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Il Trattato di Libero Commercio tra Centro America, Stati Uniti e Repubblica Dominicana (CAFTA)*
PremessaIl primo gennaio del 2006 era stata designata dal Governo Bush come la data per lentrata in vigore del CAFTA Central America Free Trade Agreement, il Trattato di libero commercio che lega i paesi centroamericani (Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua), la Repubblica Dominicana e gli Stati Uniti dAmerica. A pochi giorni dalla data stabilita, però, è stato annunciato un ritardo: il CAFTA non sarà attivo prima del mese di febbraio o marzo. La dichiarazione del portavoce dellU.S. Trade Representatives Office (USTR) informava della necessità di posticipare lentrata in vigore del Trattato perché Costarica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Repubblica Domenicana non avrebbero ancora «armonizzato» le proprie leggi nazionali alle disposizioni del CAFTA in merito a concorrenza, servizi di telecomunicazioni, servizi pubblici, trattamento riservato alle imprese straniere. Si tratta, né più né meno, di alcuni di quei temi ancora non negoziati (e non negoziabili) allinterno della World Trade Organization (WTO) e che gli USA tentano perciò di far passare attraverso le maglie più deboli degli accordi bi- o multi-laterali [i] . Firmato nellestate del 2004, durante il 2005 il CAFTA è stato al vaglio dei Parlamenti nazionali e ratificato da tutte le parti ad eccezione del Costa Rica [ii] . Si tratta, per il Governo USA, di un obiettivo economico ma soprattutto geopolitico [iii] : il Trattato rappresenta, infatti, a una dozzina di anni dallimplementazione del NAFTA [iv] North America Free Trede Agreement, il seguente (e conseguente) «passo» verso una nuova colonizzazione (economica ma anche militare e politica) dellAmerica Latina; un «passo» reso ancor più necessario negli ultimi anni dalla gravissime difficoltà che attraversano tutti i processi di liberalizzazione negoziati a livello multilaterale (e in particolare quelli in seno alla WTO, con il fallimento sostanziale dei negoziati multilaterali del Doha Round durante le due ultime riunioni ministeriali di Cancún sett. 03 e Hong Kong dic. 05, e quelli per la creazione di unArea di Libero Commercio delle Americhe ALCA [v] ). Riteniamo importanti tre considerazione preliminari, volte a chiarire la natura dellaccordo negoziato: 1. il Trattato di Libero Commercio non è qualcosa
di nuovo; rappresenta piuttosto il punto di arrivo e la legalizzazione
[vi] delle politiche imposte nella regione a partire dagli
anni 80 nellambito dei Piani di Aggiustamento Strutturale, che dettero
il via ad una progressiva apertura delle frontiere commerciali e finanziarie
dei paesi. «i) le riforme aumentarono lesposizione dei paesi al rischio, senza accrescere la loro capacità economica di affrontarlo; ii) le riforme macro-economiche non sono state equilibrate; iii) le riforme spinsero alla privatizzazione e al rafforzamento del settore privato, dando però scarsa importanza ad apportare miglioramenti al settore pubblico»; 2. al CAFTA si accompagna, dal 2001, il progetto del Plan Puebla Panama (PPP), volto a creare nella regione che comprende nove stati del Sudest messicano e tutto il territorio centroamericano linfrastruttura fisica volta a rendere attrattivo per il capitale internazionale linvestimento nella regione [viii] e a permettere un più efficiente sfruttamento delle risorse naturali. Un progetto la cui realizzazione è subordinata alla capacità dei Paesi della regione di contrarre nuovi debiti presso le istituzioni finanziarie internazionali e regionali (in particolare, la Banca Interamericana di Sviluppo e la Banca Centroamericana di Integrazione Economica) e di attrarre linvestimento privato già nella fase di realizzazione del progetto (ad es., far costruire unautostrada ad un soggetto privato europeo concedendo a questi una concessione trentennale per la gestione del servizio); [ix] 3. nonostante il Plan Puebla Panama venga presentato come un progetto di integrazione regionale, quello che manca prima di tutto ai Paesi centroamericani sono processi di integrazione nazionale; le (più o meno numerose) minoranze indigene sono ovunque escluse dalla gestione del Governo e dellindirizzo economico nazionale; i loro diritti sono calpestati; vaste zone periferiche e marginali, in tutto listmo centroamericano, sono destinate a restare tali, senza essere toccate dallo «sviluppo» e dal «progresso»: il modello prevede che i «cittadini marginali» siano ricollocati nei grandi corridoi industriali (sedi dellindustria maquiladora [x] ) che si