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Chiapas al Día, No. 414
CIEPAC
Chiapas, México
26 maggio 2004

MESSICO ED UNIONE EUROPEA

Nel 2000 l’allora presidente del Messico, Ernesto Zedillo, stava per concludere il suo mandato. Nello stesso anno entrava in vigore l’Accordo d’Associazione economica, Concertazione politica e Cooperazione tra il Messico e i 15 paesi che allora formavano l’Unione Europea (UE), accordo che era stato firmato nel dicembre del 1997, ma che entrÚ in vigore, appunto, solo nel 2000. Tale accordo rappresenta la base delle relazioni tra le due parti ed Ë anche chiamato Accordo Globale.

Come previsto dall’Accordo Globale, tra l’Unione Europea e il Messico fu firmato un Trattato di libero Commercio (TLCUEM) il quale entrÚ in vigore un giorno prima delle elezioni presidenziali (il 1_ Luglio del 2000) per la parte riguardante il commercio di beni e il 1_ di marzo, per la parte riguardante il commercio dei servizi.

Il TLCUEM prevedeva l’abolizione progressiva di dazi doganali e d’altri ostacoli al commercio, da perfezionarsi entro il 2005 per ciÚ che riguardava le esportazioni di beni messicani verso l’Europa, ed entro il 2007 per ciÚ che riguardava le esportazioni europee verso il Messico.

Per ciÚ che concerneva il commercio di servizi fu concordato un altro periodo di transizione della durata di dieci anni. Dunque si prevedeva di raggiungere una totale liberalizzazione commerciale entro il 2010.

L’accordo fu firmato tra il Messico ed un’Unione Europea formata da Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Spagna, Grecia, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svezia, e Regno Unito. Ma a partire dal 1_ di maggio a questi paesi se ne sono sommati altri dieci: Cipro, Polonia, Estonia, Lettonia, Slovacchia, Slovenia, Malta, Lituania, Ungheria e Repubblica Ceca. Al momento della firma del Trattato, l’Europa aveva 450 miliardi d’abitanti mentre il Messico ne contava100 miliardi. A partire dal 2000, il Messico Ë stato il paese ad aver firmato pi_ trattati di libero commercio al mondo e l’unico ad averne firmato uno con entrambe i blocchi commerciali e politici pi_ importanti: Stati Uniti ed Unione Europea.

All’interno dell’Accordo Globale il trattamento delle due parti non fu equilibrato nÈ graduale nÈ tanto meno giusto, anche se fu incorporata una clausola democratica che dice che: “Il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali enunciati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ispira le politiche interne ed internazionali delle Parti e costituisce un elemento essenziale del presente Accordo”. (1) Tale clausola, perÚ, per quanto giusta, non ha effetto vincolante, vale a dire che ha solo valore dichiarativo e non obbliga nessun governo al suo compimento. In Messico ci sono casi di tortura, stragi, allontanamento forzoso dalle proprie terre, eserciti paramilitari, militarizzazione diffusa, omicidi di donne, prigionieri politici, povert‡ estrema in aumento, disoccupazione ed emigrazione, mancanza di servizi essenziali e morti a causa di malattie dipendenti dalla povert‡. Tale situazione viene completamente dimenticata mentre si continuano a stipulare accordi commerciali a dispetto delle recenti relazioni delle Nazioni Unite e di Amnesty International riguardanti la grave situazione dei diritti umani in Messico.

Il presidente Zedillo utilizzÚ molti trabocchetti affinchÈ il Congresso messicano approvasse l’accordo.

Il documento non fu tradotto nei tempi previsti nÈ in modo corretto; i legislatori lo conobbero solo pochi giorni prima che terminasse il periodo di sedute della Camera e solo pochi mesi prima delle elezioni presidenziali del 2000. Non ci fu una consultazione pubblica e tutto fu concluso in fretta; non fu dato nessun peso agli interessi dei settori produttivi messicani; furono occultati i temi delle negoziazioni; e non si tenne nemmeno conto delle differenze tra la ricchezza dei paesi dell’UE e la situazione economica messicana, cercando di prevedere qualche tipo di protezione per i settori produttivi pi_ vulnerabili.

