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Il Nicaragua è uno dei paesi del Centro America che vivranno in questo 2006 un processo elettorale molto importante, con lelezione di un nuovo Presidente della Repubblica e dei deputati del Parlamento; un processo che offre al Paese alcune opportunità di cambiamento, per uscire da un sentiero che sta spingendo il Paese verso il basso (alle ultime posizioni, per quanto riguarda lAmerica Latina, nella classifica del PIL/pro capite e con un indice di sviluppo umano di 0.690, solo un po più alto di quello della Bolivia il più povero tra i paesi latinoamericani che è di 0.687), una situazione ce diventa ancora più grave dopo la ratifica del CAFTA (che, come abbiamo segnalato nel Boletin no. 493, Tratado Nuevo para Políticas Viejas: El Tratado de Libre Comercio entre Centroamérica, Estados Unidos y República Dominicana (CAFTA), rappresenta un grave danno per il settore primario del Nicaragua, un ambito che oggi impiega il 30% della forza lavoro del Paese, contribuendo con il 17% alla formazione del Prodotto Interno Lordo). Dei cinque milioni e mezzo di abitanti del Nicaragua, il 78% vive in condizioni di povertà (con un reddito inferiore ai 2$ al giorno; il 43% in condizioni di indigenza (meno di 1$ al giorno); la deuda externa acumulada por el País supera los 5,300 millones de dolares. Ciepac ha intervistato Maria Lopez de Vigil, giornalista cubana e cittadina nicaraguense dal 1990, direttrice della prestigiosa rivista Envio (www.envio.org.ni) pubblicata dallUniversità Centroamericana (UCA) di Managua; Envio offre ai suoi lettori alcune tra le più interessanti analisi politiche, economiche e sociali della regione Centroamericana. D. Ci sono aspettative di un cambiamento reale che non sia solo della classe dirigente ma delle politiche economiche e sociali del Paese? R. Nel breve periodo non esiste soluzione ai problemi del Nicaragua. Il ritardo storico accumulato è uno dei più accentuati e drammatici del continente. Il Nicaragua è oggi una società pre-moderna, mascherata con istituzioni, leggi e paesaggi urbani della modernità e post-modernità a causa della globalizzazione delle comunicazioni e della cooperazione internazionale. Ma è solo una maschera. I problemi sociali accumulati durante la storia, accentuati negli anni 80 della rivoluzione/guerra e poi dal periodo liberista iniziato nei novanta, sono immensi. Non si possono risolvere con le elezioni né con cinque anni di un nuovo governo, per buono che possa essere. Senzaltro, le elezioni del novembre 2006 sono di vitale importanza per il Paese. Da almeno sette anni un patto politico-istituzionale tra Daniel Ortega (che controlla il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, FSLN) e Arnoldo Alemán (che controlla il PLC, Partido Liberal Constitucionalista), basato sulla corruzione che i due partiti condividono, ha creato una serie di crisi, in tutti i poteri dello Stato e in tutte le istituzioni, la cui direzione è ripartita al 50% tra i due dirigenti. Questo patto ha annullato le possibilità di un cambiamento verso la giustizia sociale e la democrazia. In novembre si eleggerà il Presidente ma anche i deputati/le deputate del Parlamento. Dalla correlazione di forze che comporranno il nuovo Parlamento dipende la possibilità di iniziare, nel breve periodo, la fine della base legale di questo patto. Reali cambiamenti nelle politiche economiche e sociali richiederanno purtroppo un periodo più lungo, quale che sia il risultato elettorale. D. Tra quali candidati e partiti sarà chiamata a scegliere la cittadinanza? R. Ci si aspetta che lelettorato si trovi di fronte a quattro opzioni. Le due di destra (se i partiti non si uniscono prima) non cambieranno niente nella pratica, nemmeno la stele di corruzione lasciata dal governo di Alemán. Neanche un trionfo del FSLN cambierà qualcosa anche se un trionfo di Ortega potrebbe servire a provocare una