svilupperanno intorno a arterie per lalta velocità (autopistas) costruite laddove ancora oggi la maggioranza dei cammini non sono ancora asfaltati. Paradossi dello sviluppo [xi] . La ratifica del Central America Free Trade Agreement è avvenuta in un contesto di generale opposizione. È interessante notare come negli Stati Uniti dAmerica questa abbia riguardato, anche il Congresso (che ha passato laccordo con 217 voti favorevoli e 215 contrari: uno scarto minimo per quella che è stata definita «la priorità commerciale n. 1 di Bush per il 2005»), oltre a sindacalisti, organizzazioni sociali e della società civile, mentre in Centro America i protagonisti principali siano stati esclusivamente le organizzazioni sindacali e quelle contadine e indigene. In tutta la Regione, le forze popolari si sono mobilitate contro il Trattato, affermando che la sua applicazione lederà necessariamente il diritto alla vita di milioni di essere umani, comportando la fine del settore agricolo centroamericano, la totale perdita della sovranità nazionale, un peggioramento nei diritti riconosciuti ai lavoratori, la cessione delle ricchezze naturali dei paesi in mano ad imprese straniere. Le ragioni della opposizione [xii] da parte di questi appaiono evidenti e per capirle è sufficiente leggere alcuni dei rapporti pubblicati in occasione del decimo anniversario del NAFTA, nel 2004, tanto quelli prodotti da Organizzazioni non governative anti-liberiste quanto quelli redatti da funzionari della Banca Mondiale: milioni di contadini e indigeni messicani, di fatto espulsi dalle proprie terre dalla concorrenza sleale dei prodotti agricoli sussidiati dal Governo USA [xiii] , costretti a una forzata urbanizzazione e a cercare lavoro nei distretti industriali quando non, addirittura, a cercar fortuna oltre la frontiera [xiv] . Considerando le notevoli similitudini tra NAFTA e CAFTA (in primis, il fatto che né luno né laltro tengano conto delle profonde asimmetrie economiche esistenti tra le parti contraenti [xv] ), è facile leggere tra le righe anche le possibili conseguenze del CAFTA sulle economie o sulle società centroamericane. È palese la mancanza di una forte opposizione governativa o parlamentare al Trattato in tutto il Centro America (laddove il CAFTA non è ancora stato ratificato, in Costa Rica, è riconosciuto il ruolo dominante svolto da parte della società civile organizzata, che ha realizzato una sorta di «educazione» nei confronti dei rappresentanti istituzionali [xvi] ), come lincapacità, per i rappresentanti dei Paesi centroamericani, di negoziare un accordo che in qualche modo difenda gli interessi dei propri cittadini. Il problema, è nella classe politica: «Negoziare significa, prima di tutto, avere un progetto. E avendolo, renderlo fattibile attraverso la negoziazione. Nellesperienza della negoziazione del Trattato di Libero Commercio degli Stati Uniti con il Centro America, una delle parti, gli Stati Uniti, e quando alludo agli Stati Uniti, sto pensando alla sua classe dirigente, hanno un progetto e costruiscono la sua fattibilità. Laltra parte, che esprime gli interessi delle oligarchie centroamericane, non ha un progetto alternativo. E, come si è evidenziato nella firma dellaccordo del TLC, nemmeno la volontà di resistere al progetto della controparte. Il suo progetto, infatti, è quello di entrare a far parte del progetto dellaltra parte» [xvii] . Per comprendere al meglio le principali criticità associate al CAFTA, riteniamo importante analizzare le implicazioni del Trattato in relazione a tre aspetti: il suo impatto sul settore agricolo; le implicazioni per lindustria maquiladora; il controllo delle risorse naturali. Il settore agricolo Già nellottobre del 2003 un articolo di analisi pubblicato dalla Banca Mondiale metteva in luce le opportunità che il CAFTA avrebbe rappresentato per il settore agricolo e agro-industriale centroamericano, nonché quelle che sarebbe state le maggiori sfide ad una reale efficacia del trattato [xviii] . Secondo i ricercatori dellistituzione di sviluppo con sede a Washington, il Trattato avrebbe dovuto cercare di rispondere a due domande principali: «(i) come garantire un migliore accesso al mercato Usa alle esportazioni agricole e agro-industriali del Centro America, e (ii) come promuovere una maggiore apertura allimportazione dagli Stati Uniti di alimenti che sono sensibili nei mercati interni dei Paesi centroamericani.» È lo stesso documento, però, ad indicare, in modo chiaro, quali siano le categorie che fruiranno delle nuove opportunità offerte dal CAFTA: «In Centro America come negli Stati Uniti, le uniche reazioni positive ai nuovi negoziati in merito al commercio arrivano dagli esportatori di beni tradizionali (caffè, banane, zucchero, carne) e non tradizionali e dai produttori impegnati nellagricoltura di sostituzione delle importazioni o di beni fuori commercio». Nello stesso articolo, la Banca suggerisce ai paesi dellAmerica Centrale di eliminare le tariffe volte a proteggere i prodotti sensibili («key agricoltural commodities for domestic consumption (e.g., dairy products, yellow corn, rice, beans, sugar, beef, pork, poultry)»): le restrizioni non sono appropriate giudica la Banca Mondiale data la condizione di scarsa competitività associata a questi prodotti. Ovvero,