Oltre all’antidemocraticit‡ del procedimento che si svolse in Messico, le parti crearono un Comitato Congiunto, composto da funzionari del governo messicano e da rappresentanti della Commissione Europea. Tale Comitato Congiunto si riunÏ per la prima volta il 2 ottobre del 2001 a Bruxelles,un anno dopo l’entrata in vigore dell’Accordo Globale. Questo Comitato nelle proprie riunioni,ha la facolt‡ di modificare le date relative alle liberalizzazioni commerciali,le percentuali e i tempi ,senza dover chiedere nÈ il parere del Senato della Repubblica Messicana nÈ quello del Parlamento Europeo.

Inizialmente fu stabilito che i dazi doganali sul 52% dei beni importati sarebbero stati eliminati gradualmente fino al 2007, anno a partire dal quale non avrebbero pagato pi_ nemmeno un dollaro per entrare. Si puntava alla liberalizzazione del 95% dei beni commercializzati, fino ad ottenere la liberalizzazione commerciale del 100% dei prodotti industriali, del 62% dei prodotti agricoli e del 99,5% dei prodotti della pesca.Fino al 2003 il TLCUEM ha riguardato circa il 96% di tutti i prodotti e servizi ( 50% beni d’importazione messicana e 82% beni d’importazione europea). Tranne poche eccezioni riguardati prodotti particolarmente sensibili del settore agricolo, la maggior parte dei prodotti, anche agricoli, sono trattati dando la precedenza ai prodotti europei sui messicani, ciÚ avviene, ad esempio, per il vino,la birra, vari tipi di frutta e verdura,il tabacco, il caffË,gli avocado, i fiori ed il miele. Nel settore dei servizi, si agevola l’accesso, nel mercato messicano, d’imprese europee, specialmente banche ed assicurazioni. Ora le banche e le assicurazioni europee potranno investire in Messico senza dover contare sull’appoggio degli Stati Uniti o del Canada.

Inoltre, sono state agevolati gli investimenti diretti europei in Messico. Trasferimenti di denaro facilitati e l’impulso a programmi di protezione degli investimenti hanno ampliato ed accelerato il transito di capitali transatlantici. In molti casi si puÚ ricorrere ad accordi bilaterali gi‡ esistenti tra il Messico ed i singoli membri dell’UE. Oltre a questa liberalizzazione del commercio, il TLCUEM prevede anche l’apertura dei mercati all’entrata di beni,servizi ed investimenti in aree che fino ad oggi sono state riservate al settore pubblico,come il caso delle telecomunicazioni (Telmex),dell’energia elettrica (CFE) o del petrolio (Pemex).

Nei margini di convenzioni, organizzazioni internazionali come l’OMC o di trattati bilaterali gi‡ esistenti,gi‡ in passato erano stati stipulati accordi riguardanti il diritto di concorrenza,d’autore e di licenze e patenti, (possono essere patentate cose tangibili ed intangibili come odori,colori,sapori o preparazione d’alimenti)ma furono anche stabiliti vari meccanismi di risoluzione dei conflitti. L’intenzione dei firmatari dell’Accordo Globale e del TLCUEM sono evidenti: L’80% del commercio estero del Messico Ë con gli Stati Uniti, al secondo posto si colloca l’UE che non arriva nemmeno al 7% del commercio estero messicano,seguito da Giappone e Canada con poco pi_ del 2% ciascuno. Il commercio messicano con l’intera America del sud Ë meno del 2% dell’intero commercio estero nazionale.

