home

who we are

bulletins

documents and analysis

maps

laws

the peace process

want to help us out?

comments to CIEPAC


Chiapas al Día, No. 442
CIEPAC
Chiapas, México
01 Dicembre 2004

Marafobia

Tra psicosi e realtà: comprendere il problema per affrontarlo efficacemente.

In Messico e in America Centrale la presunta invasione delle bande giovanili (maras) provoca panico nella popolazione e si moltiplicano le leggi e le azioni repressive. Questo modo di affrontare il problema è destinato a fallire perché considerare le maras semplicemente come un problema di sicurezza e di ordine pubblico equivale a peccare di semplicismo. Conoscere meglio queste bande ci aiuterebbe a non cadere nel panico generale e ad affrontare più efficacemente il problema. Analizzare le cause di questo fenomeno giovanile, che hanno radici profonde nella grave situazione sociale ed economica del Centroamerica e del Messico, potrebbe rendere più facile ideare soluzioni al problema che vadano oltre la semplice repressione, misura tanto inutile quanto inefficace, se si prendono in considerazione le contraddizioni strutturali di paesi come El Salvador, Honduras, Guatemala e Messico

De-costruire il terrore.

Negli ultimi mesi, i quotidiani locali e nazionali del Chiapas (stato sudorientale della federazione messicana) e del Messico hanno dato un’ampia informazione sull’attività criminale delle maras. Gli articoli relativi all’insicurezza in città del Chiapas come Tapachula, Arriaga, Ciudad Madero, danno la sensazione che queste aree si trovino nel mezzo di una vera e propria invasione delle maras in Messico. Tali articoli sono soliti presentare le mara come le uniche responsabili degli alti indici di criminalità della regione della Serra e della Costa del Chiapas.

Quotidiani e riviste hanno dedicato prime pagine e copertine eloquenti: sono stati pubblicati titoli quali “Fuori controllo” (1) o “Le maras ci invadono” (2), accompagnati da foto di giovani pieni di oscuri tatuaggi e con espressioni spaventose e da testi che raccontano con grande ricchezza di macabri dettagli i crimini degli appartenenti alle maras (detti mareros). Quasi senza eccezione, i mezzi di comunicazione trattano in modo sensazionalista il problema “maras”.

Funzionari e politici locali e nazionali di differenti partiti non hanno tardato ad affrontare l’argomento, confermando un atteggiamento superficiale e invocando maggiore presenza delle forze dell’ordine, maggiore controllo e repressione. I funzionari di polizia e gli organi di sicurezza dello stato denunciano la mancanza di risorse che limita la loro azione, concentrando sempre l’attenzione sulla necessità di reprimere il fenomeno. Un deputato federale del parlamento messicano dichiarò, al quotidiano locale chiapaneco Cuarto Poder del primo dicembre 2004, che “il governo federale deve contribuire alla lotta contro questo problema assegnando maggiori fondi e personale preparato alle varie istituzioni incaricate del controllo e della sicurezza della frontiera (con il Guatemala), come la Segreteria di Sicurezza Pubblica Federale, la Procura Generale della Repubblica e l’Istituto Nazionale di Migrazione” (3).

Oltre alle promesse di un maggiore controllo si parla di altre misure. Si discute di abbassare l’età penale, di coordinare azioni congiunte con gli altri paesi centroamericani e di approvare leggi più severe contro le maras, prendendo come esempio i paesi centroamericani, dove un solo tatuaggio è motivo di sospetto e di incarcerazione.

Dopo alcune azioni dei mareros che hanno avuto un forte impatto sull’opinione pubblica, la polizia del Chiapas ha realizzato operativi nei quali sono stati arrestati centinaia di presunti integranti delle maras. Il 20 novembre 2004, nel contesto delle celebrazioni per la Rivoluzione Messicana a Tapachula (Chiapas), mentre gli studenti delle scuole secondarie sfilavano, membri delle due maggiori bande giovanili in Messico e in Centroamerica (Mara Salvatrucha 13 e Mara barrio 18) si scontrarono. Quando vennero esplosi presunti spari (nonostante nessuno dei  mareros arrestati nell’occasione portasse armi da fuoco), scoppiò il caos. Una volta ristabilito l’ordine, 57 persone erano state soccorse per crisi nervosa ma nessuna presentava ferite provocate dai mareros.