specie di terapia da shock nel popolo sandinista, che capirebbe che non cè grande differenza tra un governo di Ortega e uno della destra. Lopzione che apre più speranza è quella che sta portando avanti, tra ostacoli e minacce, il Movimento per il Riscatto del Sandinismo (guidato da Herty Lewites), alleato del Movimento Rinnovatore Sandinista (creato nel 1995) e Alternativa Cristiana. È un movimento di sinistra nascente, ma sostenuto da dirigenti storici del FSLN, onesti, e da basi del sandinismo critiche del danielismo. D. Nel 2005 il Nicaragua ha ratificato il CAFTA. Quali sono, a tuo avviso, le possibili conseguenza del Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti dAmerica? R. Il CAFTA è un trattato regionale, che gli Stati Uniti dAmerica hanno negoziato bilateralmente con ognuno dei Paesi della regione, valutando i vantaggi che ogni Paese avrebbe rappresentato per la sua economia. Questa forma di negoziazione comporta tensioni e squilibri tra i nostri Paesi. Il Centro America non è una regione integrata. Sembra una bugia, ma la integrazione centroamericana è un utopia. E il CAFTA non la promuove affatto: di fronte a molti problemi storici e attuali si crea una condizione di concorrenza diseguale. Il modello del Trattato tra Messico e Stati Uniti ci dà alcune piste di ciò che potrebbe accadere: laumento delle importazione di alimenti di base che si potrebbero produrre nei nostri paesi, con una drammatica perdita della sicurezza alimentare; la perdita di produttività nel settore agricolo, a eccezione di alcuni prodotti specifici che forse potranno essere esportati negli Stati Uniti (frutti come la pitahaya, o verdure come la okra, etc.), e, di conseguenza, una crisi maggiore nelle zona rurali, laumento dellemigrazione di manodopera contadina verso il Costa Rica, verso le città in Nicaragua e della manodopera nelle maquilas ubicate nelle zone rurali. D. Il Plan Puebla Panamá (PPP), programma promosso dalla Banca Interamericana di Sviluppo (BID o IADB), promuove una integrazione regionale disegnata per favorire le imprese multinazionali e non lo sviluppo sociale della popolazione. Quali sono i risultati visibili di questo programma in Nicaragua? Quali sarebbero, invece, le reali esigenze di integrazione regionale? R. In Nicaragua non ci sono ancora risultati visibili del PPP. Il piano affronta severi ostacoli, perché propone forti investimenti da parte dei Governi, e questo è contraddittorio rispetto a quanto stabilisce il FMI nei suoi programma di aggiustamento strutturale, che condizionano laiuto economico a un importante riduzione dei conti pubblici. Lintegrazione regionale che propone il PPP si basa su autostrade, porti, aeroporti, etc. La circolazione dei prodotti delle imprese transnazionali attraverso questi nuovi viali del mercato vive però una grande contraddizione, almeno in Nicaragua: il basso potere dacquisto della nostra popolazione, disoccupata, sottoccupata e che vive di uneconomia di sopravvivenza. Lintegrazione del Centro America vede irrisolte numerose questione, la maggior parte delle quali non necessariamente di carattere commerciale. Lintegrazione reale, umano, lhanno creata, e continuano a crearla, la geografia e la storia, grazie allinfinità di contatti umani (famigliari, sociali e politici) che esistono. Manca però ancora molto, molto tempo per ottenere un risultato simile a quello dellUnione Europea. D. Negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva maquilización del Paese. Che modello di sviluppo implica questo tipo di industria? Quali sono i settori della popolazione che più ne subiscono gli effetti negativi? R. Al Nicaragua manca ancora molto per essere maquilizada, come è accaduto in El Salvador o in Honduras. Siamo entrati tardi in questo processo. Ma, avendo la manodopera più a buon mercato della regione (la maquila hondureña paga lequivalente di 200 dollari mensili, mentre quella nicaraguense appena 