L’UE vede nel Messico un socio commerciale strategicamente importante. Primo, perchÈ il Messico , dopo il Brasile, con pi_ di cento miliardi di consumatori, Ë la seconda economia dell’America Latina; secondo, perchÈ la quantit‡ di accordi di libero commercio, che il Messico ha stipulato con altri paesi e blocchi economici, offre una buona opportunit‡ per scalare i mercati di altre nazioni. Tra questi trattati in primo luogo c’Ë il TLCAN, ma il Messico conta anche trattati bilaterali di libero commercio con vari paesi del centro e del sudamerica (Bolivia,Cile,Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Colombia, Nicaragua, Venezuela), con il Mercosur,con Israele prossimamente con il Giappone e con altri paesi, di fatto il Messico Ë il paese che ha stipulato pi_ trattati di libero commercio al mondo; terzo, perchÈ a causa dei salari molto bassi ,della debolezza delle normative sul lavoro, del basso livello delle imposte, di leggi di protezione dell’ambiente abbastanza tolleranti,specialmente nel settore delle “maquiladoras” , i bassi costi di produzione rendono il Messico un luogo di produzione molto attraente per le imprese europee e ancor pi_ se il mercato principale di tali imprese si trova negli Stati Uniti. L’industria automobilistica europea offre un buon esempio. L’impresa tedesca Volkswagen ad esempio,produce i suoi modelli, destinati in special modo al mercato statunitense e non a quello europeo (come il Beetle) ,esclusivamente in Messico. Nel caso della Germania,quasi la met‡ del commercio totale con il Messico Ë composto da automobili e componenti d’auto.

Prima del 2000; solo lo 0,12% del totale delle unit‡ produttive del Messico, che rappresentavano le 327 grandi corporazioni nazionali e straniere-molte delle quali europee- e le 3200 maquiladoras d’esportazione, erano state le principali beneficiarie dei trattati di libero commercio ed in capo ad esse si concentrava pi_ dell’80% del commercio estero del Messico. Furono tali imprese che negoziarono gli accordi commerciali.Per esempio, la Volkswagen ebbe grande influenza riguardo al tema dell’industria automobilistica.

Nel 2000, il volume del commercio transatlantico fu di 20,9 miliardi di euro (praticamente equivalente al dollaro), 7 miliardi dei quali riguardarono esportazioni europee dal Messico e 13,9 miliardi le esportazioni europee verso il Messico. Vale a dire che il Messico importÚ quasi due volte pi_ di ciÚ che importÚ l’UE. Con ciÚ, il deficit commerciale del Messico con l’UE arrivÚ all’incirca a 6,9 miliardi di euro.

Un anno dopo, durante il 2001, il Messico esportÚ beni e servizi del valore di circa 7,4 miliardi di euro verso l’UE. Allo stesso tempo, beni e servizi europei per pi_ di 15 miliardi di euro attraversarono l’Atlantico diretti in Messico. In totale, il volume commerciale tra i due partner aumentÚ del 7,2%: da 20,900 miliardi di euro nel 2000 a 22,400 miliardi di euro nel 2001. Il deficit commerciale del Messico con l’UE incrementÚ sproporzionatamente del 10,1%: da 6,900 miliardi di euro a 7,600 miliardi di euro,

L’UE ottenne di aumentare la sua partecipazione al commercio estero totale del Messico da un 6% nel 2000 ad un 6,6% nel 2001. I prodotti agricoli rappresentano solo un 6,7% delle importazioni ed un 4,4 % delle esportazioni europee in Messico. I beni europei pi_ importati in Messico sono macchinari, automobili e componenti di automobili e prodotti chimici. L’UE importa dal Messico soprattutto automobili, articoli da ufficio e idrocarburi. Nel settore dei servizi bisogna menzionare soprattutto il turismo.

Durante gli anni ’90, un 16% degli investimenti diretti stranieri provenivano dai paesi dell’UE. In totale, oggi, in Messico, ci sono pi_ di 5,000 imprese a capitale europeo. Il socio commerciale pi_ importante del Messico, tra i quindici paesi fondatori dell’UE Ë la Germania, seguita da Spagna, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi. Alla fine degli anni ’90 Il Messico aveva accumulato un deficit commerciale generale di 48 miliardi di dollari.