Due giorni dopo questo evento, voci di un possibile attacco nelle scuole secondarie di Tapachula, da parte della Mara Salvatrucha, generarono un’ondata di terrore nella città. In varie scuole, gli studenti fuggirono dalle aule e numerosi genitori arrivarono per portare i propri figli a casa. Si trattava di un falso allarme.

Questi fatti sono solo due esempi dell’isteria che la presenza delle maras, nel sud est messicano, sta provocando. A questo clima si rispose con un forte operativo della polizia: solo il 23 di novembre più di 26 persone vennero arrestate, oltre ai venti arresti del 20 novembre (4). Nei giorni seguenti alla rissa del giorno della Rivoluzione, sono stati arrestati, in totale, quasi 200 presunti integranti di maras (5).

Oltre a scontrarsi tra gruppi tra loro dichiaratamente nemici, le maras si dedicano principalmente ad assaltare gli immigrati clandestini che arrivano in Messico dal Centroamerica, diretti agli Stati Uniti. Furti e delitti contro gli immigrati irregolari sono molto comuni nella Costa del Chiapas, regione di passaggio obbligato per molti di loro. Questo fenomeno criminale ha assunto dimensioni tali che esiste un’istituzione pubblica, dipendente dall’ Istituto Nazionale di Immigrazione messicano, creata per “proteggere” gli immigrati nell’area, il Grupo Beta Sur de Protección al Migrante (6). Nella frontiera Sud, tra Messico e Guatemala, è normale attribuire a le maras i delitti contro gli immigrati irregolari.

Ma siamo sicuri che i mareros siano responsabili di un numero così grande di delitti? Lo stesso Grupo Beta Sur informa che il 51 % di questi delitti è commesso dagli agenti dei diversi corpi di sicurezza messicani e il 49 % da delinquenti comuni; solo in due su nove casi gli aggressori sono mareros (7).

Questo tentativo di ridimensionare il “pericolo maras” in Messico non vuole sottostimare il fenomeno: queste bande transfrontaliere che si sono estese dagli Stati Uniti al Centroamerica e, ora, in Messico, costituiscono un problema serio e in espansione ma sicuramente le maras non sono colpevoli di tutti i mali che a loro si attribuiscono.

Affrontare il problema senza fobie né panico è l’unica maniera di trovare soluzioni migliori di quelle già implementate in America Centrale e in Messico.

Una critica alle misure antimaras in America Centrale

Mentre in Messico si insiste nell’imitare le misure legislative e di polizia prese nei paesi centroamericani contro le maras e nel coordinare azioni tra questi paesi e il Messico, il terrore scatenato contro i mareros in Guatemala, Honduras e El Salvador ha avuto gravi conseguenze.

“Utilizzando le maras come capri espiatori … Guatemala, Honduras e El Salvador, tra luglio e agosto 2003, hanno annunciato, quasi contemporaneamente, misure repressive denominate rispettivamente Plan Escoba, Operación Libertad e Plan Mano Dura. Le maras sono state assimilate alle organizzazione criminali, appartenere ad una mara costituisce un reato in sé e i minorenni sono giudicati come fossero adulti” (8).

In El Salvador, chi ha dato impulso alla strategia repressiva è stato Mauricio Sandoval, direttore del Polizia Nazionale tra il 1999 e il 2003, proprietario di numerosi mezzi di comunicazione nel paese e dirigente dell’Alianza Republicana Nacionalista (ARENA), partido di destra vincitore delle ultime elezioni in El Salvador. Sandoval si è dichiarato a favore, parlando delle misure contro le maras, di “derogare alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, in quanto questa può essere valida per le democrazie stabili ma non per El Salvador” (9). La repressione, iniziata poco prima delle elezioni, aveva un chiaro intento di propaganza elettorale e ha avuto scarsi risultati: fino a febbraio 2004 la polizia salvadoregna aveva arrestato 10.178 presunti mareros, dei quali il 95 % è stato liberato per mancanza di prove. Gli omicidi e i delitti nel paese, ovviamente, non cessarono.