70), stiamo osservando da mesi un progressivo spostamento delle imprese maquiladoras da questi due paesi verso il Nicaragua. Dietro la maquila, però, non cè nessun modello di sviluppo. La maquila rappresenta giusto una risorsa di breve periodo, un palliativo al problema della disoccupazione nelle zone rurali e nei quartieri marginali delle città. La maquila è unaspirina, ma non cura il problema della disoccupazione, appena lo allevia. Lo allevia soprattutto per quanto riguarda la popolazione femminile, che è la principale manodopera della maquila del settore tessile. D. Le politiche neoliberiste hanno portato ad un aumento dellemigrazione. Verso quali Paesi si dirigono i migranti nicaraguesi? R. La migrazione dal Nicaragua si dirige fondamentalmente verso gli Stati Uniti e il Costa Rica. La più numerosa è quella verso il Costa Rica, verso cui si dirigono uomini e donne delle zone rurali, gente senza titoli di studio. Questi migranti, impiegati in Costa Rica in ogni tipo di lavoro agricolo e nelle città, sono circa 800 mila. Parte entrano ed escono dal Paese nei periodi del raccolto: è questa massa di nica (così sono conosciuti i nicaraguesi in Centro America; i costaricensi sono tica e gli hondureñi catrachos) che sostiene leconomia agro-esportatrice del Costa Rica: zucchero, banane, caffè. Molti lavorano anche nelle costruzioni e nei servizi come guardie giurate e domestici/che. In media, un emigrante in Costa Rica invia a sui familiari 50 dollari, a volte anche meno, che sono però sufficienti a garantire la sopravvivenza della famiglia rimasta in Nicaragua. I migranti che vanno negli Stati Uniti, invece, hanno una maggiore preparazione o un famigliare già emigrato nel Paese dagli anni 80 (gli anni dellemigrazione politica). Le rimesse mensili di un emigrante negli Stati Uniti sono il doppio o il triplo di quelle di uno emigrato in Costa Rica. D. Quanto, oggi, leconomia del Nicaragua dipende dalle rimesse? R. Leconomia nicaraguese si sostiene o meglio, si equilibra o si stabilizza grazie alle rimesse dei migranti, calcolate in 800 milioni di dollari annuali. Una cifra superiore al valore della cooperazione internazionale e delle importazioni. Questo non è però un fenomeno esclusivo: si ripete, dal Messico al Nicaragua, in tutta la regione centroamericana. La realtà è che i programmi di aggiustamento strutturale non funzionano, che hanno provocato il fenomeno migrazione-rimesse e che è questo fenomeno a tenere in piedi leconomia. Si toglie pressione sul Paese perché molti se ne vanno ed entra invece un flusso molto importante di valuta, rappresentando un affare importante per il settore finanziario. D. Quali sono i cambiamenti sociali e culturali che i tre tipi di migrazione che hai descritto (rurale-urbana; rurale-USA; rurale-Costa Rica) comportano nellambito rurale? Quale danno rappresentano le rimesse per il patrimonio culturale della popolazione contadina? R. Le rimesse familiari, provengano dagli Usa o dal Costa Rica, alterano la cultura delle comunità rurali. Si osserva, ad esempio, la perdita di quella che potremmo definire cultura del lavoro. La gente vive legata a ciò che arriva da fuori, e questo la porta a perdere fiducia nella propria capacità di andare avanti; acuisce sentimenti e attitudini alla dipendenza. Le rimesse che provengono dagli Stati Uniti, poi, fomentano unammirazione acritica per il paese del Nord. In entrambi i casi la migrazione produce fratture familiari: le comunità rurali perdono i propri giovani, restando ancorate al passato; le nonne assumono un ruolo preponderante in molte comunità rurali perché le giovani madri giovani stanno emigrando in numero sempre maggiore. Ci sono però valori molto positivi che derivano dalla migrazione verso il Costa Rica: i migranti apprendono il funzionamento di una società più istituzionalizzata, più organizzata, con un tessuto sociale più strutturato. Il modello del costaricense, sebbene