Certo, le relazioni commerciali attraverso l’Atlantico sono leggermente aumentate, ma allo stesso tempo si Ë verificato un forte incremento del deficit estero del Messico con l’UE, che sta a significare che gli europei sono stati pi_ favoriti dei messicani dal TLCUEM. Fin ora, il TLCUEM non ha raggiunto lo scopo di diversificare le esportazioni messicane verso l’UE. Pi_ dell’80% delle esportazioni messicane nell’UE consistono ancora in nove prodotti principali. Il settore che sicuramente ha sofferto maggiormente a causa del TLCUEM Ë l’agricoltura messicana, che gi‡ si trovava in una profonda crisi.

Prima che il TLCUEM entrasse in vigore, i dieci prodotti pi_ esportati verso l’UE rappresentavano tra il 40 ed il 45% del totale. Le dieci principali esportazioni dell’UE in Messico rappresentavano invece solo il 10% del totale proveniente da Germania, Italia, Francia, Spagna e Regno Unito. Da parte sua l’UE imponeva alti dazi doganali ai prodotti messicani come la birra (14%),le fragole congelate (13%),il succo d’arancia (18%), le manifatture di plastica (7%) ecc. Anche altri prodotti come l’avocado, la tequila, i ceci pagavano dazi.

I prodotti agricoli messicani che riuscirono ad ottenere un innalzamento della domanda da parte dell’Europa in seguito all’entrata in vigore del TLCUEM, sono in maggioranza quelli gestiti dalle grandi compagnie europee ed internazionali. Il mercato di avocado, per esempio, Ë dominato dalle imprese francesi, quello dei fiori, da imprese olandesi. L’UE, da parte sua, esige la totale apertura del mercato messicano ai prodotti agricoli europei, mentre dalla’altro lato, protegge i propri contadini attraverso barriere doganali e sussidi.

Nell’anno 2001, la spesa totale del governo messicano per l’agricoltura fu di quasi tre miliardi di dollari. L’UE spese in quello stesso anno pi_ di 105 miliardi di dollari solo in sussidi. I contadini messicani semplicemente non possono competere con l’agricoltura moderna, altamente sostenuta economicamente e politicamente unificata, dell’UE.

Per ciÚ che riguarda queste cifre, bisogna rilevare che si tratta di una selezione tra la gran variet‡ di statistiche disponibili, diverse fra loro, in parte contraddittorie ed a volte stilate in base ad un'unica fonte. La pagina internet dell’Unione Europea (http://europa.eu.int/) per esempio, offre una gran quantit‡ di documenti e grafici riguardo alle relazioni commerciali tra il Messico e l’UE che in molti casi non coincidono con altri grafici contenuti nello stesso sito. Nemmeno l’Istituto Nazionale di Statistica, Geografia ed Informatica del Messico (INEGI) possiede informazioni esaurienti. Inoltre non Ë stato possibile verificare da nessuna parte gli alti tassi di crescita menzionati nelle relazioni ufficiali e negli incontri dei rappresentati di entrambe i soci commerciali,come ad esempio il primo incontro del Comitato Congiunto del mese d’ottobre del 2001 a Bruxelles,nel quale si parlÚ di un tasso di crescita del commercio tra il Messico e l’Unione Europea,nel primo anno dall’entrata in vigore del TLCUEM, superiore al 25%.

Le imprese multinazionali europee, tra cui la BBV, la banca Santander, Scotian Bank, l’UniÚn Fenosa, Endesa, Iberdrola, Repsol, Shell, British Petroleum, Gas Natural,Vivendi,Suez,Elettricit‡ Francese ecc., cercano il modo di garantire i propri affari in America Latina e nei Caraibi.Le banche e tutto il sistema bancario gi‡ Ë stato o sta per essere acquisito,ma anche l’energia elettrica,il petrolio ,il gas ,l’acqua ecc. Molte di queste imprese hanno entrate equivalenti al bilancio di qualunque paese del centro america o dei Caraibi.