il CAFTA prevede, per il futuro dei mercati centroamericani, che questi
siano letteralmente inondati di mais a basso costo prodotto sul mercato
Usa (prodotto in eccesso, vale la pena aggiungere, tornando sugli altissimi
sussidi che ricevono le grandi aziende agricole statunitensi); ciò metterebbe
fuori mercato i piccoli contadini, che producono mais per la sussistenza
e che vendono le eccedenze per far fronte alle altre esigenze della vita
(o, peggio, a emergenze che possano loro capitare) [xix] . «La cosa peggiore del CAFTA, ciò che può rovinarci la vita, è che [scrivendolo] non si sono riconosciute le asimmetrie [esistenti] affinché i prodotti che produciamo noi e quelli che producono loro possano competere lealmente sul mercato. Vediamo, ad esempio, lesempio del riso. Gli Stati Uniti dAmerica sono il quinto produttore a livello mondiale. Ad un produttore statunitense produrre un quintale di riso costa 9 dollari e 4 centesimi. Ad un produttore nicaraguense della Valle de Sébaco, delle nostre cooperative, costa invece 8 dollari e 45 centesimi. Ciò significa che, rispetto al riso, potremmo essere competitivi. Ma non lo saremo. Perché il produttore degli Stati Uniti può vendere in Nicaragua, e venderà, il suo quintale di riso a 7 dollari e 65 centesimi. Perché lo può vendere ad un prezzo più basso rispetto a quello che costa produrlo? Perchè riceve dal suo governo un sussidio, e quando porta al porto una tonnellata metrica di riso (22 quintali) per venderla qui a 179 dollari, ha già ricevuto 230 dollari di sussidi per questa stessa tonnellata. O sia, che quando imbarca il suo riso, non gli interessa più molto quanto guadagnerà vendendolo in Nicaragua. [ ] Finora, il Nicaragua importava riso solo per coprire i deficit della produzione nazionale. Il CAFTA stabilirà una quota annuale massima di importazione, una quota crescente, accada quel che accada sul mercato nazionale. Nel primo anno del CAFTA, il riso importato dagli Stati Uniti sarà pari al 43% della produzione nazionale odierna. Nel 2015 sarà già il 73%.» E lo stesso potrebbe dirsi a proposito del latte, dello zucchero, dei fagioli [xx] . Per i teorici di Washington, tuttavia, questo non rappresenta un problema. Secondo calcoli elaborati sulla base di dati raccolti in El Salvador, Guatemala e Nicaragua, «la maggior parte delle famiglie in questi paesi guadagneranno qualcosa dal cambiamento nei prezzi associato alla rimozione delle barriere commerciali per i beni agricoli sensibili. Più nello specifico, il 90% delle famiglie in Nicaragua, l84% in Guatemala, e il 68% in Salvador, rispettivamente, sono state riconosciute come consumatrici nette del paniere di beni agricoli sensibili, e, perciò, si può supporre che potranno beneficiare dai cambiamenti nei prezzi relazionati al CAFTA. Solo il 9% delle famiglie del Nicaragua, il 16% di quelle guatemalteche e il 5% di quelle del Salvador sono state individuate come produttrici nette del paniere di beni sensibili e, quindi, potrebbero sperimentare forme di riduzione del proprio benessere.» [xxi] A non permettere un dialogo
tra le due posizioni resta, senza dubbio, una profonda divaricazione culturale [xxii] a partire dalla stessa definizione di
«povertà» coniata dalla Banca Mondiale per colui/ei che non percepisce
un reddito superiore a 2$/giorno: chi considera lagricoltura
di sussistenza e lesistenza stessa di piccoli contadini indigeni
un refuso del passato, non può ammettere che si possa scegliere di sopravvivere
al di fuori del mercato, e lottare contro chi vuole cancellare questo