Inoltre, l’aumento della tensione ha portato alla ricomparsa di gruppi militari attivi durante la guerra in El Salvador, negli anni ‘80 e ’90. Si sospetta che dietro ad alcuni orribili omicidi di giovani, ci siano membri del gruppo Sombra Negra che, tra il 1992 e il 1993, si dedicava a eliminare attivisti e ex-guerriglieri (10).

Per affrontare questa ondata repressiva le maras si adattano. Si spostano in Messico, reclutano adepti sempre più giovani, si rendono meno visibili e i capi si nascondono ed entrano in contatto più stretto con il crimine organizzato.  Una politica repressiva che vuole soddisfare necessità immediate di sicurezza pubblica, reclamata a gran voce da una popolazione estenuata da tanta criminalità, non arriva alle radici, principalmente sociali, del problema.

Analizzare le cause e prendere le misure conseguenti.

Studi e ricerche svolti in Guatemala, Honduras, Nicaragua e El Salvador e raccolti nel testo Maras y pandillas de Centroamérica, realizzato da vari gruppi di ricerca di questi paesi, suggeriscono le principali cause dell’espansione delle maras nell’area e propongono misure, non meramente repressive, che potrebbero arrivare alle radici del problema e contribuire a contenere il fenomeno in America Centrale, prevenendo una maggiore estensione del problema in Messico.

Le bande giovanili in Centroamerica non sono un fenomeno nuovo ma il numero di integranti, il livello di violenza e la posizione egemonica che hanno raggiunto le maras a partire dagli anni ’90, fanno di queste un elemento importante per comprendere la situazione centroamericana. In verità, le due maras che oggi generano l’allarme sociale (Mara Salvatucha y Mara Barrio 18) non sono originarie dell’America Centrale, bensì sono un “prodotto di esportazione” degli Stati Uniti, in particolare di Los Angeles. In questa città, già a partire dagli anni ’60, la Mara 18 (che allora era la Gang 18th street) era potente nel proprio quartiere e, quando la giovane Mara Salvatrucha tentò di invadere il territorio della Mara 18, scoppiò la guerra tra le due bande. Questi gruppi eran formati da immigrati latinoamericani, soprattutto messicani e salvadoregni, questi ultimi in fuga dalla guerra civile in corso nel proprio paese. Negli anni ’80 il cresciente commercio di droga nella città fomentò l’attività delle maras.

Dalla fine della guerra in El Salvador e parallelamente all’entrata in vigore di leggi migratorie statunitensi sempre più restrittive, iniziarono le deportazioni di latinoamericani e, soprattutto, di salvadoregni ai propri paesi d’origine. Molti giovani deportati avevano fatto parte di bande giovanili negli Stati Uniti, cosicché le deportazioni in massa ebbero un ruolo importante nell’evoluzione della Mara 18 e della Mara Salvatrucha in Centroamerica. La cultura delle maras importata dagli Stati Uniti trovò nei paesi centroamericani condizioni favorevoli per il proprio sviluppo, contribuendo all’aumento dei mareros in El Salvador, Honduras, Guatemala e, recentemente, in Messico.

Le maras sono gruppi di giovani con una identità ben marcata, per la quale riti e simboli assumono grande importanza. I tatuaggi indicano l’affiliazione ad una delle due bande o segnano permanentemente momenti importanti della vita privata o comunitaria del marero (la prima fidanzata, il numero di delitti commessi, ecc.); grande importanza hanno anche le prove che i mareros devono passare per entrare a far parte della banda: ad esempio, sopportare per un dato tempo i colpi violenti perpetrati dagli altri membri della banda, tenere un rapporto sessuale con una/un integrante della mara, commettere un delitto, ecc.. La solidarietà tra componenti della mara è un valore assoluto e il gruppo riconosce l’autorità di un capo. Si può uscire dalla banda solo per motivi riconosciuti come validi: il matrimonio, l’avere figli, aderire ad una confessione religiosa, ecc.. Se la decisione personale di uscire dalla banda non viene accettata dal gruppo, il marero pentito viene perseguitato e la punizione può essere anche la morte.