Dunque, tutto il processo che ha dato alla luce e che sostiene il TLCUEM, si Ë svolto in maniera totalmente antidemocratica ed ha avuto come risultato la “vendita” della sovranit‡ del Messico. Con tale accordo fu deciso che il governo messicano potesse essere messo in stato d’accusa da parte d’imprese straniere di fronte a tribunali internazionali le cui risoluzioni fossero obbligatorie per il Messico, indipendentemente dal loro contrasto con le leggi messicane. Un ulteriore risultato dell’accordo fu di accelerare i processi di liberalizzazione, fino alla totale eliminazione di dazi doganali sui prodotti importati e di eliminare in tempi molto brevi le quote d’importazione, ossia la quantit‡ di tonnellate dello stesso prodotto che possono essere introdotte in Messico. Un ultimo grave elemento fu quello di regolare l’intero sistema in base principio del “trattamento nazionale”, principio secondo il quale le imprese straniere non possono ricevere un trattamento meno favorevole di quello ricevuto dalle imprese nazionali (appoggio, sussidi, sgravi fiscali, promozione, contratti, leggi e regolamenti speciali ecc.).

Il TLCUEM ha continuato a rendere pi_ profonde le disuguaglianze economiche, sociali, culturali ed ambientali che gi‡ erano state accresciute dal TLCAN ed inoltre non rispetta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ed al Patto Internazionale dei diritti Economici, Sociali e Culturali. Questi due strumenti internazionali menzionano il diritto alla sicurezza sociale, al lavoro, ad un salario degno, il diritto alla costituzione di sindacati ed allo sciopero, ad un trattamento ugualitario senza discriminazione, al soddisfacimento dei diritti economici,sociali e culturali; all’educazione ed alla salute; ad un ambiente sano; alla libera determinazione dei popoli; alla partecipazione e ad alla consultazione popolare ecc.

La societ‡ civile, in Messico come nell’UE, critica fortemente l’Accordo Globale ed il TLCUEM. Un punto centrale della critica alla’Accordo Globale riguarda l’assenza di un organo centrale di monitoraggio del rispetto della clausola democratica e dei diritti umani appena menzionati. Si esige,in particolar modo da parte della Rete Messicana d’Azione di fronte al Libero Commercio (Red Mexicana de AcciÛn frente al Libre Comercio :RMALC), un Osservatorio Sociale che monitori e valuti in modo permanente l’attuale situazione della democrazia, dei diritti umani e dell’ambiente nell’UE e in Messico . Inoltre, si richiede l’istituzione di un Consiglio Consultivo Misto (CCM) che assista i due organi ufficiali previsti dall’Accordo Globale, ovvero il Consiglio Congiunto ed il Comitato Congiunto, soprattutto nelle discussioni relative all’impatto economico,sociale e politico del TLCUEM. Partendo da ciÚ ci si pone l’obiettivo di dare un senso positivo ed attivo alla clausola democratica ed al ruolo dei diritti umani nell’Accordo Globale,al contrario del valore passivo e negativo che hanno ricoperto fino ad oggi.

Di fronte a tale situazione la societ‡ civile reclama la pubblicazione di una relazione annuale riguardo l’impatto dell’Accordo Globale e del TLCUEM nei settori dei diritti umani ,dell’occupazione,della povert‡,dell’agricoltura,delle minoranze,dell’ambiente ecc. Altro punto problematico dell’Accordo Globale Ë dato dalla composizione del Consiglio Congiunto e del Comitato Congiunto, poichÈ essi sono composti da rappresentanti dei governi i quali sono gli unici dotati del diritto di potere decisionale. CiÚ contraddice la Costituzione messicana che sancisce che il potere decisionale sia proprio anche del parlamento e del senato. Viene criticato anche il fatto che le piccole e medie imprese,tanto in Europa quanto in Messico, non ottengano nessun vantaggio dal TLCUEM. Solo le grandi imprese che producono in Messico (la Volkswagen ad esempio) e il settore delle maquilas,sono favorite dal trattato. Nemmeno l’incremento del commercio tra le due parti Ë stato tanto straordinario come si promise. A causa di ciÚ varie organizzazioni non governative (ONG),hanno chiesto al governo messicano di proteggere i prodotti pi_ sensibili dell’agricoltura messicana,come ad esempio il mais,il grano,lo zucchero ed il cacao.

