturali che i popoli chontales hanno protetto per centinaia di anni”.

Questo è il contesto delle lotte di resistenza sociale contro le infrastrutture dello sviluppo neoliberista. Il problema non è l’infrastruttura in sé, tutti vogliamo l’energia elettrica e le strade. Il problema centrale è in che cornice di sviluppo si concepisce, chi paga l’infrastruttura e chi ne beneficia; se rispetta i diritti umani e l’ambiente, se è sostenibile; o chi esce guadagnando e chi esce perdendo.

Da questa piattaforma, durante il III Incontro Chiapaneco contro il Neoliberismo svoltosi dal 19 al 21 marzo del 2004 nel municipio di Huitiupán, Chiapas, si è lanciata la convocazione per il Primo Incontro del Fronte Messicano contro le Dighe di sbarramento. Di seguito riproduciamo testualmente la risoluzione.

RISOLUZIONE SULLE DIGHE DI SBARRAMENTO

III Incontro Chiapaneco Contro il Neoliberismo

Allertati di fronte alla graduale e silenziosa incursione dei progetti di costruzione di dighe di sbarramento che stanno imponendo le grandi multinazionali alleate con i governi corrotti e davanti al non mantenimento delle promesse di cancellazione di detti progetti da parte delle autorità, ci riuniamo a Huitiupán, Chiapas, in 80 circa tra compagne e compagni coinvolti, minacciati e sfrattati a causa dei progetti di costruzione di dighe di sbarramento.

Riuniti, con il bene immobile che ci trasmettono queste terre e con la ferma ed infrangibile decisione di difenderle dagli invasori neoliberisti e le loro imprese multinazionali, arriviamo alla comunità di Huitiupán, campesinas e campesinos, indigeni, lavoratori, studenti, membri di Ong e di gruppi e organizzazioni sociali dei Municipi di Simojovel, di Chenalhó, Amatán, Chalchihuitán, El Bosque, Pantelhó, della Región Frontera Sur, di Los Altos de Chiapas, e di altri stati, Guerrero e Oaxaca, così come la sorella Repubblica del Guatemala, con l’obiettivo di condividere ed analizzare le nostre esperienze per rafforzare le lotte a difesa delle nostre terre, delle nostre risorse naturali, della nostra cultura, dei nostri territori e della nostra stessa vita.

Per dare seguito alla nostra agenda riprendiamo gli accordi raggiunti nel II Incontro Chiapaneco Contro il Neoliberismo svoltosi a Nuevo Huixtán, Chiapas, nei giorni 8 e 9 febbraio del 2003; gli accordi del II Foro Mesoamericano Contro le Dighe di sbarramento “Per l’Acqua e la Vita dei Villaggi” La Esperanza Intibucá, Honduras dal 17 al 20 luglio del 2003 e, la dichiarazione di Rasi Salai approvata nel Secondo Incontro Internazionale dei Colpiti dalle Dighe di sbarramento e i loro Alleati, Thailandia dal 28 novembre al 4 dicembre 2003. Allo stesso modo, incorporiamo i progressi raggiunti nelle riunioni e nei forum svoltisi nei centri della resistenza: incontro contro il progetto dell’idroelettrica a Jalapa de Marqués, Oaxaca: forum di denuncia contro la progettata diga di Arcediano, a Guadalajara, Jalisco; e l’Incontro di Solidarietà con i Campesinos di La Parota, ad Acapulco, Guerrero.

PRONUNCIAMENTI

1 – Condanniamo e denunciamo energicamente il codardo, feroce e disumano attentato con pallottole che hanno subito due compagni campesinos guatemaltechi del Petén il giorno 15 marzo 2004 ed esigiamo che le autorità acclarino da dove siano provenuti questi fatti brutali. Continuiamo, tutte le organizzazioni presenti, appoggiando solidalmente e concretamente i compagni del Fronte Petenero Contro le Dighe di sbarramento in questa lotta in difesa dei diritti ad una vita giusta e dignitosa e a salvaguardia delle loro terre, fiumi e ambiente.

2 – Rifiutiamo l’imposizione che pretende di fare il governatore dello Stato di Oaxaca, del progetto di ampliamento della Diga di sbarramento Benito Juárez a Jalapa del Marqués, Oaxaca, con l’obiettivo di trasformarla in idroelettrica. I campesinos della zona hanno subito la spoliazione delle proprie terre nel 1961, con la costruzione dell’attuale diga. Non sono disposti a subire una nuova aggressione. Denunciamo insieme a loro, le minacce del governo di Oaxaca nel senso che, tanto l’ampliamento della diga, quanto lo sfratto di campesinos nelle comunità di Guiechiqero e Cerro de Chivo, per la costruzione di un’autostrada, si porteranno a termine a qualunque costo, passando sopra la volontà delle comunità che si oppongono a questi progetti.

3 – Lamentiamo la disinformazione e la confusione generate dal Vescovo di San Cristóbal de las Casas, Felipe Arizmendi, nel senso che, per un’ipotesi di scambio di lettere con la Commissione Federale di Elettricità (CFE), informa la stampa che erano stati cancellati i progetti di costruzione di dighe di sbarramento in Chiapas. Occorrerà dirgli che già esistono sul tavolo della CFE le licitazioni per la costruzione di dighe di sbarramento nel fiume Usumacinta e che altri progetti di dighe di sbarramento, come quella di Itzantún, si sono solo sospese e non cancellate. Questi progetti, se non verranno sospesi in maniera definitiva, dalla resistenza dei villaggi, colpiranno molti campesinos, particolarmente gli indigeni del Chiapas.