diritto. Non lo può ammettere, soprattutto, quando lapertura di quei mercati (ovvero, lingresso sul mercato di milioni di nuovi consumatori, vale la sopravvivenza del proprio modello economico, un sistema industriale che attraversa una fase di strutturale sovrapproduzione e che incontra oggi seri problemi per entrare in nuovi mercati) [xxiii] . Destino maquiladorMilioni di contadini, espulsi dalle proprie terre, verrebbero quindi ricollocati, abbiamo visto, nellindustria maquiladora. Un settore importante e una valvola di sfogo per tanti che, altrimenti, proverebbero a cercar fortuna negli Stati Uniti dAmerica. Un settore, però, che registra già da alcuni anni una profonda crisi (acuita dallinizio del 2005 per la fine dellAccordo multifibre, che limitava il volume di esportazione di prodotti tessili) [xxiv] . Nonostante quanto asseriscano i suoi promotori, nemmeno il CAFTA potrà salvare il settore tessile uno dei principali comparti del settore maquilador nelle nazioni centroamericane . Todd Tucker, direttore di ricerca per il Global Trade Watch di Public Citizen, negli Stati Uniti dAmerica, analizzando alcuni dei miti economici relativi al CAFTA [xxv] evidenzia condizioni strutturali che rendono il cotone cinese assolutamente imbattibile per le imprese istallate in Centro America. CAFTA o non CAFTA, scrive Tucker, il Centro America perderà la sua quota di mercato, a causa degli enormi vantaggi di costo in Cina. Il livello estremamente basso dei salari cinesi, dellordine di 15/30 centesimi di dollaro lora, comporta costi di produzione difficilmente ripetibili, anche laddove Guatemala, Repubblica Domenicana, Costa Rica i salari sono tuttaltro che dignitosi (rispettivamente, 1,49$/h, 1,65$/h e 2,70$/h nei tre Paesi indicati). Nemmeno la vicinanza geografica tra lAmerica Centrale e gli Stati Uniti pare in grado di garantire vantaggi importanti rispetto allindustria cinese. Innanzitutto, alcune compagnie marittime cinesi stanno notevolmente riducendo i tempi di percorrenza verso la Costa Occidentale degli Usa e inoltre i produttori centroamericani non potranno mai convertirsi, per scala e capacità produttiva, in rifornitori al bisogno (ovvero, in tempi brevi, qualora i costumi e le mode cambiassero repentinamente) dei grandi magazzini statunitensi. Cè poi, anche in questo caso, un distinguo culturale importante. È necessario, cioè, riflettere se si possa considerare o meno positiva la presenza di un maggior numero di imprese dassemblaggio allinterno del Paese. Calcoli effettuati in Messico, dove lindustria maquiladora è nata, lungo la frontiera settentrionale con gli Stati Uniti dAmerica ma crediamo riproponibili anche per il contesto centroamericano mostrano come il valore nazionale della produzione per ogni $ esportato da unindustria maquiladora è pari a due centesimi (il 2%). Ovvero, che questo tipo di industria che ottiene importanti concessioni dal Governo (come quella di non pagare imposte, di un utilizzo di acqua illimitato, di non riconoscere alcun diritto sindacale) non produce ricchezza nel Paese e per il Paese. Può, questo, essere definito sviluppo? Il controllo delle risorse naturali Labbandono forzoso delle terre da parte delle popolazioni indigene risponde anche ad un secondo ordine di obiettivi delle imprese multinazionali (linteresse delle corporations e la ricerca di nuovi e maggiori profittiè infatti il motore delle politiche economiche imposte dal Governo Usa [xxvi] ), quello cioè di accaparrarsi una sempre maggiore superficie coltivabile per la grandi piantagioni di quei prodotti agricoli per cui, nellambito del CAFTA, ai Paesi centroamericani è riconosciuto un «vantaggio comparativo» rispetto agli Stati Uniti (nota: i negoziatori del CAFTA non sono ancora riusciti ad andare oltre leconomia di David Ricardo), nonché le risorse naturali che sono tendenzialmente concentrate proprio nelle regioni dove hanno tradizionalmente vissuto i popoli indigeni [xxvii] . E, costi quel che costi, è necessario spogliare le popolazioni indigene del controllo della terra. Anche in questo caso, con il CAFTA e con le riforme costituzionali da approvarsi per entrare a far parte del Trattato, o approvate negli anni scorsi per compiacere la Banca Mondiale e il Fondo Monteratio Internazionale si cerca di legalizzare questo saccheggio [xxviii] . Per comprendere queste considerazione, basti leggere la Legge Generale sulle Concessioni discussa dal Parlamento guatemalteco nel 2004, laddove si dettano le disposizioni «per promuovere lo sviluppo delle infrastruttura fisica dello Stato e dei servizi pubblici e fissare la normativa di base per la loro esecuzione e/o prestazione da parte di persone giuridiche private, nazionali o straniere,mediante la assegnazione di concessioni.» La legge, che si applica ai seguenti settori (costruzione e/o manutenzione di strade, autostrade, viadotti e tunnel; costruzione e/o manutenzione del sistema ferroviario; costruzione e/o manutenzione di porti; costruzione e/o manutenzione di aeroporti; costruzione e/o manutenzione di