il neoliberismo lo stia erodendo, è uno dei più sviluppati in quanto ai benefici sociali (salute, educazione, sicurezza sociale) del continente. Sperimentare, per anni, una società più giusta insegna molto ai migranti nicaraguesi in Costa Rica. Nel caso dellemigrazione dallambito rurale a quello urbano, invece, laspetto più rilevante è il passaggio da una povertà austera, che conserva la dignità, nelle campagne, a una povertà senza dignità, vicina alla mendicità, nei cinturoni di miseria delle città. Tutti processi che hanno caratterizzato in un dato momento anche la storia di tutti i paesi dEuropa. Il problema, in Centro America, è che si tratta di un fenomeno di massa che non è possibile fermare: è difficile immaginare che sia reversibile, ovvero che si possano aprire nel breve periodo nuove e buone opportunità di sviluppo nei nostri paesi. D. Per ultima, una domanda di carattere regionale. Mentre le ultime elezioni in Sud America mostrano uno spostamento a sinistra, in Centro America il cambiamento appare molto più difficile. Il nuovo presidente di Honduras, Mel Zelaya, non realizzerà politiche molto differenti da quelle del suo predecessore, Maduro, anche se i due appartengono a due diversi partiti ; il governo eletto in Guatemala due anni fa non appare socialmente responsabile; in Nicaragua, come ci hai descritto, un cambiamento è molto difficile; in Messico larghi settori della società civile e delle organizzazioni indigene e contadine guardano con timore allelezione di Andrés Manuel Lopez Obrador alla Presidenza della Repubblica, perché il candidato del PRD non pare rappresentare un cambiamento reale, in particolare modo per la situazione rurale in relazione al Trattato di Libero Commercio. Il Centro America è condannato ad una nuova colonizzazione? È possibile pensare un riscatto per la Regione? R. Sebbene il panorama che tu descrivi sia reale, e vero, esso non rappresenta tuttavia tutta la verità, né tutta la realtà. Lunico problema del Centro America non è il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti dAmerica, ne questo trattato commerciale è lunica variabile sulla quale dobbiamo focalizzarci come sinistra. Non è vero nemmeno che il neoliberismo ci spiega tutto ciò che accade in questa regione del mondo: il modello neoliberista ha devastato i nostri paesi, ma mi sembra troppo semplice accusare le politiche neoliberiste per tutte le tragedie accumulate dai nostri Paesi. La storia cinsegna che molto prima del neoliberismo, il Centro America viveva in una situazione di ritardo culturale, educativo e istituzionale enorme, del quale siamo responsabili noi centroamericani. Una visione che faccia dipendere dalle politiche degli Stati Uniti verso di noi tutti i nostri problemi non risponde a ciò di cui oggi abbiamo bisogno per poter riflettere e avanzare nella costruzione di società più giuste e sovrane. Non conosco da vicino il caso del Messico, ma non smette di risultarmi choccante, osservandolo da quaggiù, il purismo con il quale si squalifica la candidatura presidenziale di AMLO. Nel caso del Nicaragua, che è quello che conosco meglio, ciò che ci giochiamo nelle elezioni di novembre 2006 non è solo la continuità o meno degli aspetti più negativi del modello economico neoliberista. È in gioco la sconfitta del disegno mafioso e basato sulla corruzione di tutte le istituzioni dello stato pattato tra la sinistra (il Fronte Sandinista controllato da Daniel Ortega e dai suoi gangster) e la destra somozista incarnata dal Partito Liberale, controllato da Arnoldo Alemán e dai suoi. Superare questo patto significherebbe un passo in avanti; e passi in avanti in questa direzione saranno possibili se la Alleanza diretta dal Movimiento por el Rescate del Sandinismo riuscisse a conquistare non solo la Presidenza della Repubblica ma anche un numero significativo di deputati in Parlamento.
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