Le maras si dedicano al racket, al commercio di droga, al furto di veicoli, agli assalti, ecc., anche se il motivo principale della loro esistenza è la guerra contro la banda nemica per il controllo del territorio, segnalato con graffiti.

E’ importante comprendere gli elementi che hanno facilitato l’espansione delle maras per affrontare efficacemente il problema. In tal senso, è fondamentale studiare il contesto nel quale vivono i giovani e le giovani che appartengono alle maras, accettando che il problema è il prodotto di condizioni sociali e non il risultato di caratteristiche genetiche o psicologiche personali dei mareros. Analizzare un contesto sociale significa analizzare numerose variabili che, tra loro, hanno complicate relazioni. Vari studi fatti in Centroamerica mettono in luce numerosi elementi che influiscono sull’esistenza e sullo sviluppo delle maras.

Innanzitutto, è chiaro che esistono relazioni tra alcune variabili socioeconomiche e le maras. In particolare, esistono dati che confermano la relazione tra maras e educazione, reddito delle famiglie, affollamento delle famiglie nelle case, stato delle infrastrutture del quartiere (strade, igiene, ecc.). Alcuni dati sembrano particolarmente significativi: considerando, nel congiunto, le ricerche svolte in alcune comunità in Guatemala, Honduras e El Salvador, dove c’è attività delle bande, la media degli anni di scolarizzazione è di 4,33 (mentre nei luoghi dove le maras non sono un problema, è di 5,41 anni). Il reddito medio delle famiglie che vivono in aree colpite dal problema delle maras è di 257 dollari mentre nelle comunità senza attività delle maras è di 320 dollari. I luoghi dove le case sono maggiormente affollate, le strade e altre infrastrutture sono in cattivo stato, sono maggiormente colpiti dal problema delle bande giovanili. In generale, si può affermare che le maras si sviluppano nei quartieri dove esistono condizioni di precarietà sociale, con molte famiglie vulnerabili che vivono in case troppo piccole per accogliere adeguatamente i nuclei familiari.

Inoltre, queste variabili sembrano essere associate ai livelli di violenza nelle comunità, che a loro volta sono relazionati allo sviluppo delle maras: dove si verifica una maggiore incidenza della violenza, maggiore è lo sviluppo delle maras. Maras, violenza e le variabili socioeconomiche analizzate appaiono, dunque, parte di uno stesso circolo vizioso.

Nonostante possano sembrare ovvie le relazioni tra povertà e maras, gli indicatori appena illustrati non hanno sempre una relazione univoca con l’espansione delle maras. Per esempio, la relazione tra redditi familiari e maras non è sempre confermato: mentre in Honduras sono i quartieri più poveri a registrare più mareros, in El Salvador non è così. Pertanto, è più preciso parlare di un contesto sociale e comunitario di povertà, che di povertà delle famiglie o delle persone.

Per comprendere meglio la complessità delle condizioni che favoriscono lo sviluppo delle maras, è necessario introdurre il concetto di capitale sociale, inteso come l’insieme delle relazioni tra le persone che permette loro di cooperare con lo scopo di raggiungere obiettivi comuni. Le variabili del capitale sociale che sembrano influire di più, positivamente o negativamente, sulla presenza delle maras sono la fiducia tra le persone, la partecipazione comunitaria, la presenza di spazi pubblici di incontro o l’esistenza di spazi pubblici “perversi”. E’ chiaro che tutti gli elementi che diminuiscono la capacità di una comunità di costruire reti sociali atte ad affrontare collettivamente le necessità di appoggio e di identità dei giovani e capaci di regolare il comportamento delle persone,  favoriscono lo sviluppo delle maras.

La fiducia tra le persone in una comunità inibisce la formazione delle maras. Gli spazi pubblici di incontro e di divertimento “positivi” (edifici pubblici, piazze, ecc.) facilitano le relazioni positive tra le persone, neutralizzando l’apparizione delle maras. Al contrario, spazi pubblici perversi, come le case di prostituzione, ecc., stimolano la violenza  e la formazione delle bande giovanili.