acquedotti, oleodotti, gasdotti; istallazione e/o operazione e/o prestazione del servizio di generazione di energie elettrica; servizi di sviluppo turistico; servizi di Piazze ed edifici pubblici; servizi di depurazione e tutela ambientale; servizio postale; servizi di alimentazione per ospedali, carceri e scuole; elaborazione di documenti di identificazione, quali passaporti, cedole, patenti; sistemi di trasporto di massa (bus, treni di superficie, metropolitane, altri); parchi turistici) [xxix] ha ricevuto il visto buono delle Commissione per la Decentralizzazione e lo Sviluppo del Congreso de la República che riconosce, tra laltro, il diritto di coloro, persone individuali o giuridiche, che investiranno forti capitali nel Paese «di recuperarli e di ottenere i redditi che ogni investitore necessita per partecipare a processi di concessione di servizi pubblici o di costruzione di opere pubbliche». Vale la pena chiedersi chi, su al Nord, avrebbe interesse a prendere il controllo di alcuni di questi settori. ------------------------------------------------------- Questo articolo è stato scritto dal suo autore nellambito di un progetto di ricerca del Centro interuniversitario di ricerca per la pace e la cooperazione (CIRPAC) delle Università di Firenze, Pisa e Siena, finanziato dalla Regione Toscana. [i] «I contenuti degli accordi di libero scambio regionali e bilaterali sono molteplici e riguardano anche aspetti non strettamente commerciali, come avviene, daltronde, anche in ambito multilaterale. Oltre al tema dellaccesso al mercato, sia per i prodotti agricoli, per quelli industriali che per i servizi, troviamo settori specifici di questi ultimi, come quello finanziario e delle telecomunicazioni, i diritti di proprietà intellettuale, tre dei famosi Temi di Singapore, vale a dire gli investimenti, gli appalti governativi e regole sulla concorrenza, gli standard lavorativi e ambientali. Non a caso, questi accordi sono definitivi Wto Plus, non solo perché contengono tematiche che non fanno parte dei negoziati commerciali multilaterali, ma anche perché su tutti questi aspetti si realizzano liberalizzazioni più profonde». Sensi, Roberto, Gli accordi regionali e bilaterali: uno sguardo dinsieme, documento di lavoro Mani Tese/Campagna per la riforma della Banca Mondiale, gennaio 2006. [ii] «Many experts believe that a vote is unlikely unitil May 2006, following national elections». Tucker, Todd, New year sees delay in CAFTA implementation, Americas Program, January 5, 2006. Vedi anche DR-CAFTA implementation lagging as USTR flags host of problems, Inside U.S. Trade, Dec. 9, 2005. [iii] «Centroamérica es la cintura de América, metáfora de Pablo Neruda en su Canto General. Somos cintura porque somos el puente que une el norte con el sur de América y el Atlántico con el Pacífico. Históricamente, esta ubicación siempre jugó un papel trascendental en el proceso de construcción de la globalidad capitalista. Hoy, crece su valor en la nueva estrategia de acumulación de capital que se impone en el mundo con la globalización. El grueso de las transacciones comerciales de Estados Unidos se orienta hacia América y Asia y no hacia Europa. Y el 80% de la actividad económica estadounidense se encuentra ubicada entre el río Mississipi y la costa atlántica. Las montañas del oeste americano representan un obstáculo costoso y los territorios de esta cintura de América facilitan rutas más cortas hacia el oeste, más aún en las condiciones de obsolescencia del Canal de Panamá. Es imposible hacer avanzar hacia el sur el megamercado si no se integran a éste los países de Centroamérica. Para la construcción de su proyecto de megamercado continental, Estados Unidos puede prescindir de cualquier otro país latinoamericano, pero no de ninguno de los países centroamericanos.» Barahona, Amaru, En el TLC hemos entregado en bandeja nuestras ventajas más valiosas, in Revista Envío, Universidad Centroaméricana UCA, Managua, settembre 2004. E ancora: «già esiste tra le parti contraenti [una serie di iniziative] attraverso le quali la maggioranza delle esportazioni centroamericane solo libere da tariffe, per tanto da questo punto di vista il trattato di libero commercio non introduce alcuna differenza. Linteresse del governo e delle multinazionali statunitensi nella regione non è commerciale, bensì politico, e di controllo delle risorse che hanno un valore economico e strategico.» Alianza Social Continental, La ola del libre commercio, luglio 2004. www.rmalc.org.mx [iv] Il NAFTA è laccordo di libero scambio che lega tra loro le economie di Canada, Messico e Stati Uniti dAmerica. È in