4 – Confermiamo l’appoggio e la solidarietà a tutti coloro che sono coinvolti in progetti di dighe di sbarramento, particolarmente negli stati di Oaxaca, Chiapas, Guerrero e Jalisco. Ci sarà mutuo appoggio reciproco ogni volta che una comunità verrà minacciata. Il nostro appoggio sarà dato tramite la diffusione, l’informazione reale e concreta dei problemi, e soprattutto, si rafforzerà l’appoggio con la nostra presenza fisica nei luoghi colpiti.

5 – Lavoreremo per il consolidamento del Fronte Statale Chiapaneco Contro le Dighe di sbarramento trovando un simbolo che ci possa unire in questa lotta. Allo stesso modo rafforzeremo i fronti e i comitati di resistenza degli stati di Oaxaca, Jalisco e Guerrero.

6 – Estendiamo la denuncia fatta dal Fronte Chiapaneco Contro le Dighe di sbarramento, Frontiera Sud, di Nuevo Huixtán, sull’intensificazione di voli di aerei dell’esercito messicano che spargono liquidi che uccidono i seminativi, così come scatole piene di mosche nocive sui raccolti dei contadini della regione. Si stabilisce un sistema di monitoraggio.

ACCORDI

-          I compagni dei municipi di Huitiupán, Simojovel, Chalchihuitán, Amatán, Pantelhó, ed El Bosque, dello stato del Chiapas, rendono pubblica la decisione dei loro villaggi di CANCELLARE in maniera definitiva il progetto di costruzione della diga di sbarramento di Itzantún. Questo accordo è appoggiato da tutti i gruppi e le organizzazioni che hanno assistito al III Incontro Chiapaneco.

-          I compagni coinvolti e che resistono contro la costruzione delle dighe di sbarramento degli stati di Guerrero, Oaxaca, Jalisco e del Petén (Guatemala), lavoreranno per la costituzione di un Fronte Nazionale Contro le Dighe di sbarramento per poter coordinare così le nostre azioni ad un livello più ampio possibile. La costituzione formale di questo fronte sarà un obiettivo del I Incontro Nazionale Contro le Dighe di sbarramento, che si svolgerà a Jalapa de Marqués, Oaxaca, nel mese di settembre di quest’anno.

-          Proporre attraverso la rete latinoamericana e internazionale un simbolo internazionale che possa unire coloro che sono coinvolti nei progetti di costruzione di dighe di sbarramento.

-          Nell’arco di quindici giorni dovrà svolgersi uno scambio di informazioni tecniche e specifiche sui        progetti di ogni regione attraverso una rete di posta elettronica.

-          Una volta raccolte tutte le informazioni, si lavorerà per la costruzione di una pagina web a livello nazionale e della zona del Petén, sulla resistenza contro i progetti di dighe di sbarramento.

-          I compagni chiapanechi coordinati con i compagni di Huitiupán produrranno in queste settimane un opuscolo spiegando il cammino di lotta e resistenza che è stato percorso in tutti questi anni contro il progetto di Itzantún.

-          Inviare delegati al III Foro Mesoamericano contro le Dighe di sbarramento, alla IV Settimana per la Diversità Biologica e Culturale e al V Foro contro il Piano Puebla-Panama che si svolgeranno nel mese di luglio del 2004 a San Salvador, Centro America. Lavorare alla organizzazione, partecipare al I Incontro Nazionale Contro le Dighe di sbarramento che si svolgerà a Jalapa de Marqués, Oaxaca, nei giorni 24,25,26 settembre del 2004.

Huitiupán, 21 marzo del 2004.

NO ALLE DIGHE DI SBARRAMENTO!

UNITI, I VILLAGGI, CANCELLIAMO I PROGETTI NEOLIBERISTI DI COSTRUZIONE DI DIGHE DI SBARRAMENTO!

LA NOSTRA LOTTA E’ PER LA DIFESA DELLE NOSTRE TERRE!

LA TERRA NON SI VENDE!

Fin qui il testo della risoluzione. Non c’è alcun dubbio che la società civile si stia muovendo ogni volta con più forza generando le speranze che un altro mondo è possibile.

Gustavo Castro Soto
Center for Economic and Political Investigations of Community Action, A.C.
CIEPAC is a member of the, Mexican Network of Action Against Free Trade (RMALC) www.rmalc.org.mx, Convergence of Movements of the Peoples of the Americas (COMPA ) www.sitiocompa.org, Network for Peace in Chiapas, Week for Biological and Cultural Diversity www.laneta.apc.org/biodiversidad, the International Forum "The People Before Globalization", Alternatives to the PPP http://usuarios.tripod.es/xelaju/xela.htm, and of the Mexican Alliance for Self-Determination (AMAP) that is the Mexican network against the Puebla Panama Plan. CIEPAC is a member of the Board of Directors of the Center for Economic Justice http://www.econjustice.net and the Ecumenical Program on Central America and the Caribbean (EPICA) http://www.epica.org. Center for Economic and Political Investigations of Community Action, A.C.


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Translated by Francesco Falasconi for CIEPAC, A. C.


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