Anche l’amministrazione pubblica pare giocare un ruolo importante: stimolando l’interazione tra le persone in una comunità, amministrando bene le risorse delle comunità e controllando i fattori negativi, le autorità municipali, più vicine alle necessità della  popolazione di quelle statali o federali, possono influire indirettamente sullo sviluppo delle maras.

Dunque, il fatto che una comunità sia povera, non è un motivo in sé affinchè lì si sviluppino le maras, come non è sufficiente che nella comunità ci sia poca fiducia tra le persone. Povertà e abbandono da parte delle istituzioni si mescolano con scarsità di luoghi di incontro comunitari, con l’assenza di controllo dei luoghi che generano violenza, con la carenza di meccanismi di partecipazione  e con l’insicurezza generata dalla violenza. Difronte a una tale complessità di condizioni che determinano congiuntamente lo sviluppo delle maras, è chiaro che semplici misure di polizia sono inutili e dannose. Negli operativi, la polizia entra nelle comunità, reprime, controlla e poi si ritira, lasciando la comunità più disarticolata, più sospettosa e sfiduciata.

Inoltre, molte comunità oggi sono in mano di differenti chiese che mescolano assistenza a fondamentalismo religioso e che tentano di risolvere il problema attraverso conversioni personali ma senza trasformare le condizioni di vita della gente.

E’ necessaria una serie di politiche e di programmi integrati, nei quali organizzazioni e governi locali si impegnino congiuntamente. Invece di insistere con la semplice repressione, sarebbe importante rivalorizzare la comunità nel controllo del problema, mediante differenti misure. Combattere la povertà e la miseria è fondamentale però è un obiettivo difficile e che richiede tempo, cosicchè mitigare i loro effetti potrebbe essere un obiettivo più realista. Ridurre le situazioni di abbandono e marginalità di molte comunità, modificare il contesto sociale dove vivono i giovani e dotare quest’ultimi di abilità e opportunità, facilitandone l’integrazione sociale sono le sfide delle autorità pubbliche. Quali sono le misure pratiche da prendere? Consistono nel moltiplicare i programmi dedicati ai giovani, migliorare le infrastrutture, i servizi e la partecipazione nei quartieri e nelle comunità. Queste misure locali devono essere inserite in un quadro generale di politiche più amplie che correggano la diseguaglianza e pongano rimedio alla povertà che colpisce diffusamente l’America Latina.

Affrontare integralmente il problema delle maras, arrivando alle radici sociali del problema, con politiche e programmi nei quali lo stato e le autorità locali compiano il proprio importante ruolo, è l’unica maniera che il Messico ha per controllare e risolvere il fenomeno, senza incorrere negli errori commessi dai paesi centroamericani.

Purtroppo, in questi mesi il Messico ha imitato pedissequamente le misure repressive già attuate in Centroamerica. Inoltre, le politiche neoliberiste, implementate nella federazione da vent’anni, non lasciano spazio a interventi pubblici efficaci, né a livello locale né a livello nazionale. Senza una completa comprensione del problema e delle sue cause, è praticamente inevitabile che le maras continuino a svilupparsi, alimentate dalle gravi contraddizioni strutturali che il Messico condivide con l’America Centrale.

NOTE:

(1)     Portada de “Milenio”, no. 330, enero 12 de 2004.

(2)     Portada de “Cambio”, año 3, no. 100.

(3)     De: “Cuarto Poder”, 1 diciembre 2004.

(4)     Datos de “Cuarto Poder, 21-23-24 noviembre 2004.

(5)     Pandilla de globalización, La Jornada 30 noviembre 2004.

(6)     En relación a esta institución consulte el boletín “Chiapas al Día” no. 157, 28 de mayo 1999, de CIEPAC, A.C. .

(7)     Invasión o viendo maras con tranchete? 9 marzo 2004. Da:  http://ciss.insp.mx/migracion/ .

(8)     Philippe Revelli, Dietro la violenza delle gang in Salvador, da Le Monde Diplomatique marzo 2004. Edizione italiana edita da Il Manifesto.