vigore dal primo gennaio del 1994. [v] La negoziazione dellALCA è iniziata nel 1994, subito dopo limplementazione del NAFTA. Originariamente, avrebbe dovuto entrare in vigore dal primo gennaio del 2005. il processo, però, ha subito numerosi stop, a partire dal 2003 e sino allultima Cumbre de las Américas celebratasi in Argentina nel novembre del 2005, legati al ricambio politico nei paesi dellAmerica del Sud e in modo particolare alla strenua opposizione di Argentina, Brasile e Venezuela». [vi] «El TLC es la legalización de un proceso iniciado en los años 80 con las políticas neoliberales y los ajustes estructurales parciales -liberalización, comercial, reducción del Estado, privatización-, que facilitaron que la riqueza se concentrara en el sector social que gira en torno al comercio y las finanzas, que la pobreza se hiciera mayoritaria, y que los Estados se transformaran en instituciones instrumentales de la economía transnacional», in Marchetti, Peter e René Mendoza V., El TLC: un fetiche que nos desempodera, in Revista Envío, Universidad Centroaméricana UCA, Managua, aprile 2005. [vii] Stigltiz, Joseph, Hacia una nueva agenda para América Latina. El rumbo de las reformas, Universidad Andina Simón Bolivar Sede Ecuador, Corporación Editora Nacional, Quito, 2004. [viii] Nelle analisi della Banca Mondiale, infatti, è stata proprio la mancanza di adeguate «infrastrutture» (fisiche e sociali) a comportare il sostanziale fallimento del NAFTA nelle regioni del Sudest messicano. «La falta de una infraestructura de bajo costo adecuada para transportar los bienes desde el Sur es uno de los obstáculos que le impiden beneficiarse del TLCAN, al igual que el nivel extremadamente bajo de sus instalaciones de comunicaciones. Otro factor bastante obvio es enivel educacional», in Esquivel, Gerardo, Daniel Lederman, Miguel Messmacher e Renata Villoro, ¿Por qué el TLCAN no llegó hasta el sur de México?. [ix] Per un analisi dettagliata del Plan Puebla Panama rimando a Martinelli, Luca, Mesoamerica hacia el barranco: El Plan Puebla Panama y la estrategia de liberalizacion paso a paso, CIEPAC A.C., www.ciepac.org, 11 gennaio 2005. [x] «La palabra maquiladora se utiliza para denominar cualquier fabrica en Mexico, de propiedad nacional o extranjera, que cuenta con la autorizacion del gobierno mexicano para importar y exportar productos al amparo de un regimen especial de aranceles e impuestos sobre la renta. El termino evoca, a menudo, imagenes tipicas de la primera generacion de maquiladoras: plantas muy grandes a lo largo de la frontera norte, propiedad de companias transnacionales. Sin embargo, hay una gran diversidad en el sector maquilador: desde inmensas filiales de corporaciones transnacionales hasta pequenas empresas que exportan solo una parte de su produccion bajo el regimen de maquila para complementar las ventas en el mercado nacional». Estratto dallarticolo Los conglomerados locales en las cadenas globales: la industria maquiladora de confeccion en Torreon, Mexico, di Bair, Jennifer, e Gary Gereffi, Comercio Exterior, aprile 2003, vol. 53, No. 4, Mexico, p.343. [xi] «Passare centanni / in un giorno solo, / dai carri nei campi / agli aerei nei cielo», cantava Luigi Tengo nella sua ultima indimenticabile interpretazione, Ciao amore, ciao. [xii] Secondo sondaggi realizzati nei diversi Paesi centroamericani, in Costa Rica il 58% della popolazione chiede di rinegoziare il Trattato o di rifiutare la ratifica; il 60,8% dei domenicani si oppone; il 76% dei salvadoregni ritiene che il CAFTA non aiuterà o, addirittura, peggiorerà la loro situazione; in Guatemala, il 65% della popolazione ritiene che il CAFTA sarò nocivo per il Paese. I dati, raccolti da differenti fonti centroamericane e statunitensi sono riportate in Tucker, Todd, New year sees delay in CAFTA implementation, op. cit. [xiii] Il Farm bill del 2003 ha stabilito un aumento del 70% degli incentivi ai produttori locali. Si tratta, per lo più, di sussidi allesportazione, diretti cioè direttamente a mettere fuori mercato i produttori locali nei Paesi del Sud. Il mais è la coltivazione che riceve maggior sostegno da parte del governo degli Stati Uniti, basti pensare che nel 2000 le sovvenzioni al grano raggiunsero la somma di 10.100 milioni di dollari. Il Messico, prima del NAFTA, nel 1993, importò 8.8 tonnellate di mais (in granaglie ed oleaginose); nel 2002 ne ha importate più di 20 milioni di tonnellate di mais. [xiv] Si calcola che siano almeno 500.000, ogni anno, i cittadini messicani che cerchino illegalmente di attraversare la frontiere con gli Stati Uniti dAmerica. Negli ultimi dodici anni