Per dare l’opportunit‡ di aprire un dialogo tra le differenti parti della societ‡ civile messicana ed europea,in occasione della riunione del Comitato Congiunto dell’ottobre del 2002, si decise di convocare un Foro Sociale Messico-UE . Questo primo Foro ebbe luogo a Bruxelles, il 26 novembre 2002. Furono invitati pi_ di duecento rappresentanti di entrambi i governi e dei distinti organi della societ‡ civile come ONG,sindacati,gruppi d’interesse,comitati scientifici e organi d’informazione. In occasione del Foro si volle dare l’opportunit‡ alla societ‡ civile di esprimere le sue forti critiche, di spiegare alla societ‡ di entrambe le parti quale fosse il reale impatto dell’Accordo Globale e del TLCUEM, di avanzare proposte per migliorare gli accordi firmati e di proporre nuovi accordi. Questo lavoro fu organizzato attraverso tre tavole rotonde: una sul settore politico, una sulla cooperazione, ed una sul commercio e l’economia.

Dopo alcune iniziali problemi relativi alla struttura, agli obiettivi del Foro e ad al ruolo degli organi dei governi, a causa dei quali alcune ONG minacciarono di ritirarsi, soprattutto i membri messicani furono suggerite una buona quantit‡ d’idee e proposte, in particolar modo dai membri messicani. Le reazioni dei rappresentanti della societ‡ civile, come quelle dei rappresentati dei governi furono generalmente positive. In particolar modo, i rappresentati dell’UE reagirono con molto interesse alla proposte del RMALC relative all’istituzione di un Osservatorio Sociale e di un CCM, ma nessuno dei rappresentanti volle fare concessioni nÈ promesse concrete. Dobbiamo continuare a fare pressione in ogni maniera, perchÈ gli accordi di libero commercio non abbiano pi_ valore dei diritti umani.

FONTI

Pagina Web dell’ Unione Europea (http://europa.eu.int/); Red Mexicana de AcciÛn frente al Libre Comercio (http://www.rmalc.org.mx/ ); Rivista “Milenio”, Ciudad de MÈxico, 25.11.2002 y 26.11.2002; Rivista “Reforma”, Ciudad de MÈxico, 27.11.2002; Rivista “El Economista”, Ciudad de MÈxico, 26.11.2002; Rivista “De Morgen”, L’Aia, 28.11.2002; “EU Country Strategy Paper: Mexico 2002-2006”, Bruxelles 2001; RMALC/CIFCA, “Encuentro de Organizaciones Sociales y Civiles de MÈxico y la UE en el Marco del Acuerdo Global UE-MÈxico”, Ciudad de MÈxico 2001; Ambasciata tedesca in Messico (http://www.embajada-alemana.org.mx/); Instituto Nacional de EstadÌsticas GeografÌa e Inform·tica (http://www.inegi.gob.mx/); EuroStat (http://europa.eu.int/comm/eurostat/Public/datashop/print-catalogue/EN?catalogue=Eurostat); “Voto Particular. Acuerdo de AsociaciÛn Economica, ConcertaciÛn Politica y CooperaciÛn entre MÈxico y la UniÛn Europea”, PRD, MÈxico, DF, marzo de 2000.

[1] Titolo I Natura ed ambito d’applicazione dell’Accordo Globale, Articolo I Fondamento dell’Accordo.

Jan Dˆhler y Gustavo Castro

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