(9)     Philippe Revelli, Dietro la violenza delle gang in Salvador, da Le Monde Diplomatique marzo 2004. Edizione italiana edita da Il Manifesto.

(10)  Alberto Nájar, La vida en territorio mara, da Masiosare, domingo 7 de marzo 2004. www.jornada.unam.mx/mas-maras.html .

BIBLIOGRAFIA

-          “Cuarto Poder”, 19-20-21-22-23-24-25-26-27-28-29 novembre ‘04; 1 dicembre ‘04.

-          “La jornada”, 23-27-30  novembre ‘04; 3-6  dicembre ‘04.

-          “El proceso”, 7/12/2002-28/02/2004-6/03/2004-5/06/2004-12/06/2004-4/09/2004-8/11/2004.

-          Cruz J. M., Pandillas y capital social en Centroamérica, in “Maras y pandillas en Centroamérica”, Universidad Centroamericana de San Salvador.

-          Revelli P., Dietro la violenza delle gang in Salvador,  in “Le monde diplomatique”, edizione italiana del marzo 2004.

-          Najar A., la vida en territorio mara, en Masiorare 324° domingo 7 de marzo 2004.

-          Regional presidents sidestep constitutions to make war on gangs, de “Noticen” Vol. 9, N.° 5, Latin America Data Base (LADB), University of New Mexico.

-          La mafia salvadoreña invade Chiapas, en “Milenio.com”, 21/9/2003.

-          Liebel M., Pandillas y maras: señas de identidad, da “Envío” año 21, no. 244, Julio 2002, UCA-Managua.

-          “Milenio”, no. 330, enero 12 de 2004.

-          “Cambio”, no 100, año 3.

Invasión o viendo maras con tranchete? 9 marzo 2004. Da:  http://ciss.insp.mx/migracion/

Francesco Filippi
Center for Economic and Political Investigations of Community Action, A.C.
CIEPAC is a member of the, Mexican Network of Action Against Free Trade (RMALC) www.rmalc.org.mx, Convergence of Movements of the Peoples of the Americas (COMPA ) www.sitiocompa.org, Network for Peace in Chiapas, Week for Biological and Cultural Diversity www.laneta.apc.org/biodiversidad, the International Forum "The People Before Globalization", Alternatives to the PPP http://usuarios.tripod.es/xelaju/xela.htm, and of the Mexican Alliance for Self-Determination (AMAP) that is the Mexican network against the Puebla Panama Plan. CIEPAC is a member of the Board of Directors of the Center for Economic Justice http://www.econjustice.net and the Ecumenical Program on Central America and the Caribbean (EPICA) http://www.epica.org. Center for Economic and Political Investigations of Community Action, A.C.


Note: If you wish to be placed on a list to receive this English version of the Bulletin, or the Spanish, or both, please direct a request to: ciepac@laneta.apc.org and indicate whether you wish to receive the bulletin in plain text or as a Word 7 for Windows 95 attachment.

Note: If you use this information, cite the source and our email address. We are grateful to the persons and institutions who have given us their comments on these Bulletins. CIEPAC, A.C. is a non-government and non-profit organization, and your support is necessary for us to be able to continue offering you this news and analysis service. If you would like to contribute, in any amount, we would infinitely appreciate your remittance to the bank account in the name of:

CIEPAC, A.C.
Bank: Banamex
Account number: 7049672
Sucursal 386
San Cristóbal de las Casas, Chiapas, México.
You will also need to use an ABA number:
BNMXMXMM

Thank you! CIEPAC


Centro de Investigaciones Económicas y Políticas de Acción Comunitaria
CIEPAC, A.C.
Calle de la Primavera # 6
Barrio de la Merced
29240 San Cristóbal, Chiapas, MEXICO

Telephone:
in México: 01 967 674 5168
from outside Mexico:: +52 967 674 5168

 


Translated by Francesco Filippi for CIEPAC, A. C.


home | nosotros | boletines | documentos y análisis | mapas | cronología | leyes | proceso de paz | publicaciones
fotografias
|
directorios | ¿quieres apoyarnos? | comentarios a CIEPAC
Please direct website comments to webmaster@ciepac.org.