è cresciuto il numero di migranti provenienti dagli stati della regione sud-orientale del paese (Chiapas, Guerriero e Oaxaca), che non ha tradizionalmente espulso di manodopera ma è universalmente riconosciuta come la «regione perdente» del NAFTA. Dal 2001, il Governo messicano guidato da Vicente Fox e quello USA di G. W. Bush hanno tentato inutilmente di accordarsi per una nuova politica migratoria, la cui implementazione comporterebbe tra laltro una ulteriore massiccia militarizzazione della frontiera meridionale del Messico, per respingere i migranti centroamericani prima ancora di entrare sul suolo messicano (militarizzazione, di fatto, già in corso). A dispetto di possibili accordi, nelle ultime settimane il Congresso degli Stati Uniti dAmerica ha votato la costruzione di un muro lungo tutto il confine che divide i due paesi e nellambito delle negoziazioni del c.d. NAFTA PLUS o Alleanza per la sicurezza e la prosperità dellAmerica del Nord, ASPAN hanno predisposto misure più severe per quei lavoratori messicani che entrino regolarmente negli Stati Uniti nellambito del programma per «lavoratori ospiti». Come ci ha segnalato Miguel Pickard, ricercatore presso il Centro di ricerche economiche e politiche di azione comunitaria, CIEPAC www.ciepac.org , intervistato nel mese di agosto dello scorso anno: «Questi lavoratori non potranno chiamare negli Stati Uniti i propri familiari e dopo alcuni anni, si parla di 3 o di 6, dovranno ritornare forzosamente in Messico». [xv] «En el caso del acuerdo de Estados Unidos con las naciones centroamericanas (CAFTA), todo el PBI de América Central representa el 0.5% del de EE.UU., y el ingreso per capita es 19 veces menor; mientras que la economía del sector agropecuario es sólo el 2% del PBI de EE.UU., en América Central promedia el 17%, ocupando más de un tercio de la fuerza laboral (McElhinny, 2004)». Gudynas, Eduardo, Dos caminos distinos: tratados de libre comercio y procesos de integración, in TLC. Más que un tratado de libre comercio (A. Acosta y F. Falconi, comps.), ILDIS e FLACSO, Ecuador, Quito, 2005. pp. 41-62. E ancora: «The US is CAs main trade partner. The share of total exports to the US ranged from 23 percent (El Salvador) to 53 percent (Honduras); the share of total imports coming from the United States ranged from 24 percent (Nicaragua) to 51 percent (Costa Rica). [ ] All CA countries (except El Salvador) are net exporters of agricultural and agro-industrial products to the world and to the US. The US is the main destination shares range from 36 percent (El Salvador) to 63 percent (Honduras). In absolute value, Costa Rica is by far the largest exporter of primary products to the US. The US is also a key source of CA food imports; shares range from 29 percent (Nicaragua) to 46 percent (Costa Rica).», in Monge-González, Ricardo, Miguel Loría-Sago e, Claudio González-Vega, CAFTA: CHALLENGES AND OPPORTUNITIES IN THE AGRICULTURAL AND AGRO-INDUSTRIAL SECTORS, En breve, October 2003, n. 33. [xvi] Il candidato dellopposizione alle elezioni del febbraio 2006, Ottón Solis (già confitto nel 2002, quando riuscì comunque a guadagnare ¼ dei consensi pur appartenendo al terzo partito del Paese) sta portando avanti la propria campagna elettorale su una piattaforma anti-CAFTA. Viceversa, nel Paese cè una percezione molto negativa sulloperato del presidente uscente, Abel Pacheco, colui che ha firmato il Trattato di Libero Commercio. Vedi Costa Ricas Pacheco will depart with low numbers, Angus-Reid Global Scan, Dec. 18, 2005. [xvii] Barahona, Amaru, op. cit..[xviii] Monge-González, Ricardo, Miguel Loría-Sago e, Claudio González-Vega, op. cit. [xix] Ricordiamo nuovamente che in Centro America oltre il 33% della popolazione è impiegata nel settore agricolo (con una punta del 42,9% in Nicaragua, secondo dati della Banca Mondiale). [xx] Sinforiano Cáceres, El CAFTA será como un huracán Mitch, con nombre comercial, in Revista Envío, Universidad Centroaméricana UCA, Managua, settembre 2005.[xxi] World Bank (the), Central America Department and Office of the Chief Economist Latin America and Caribbean Region, DR-CAFTA: Challenges and Opportunities for Central America. Analisi della Banca Interamericana di Sviluppo suggeriscono invece che «rural non-farm income represent 59% of rural income in Costa Rica, 38% in El Salvador, 22% in Honduras and 42% in Nicaragua (Reardon et al, 2001).». Arias, Diego, Jessica Todd e Paul Winters, CAFTA and the rural economies of Central America: a conceptual framework for policy and program recommendations, IADB, December 2004. [xxii] Il documento della Banca Mondiale manca ad esempio di analizzare, in modo dettagliato, come ciò sia conseguenza degli ultimi ventanni di politiche di liberalizzazione imposte nella Regione centroamericana dalla Wb e dal Imf nellambito dei Piani di Aggiustamento Strutturale (nonché di trentanni di conflitti armati guerre più o meno civili, dato linteresse diretto o indiretto dellesercito Usa), e prende il dato attuale come a-storicamente dato, appunto. [xxiii] Senza ombra di dubbio, uno dei principali problemi per leconomia americana, al giorno doggi, è quello della sovrapproduzione (agricola ma non solo). Il Centro e il Sud America vengono visti come nuovi mercati ideali, mentre quello europeo ed asiatico appaiono sempre più chiusi alle merci Usa dopo lallargamento dellUnione Europea e dato lemergere delle economie cinese e indiana a fianco del Giappone in Estremo Oriente. [xxiv] Secondo una nota pubblicata dallHerald Tribune, nei primi due mesi del 2005 hanno chiuso i battenti 18 maquiladoras in Guatemala, Honduras, Costa Rica e Repubblica Dominicana, con una perdita di circa 10.000 posti di lavoro. Solo in Guatemala, nel 2004, 14 maquiladoras hanno chiuso i battenti, spostando le proprie attività in Cina, e si stima che 45 (su 225) potrebbero fare lo stesso questanno. Oggi, nel Paese, il settore da lavoro a 140.000 persone (500.000 in totale in tutto il Centro America) su un totale di circa 3 milioni e mezzo di persone attive sul mercato del lavoro (la metà delle quali, però, nel solo settore primario). In El Salvador, dove il dollaro è moneta nazionale, nel 2004 sono andati perduti tra i 6.000 ed i 12.000 posti di lavoro. [xxv] Tucker, Todd, Porque CAFTA no puede salvar a Centro América de la expiración de la Cuota Textil, IRC Americas Program, 27 de enero de 2005. www.americaspolicy.org [xxvi] Vi è chi definisce la fase attuale come quella della globalizzazione corporativa, intendendo con questo «la globalizzazione costruita su misura per le grandi imprese». Pickard White, Miguel, PRECAUCION: LA GLOBALIZACION PUEDE SER PELIGROSA PARA SU SALUD, CIEPAC A.C., www.ciepac.org, novembre 2002. [xxvii] conquistare il Nuovo mondo, spinsero le popolazioni originarie amerindie nelle zone più impervie e improduttive, colonizzando le pianure (dovera più facile coltivare ed ottenere buoni raccolti). Oggi, però, i nuovi colonizzatori si rendono conto che le zone dove hanno sempre vissuto gli indigeni, abituati a rispettare la Madre terra con la quale hanno un legame spirituale, sono quello dove meglio si sono conservate le risorse naturali acqua, foreste, diversità biologicaal centro degli interessi economici in questo ventunesimo secolo. [xxviii] Per il tema della deforestazione, si rimanda ai risultati della ricerca realizzata in Honduras da Environmental Investigacion Agency (EIA, ) e Center for International Policy (CIP): LA CRISIS DE LA TALA ILEGAL EN HONDURAS. De cómo la importación de madera ilegal hondureña por los Estados Unidos y la Unión Europea incrementa la pobreza, acelera la corrupción y destruye bosques y comunidades, pubblicato nel novembre del 2005. Per quanto riguarda, invece, il tema dellindustria mineraria: Cuffe, Sandra, Un Desarrollo Patas Arriba y al Revés Actores Globales, Minería y Resistencia Comunitaria en Honduras y Guatemala, Rigths Action, www.rigthsaction.org, febbraio 2005; o Martinelli, Luca, MUERTES DORADAS. TE CUENTO EL CUENTO DE LA MINA MARLIN EN GUATEMALA, CIEPAC A.C., www.ciepac.org, novembre 2005. [xxix] «Anche se la seguente enumerazione non deve risultare limitativa». In Dictamen (de la Comisión de Descentralización y Desarrollo de la República de Guatemala) favorable a la iniciativa que dispone aprobar Ley general de Concesiones.
Center for Economic and Political Investigations of Community Action, A.C. CIEPAC is a member of the, Mexican Network of Action Against Free Trade (RMALC) www.rmalc.org.mx, Convergence of Movements of the Peoples of the Americas (COMPA ) www.sitiocompa.org, Network for Peace in Chiapas, Week for Biological and Cultural Diversity www.laneta.apc.org/biodiversidad, the International Forum "The People Before Globalization", Alternatives to the PPP http://usuarios.tripod.es/xelaju/xela.htm, and of the Mexican Alliance for Self-Determination (AMAP) that is the Mexican network against the Puebla Panama Plan. CIEPAC is a member of the Board of Directors of the Center for Economic Justice http://www.econjustice.net and the Ecumenical Program on Central America and the Caribbean (EPICA) http://www.epica.org. Center for Economic and Political Investigations of Community Action, A.C.
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